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Tragedia in Egitto: Erika muore per farmaco letale, madre denuncia sospetti sul marito egiziano

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Redazione

Erika Squillace aveva solo 27 anni, un matrimonio fresco di appena un mese e un viaggio in Egitto davanti a sé. Partì per Alessandria insieme a sua madre, Tiziana Quattrocchi, che portava dentro un’ombra di paura mai detta ad alta voce. Quel viaggio, nato con la speranza di un incontro familiare, si trasformò presto in un incubo. Nell’estate del 2025, la giovane donna trovò una fine tragica e sospetta, sotto l’ombra di un farmaco letale e l’ombra inquietante di un’accusa rivolta al marito.

Un matrimonio veloce e un viaggio teso

Erika e il marito, 32 anni, avevano celebrato le nozze in fretta. A pochi giorni dalla cerimonia, erano partiti dall’Italia diretti in Egitto. La madre, Tiziana, aveva deciso di accompagnarli: un istinto materno la spingeva a non lasciare sola la figlia, come ha raccontato a Il Messaggero. Il 31 luglio 2025 la famiglia ha lasciato Mentana per Alessandria, ma fin dal momento dell’atterraggio qualcosa è cambiato. Il marito è diventato distante, meno affettuoso.

In Egitto la situazione è peggiorata. Lui ha ristretto la libertà di Erika, limitandone gli spostamenti e lasciandola spesso chiusa in casa sotto il controllo della propria madre, la suocera di Erika. I contatti tra i coniugi si riducevano a messaggi su WhatsApp, mentre il marito passava le giornate fuori. A complicare tutto, la barriera linguistica: né Erika né sua madre parlavano arabo, dipendevano completamente da lui per comunicare con medici e parenti.

La gravidanza sospetta e la prescrizione pericolosa

Da settimane Erika non stava bene. Già a maggio 2025 alcuni esami avevano fatto pensare a una gravidanza, ma tutti gli accertamenti avevano escluso la presenza di un feto. Erika, confusa, aveva deciso di rimandare ulteriori controlli, convinta di farli una volta in Egitto.

Una volta a Tanta, a un’ora da Alessandria, un medico ha diagnosticato una gravidanza isterica. Ma invece di un trattamento semplice, le è stato prescritto un farmaco molto potente: Methotrexat Ebewe, un chemioterapico usato in oncologia e per malattie autoimmuni. L’obiettivo era “far tornare il ciclo”. Tiziana, la madre, ha subito avuto dubbi e timori, ma si è trovata impotente: il marito ha imposto le sue decisioni, sopra la volontà della figlia.

Il problema è stato aggravato dall’assenza di conoscenze linguistiche di Erika e della madre, che hanno dovuto affidarsi completamente al marito per informazioni e scelte, senza poter capire davvero dosaggi e rischi del farmaco.

Overdose in casa e sintomi inquietanti

Dopo la visita, la coppia è tornata ad Alessandria. Secondo la denuncia, una vicina di casa, convocata dal marito, ha somministrato il Methotrexat direttamente a Erika, in casa. Pur essendo prescritti 100 ml, ne sono stati dati 2.500 ml, oltre venti volte la dose prevista.

Gli effetti si sono fatti vedere subito: gonfiore alle labbra e alla gola, desquamazione della pelle, sanguinamento dalle orecchie, denti allentati, vomito continuo di bile. Tutti segnali di un avvelenamento che Erika non poteva fermare.

La madre ha raccontato giorni di sofferenza, con la ragazza che peggiorava senza poter ricevere un’assistenza medica indipendente e adeguata. Le condizioni sono precipitate velocemente.

Il ricovero, il no al rimpatrio e la morte

Di fronte al peggioramento, Erika è stata ricoverata d’urgenza all’ospedale Andalusia Hospital Al Shallat di Alessandria. Le sue condizioni erano disperate. Il Consolato italiano ha organizzato un volo militare attrezzato, costato 30mila euro, per riportarla in Italia. Si stimava un 30% di possibilità di sopravvivenza. Ma l’ospedale egiziano ha negato il trasferimento, sostenendo che il viaggio sarebbe stato fatale.

Il 20 agosto 2025 Erika è morta in ospedale. Prima di spirare, ha detto a sua madre: “Mamma, sto morendo, ma tu devi perdonarmi perché non ti ho ascoltata”. Un addio carico di dolore e rimpianti.

La famiglia chiede giustizia, indagini in corso

Dopo la tragedia, Tiziana ha iniziato a cercare risposte. Tra pratiche burocratiche complicate e difficoltà con le autorità locali, ha denunciato il marito, assistita dal nuovo compagno di Erika, a cui la ragazza era molto legata.

L’uomo, ora a Mentana con un visto turistico e lavoratore in Italia, è al centro delle indagini. La madre pensa che la volontà di Erika di divorziare, confidata solo a lei, possa aver spinto il marito a un comportamento violento o pericoloso, forse per ottenere la cittadinanza italiana.

Intanto l’avvocato della famiglia, Daniele Sacra, ha sollevato dubbi sull’operato dell’ospedale di Tanta: prescrivere un farmaco così potente per una diagnosi incerta potrebbe essere un grave errore medico. Si indaga anche sull’effettiva somministrazione del farmaco e su chi abbia collaborato nel fornire dosi così eccessive.

In attesa degli esami sul cellulare di Erika, affidato ai RIS, resta il quadro di una morte avvolta da ombre e responsabilità da chiarire, in ogni dettaglio.

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