Ferragosto ha chiuso le porte agli incontri ufficiali, ma dentro Italia Viva il fermento è tutt’altro che spento. Mentre fuori sembra regnare il silenzio, dentro il partito i telefoni vibrano ancora, anche se non tutti rispondono. Alcuni parlamentari hanno davvero messo da parte ogni strategia, altri invece evitano di sbottonarsi sulle prossime mosse di Matteo Renzi. La domanda che pesa è sempre la stessa: Renzi si candiderà alle primarie del centrosinistra? L’ex premier, ben lontano dal concedersi una pausa, tiene ancora sul tavolo i nomi del fronte riformista, in attesa di decidere chi guiderà la sfida per il futuro dell’alleanza progressista.
Gori e Manfredi: i nomi che spingono Italia Viva
Nel dibattito interno a Italia Viva, spiccano due figure: Giorgio Gori, ex sindaco di Bergamo, con un profilo moderato e radicato in Lombardia, e Gaetano Manfredi, ex ministro e sindaco di Napoli. Sono loro i candidati che nelle ultime settimane hanno guadagnato terreno, superando altre ipotesi iniziali. La sindaca di Genova, Silvia Salis, pur sostenuta più volte da Renzi, sembra aver perso terreno dentro il partito. Questo cambiamento rivela l’evoluzione tattica di Italia Viva nel cercare chi davvero possa incarnare il riformismo in un campo largo.
A complicare il quadro, la suggestione lanciata da Il Foglio lo scorso 10 agosto: una possibile candidatura dello stesso Renzi alle primarie. Ipotesi lontana e per molti poco credibile, ma non scartata del tutto dagli ambienti vicini all’ex premier. Più che un’intenzione, sembra un modo per sondare il terreno, un vero e proprio “ballon d’essai”. Il riserbo è totale, ma dentro Italia Viva nessuno mette un no netto sul tavolo.
Il rischio Salis e le mosse di Renzi tra festival e politica
Le ultime uscite pubbliche di Renzi non lasciano spazio a chiacchiere. Tra un evento e l’altro, come la festa con la cantante Katy Perry, l’ex premier conferma il suo sostegno a Silvia Salis, definita “il nome più forte” per il progetto riformista. Ma attorno a questa candidatura si gioca un paradosso politico: le primarie aperte rischiano di mettere Salis in competizione diretta con Elly Schlein, segretaria del PD, che punta allo stesso elettorato civico e progressista.
La sovrapposizione potrebbe spezzare i voti di quel segmento, indebolendo così Schlein, che ha anche il sostegno di Renzi. Così, si aprirebbe la strada a un vantaggio per Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle, i principali avversari. In questo quadro, un passo in avanti diretto di Renzi come candidato potrebbe evitare questo cortocircuito e rimettere in gioco gli equilibri nella coalizione.
Renzi intanto non perde tempo: tra le Feste dell’Unità, dove è ormai presenza fissa, e la Leopolda di ottobre, battezzata “Itaca”, l’obiettivo è chiaro: rafforzare il progetto riformista e mostrare come il campo largo rischi di perdersi senza un centro ben organizzato e protagonista.
Centro in fermento: Ruffini prova a riaccendere il sogno del nuovo Ulivo
Il centro politico italiano è in movimento. Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, ha rilanciato il progetto Più Uno, con un appuntamento chiave fissato al 10 ottobre, quando intende radunare tutti i comitati di riferimento. La sua ambizione è ambiziosa: costruire un nuovo Ulivo, un’alleanza larga che superi le divisioni attuali.
Nonostante la volontà di cooperare, Ruffini non sembra disposto a cedere la guida del suo progetto a sigle già esistenti, come Italia Viva. Anche Alessandro Onorato, assessore a Roma e fondatore di Progetto Civico Italia, ribadisce con decisione l’autonomia del suo movimento. Chi voleva entrare avrebbe potuto scegliere la piattaforma di Renzi, dice, ma ora si tratta di scrivere “una nuova pagina” della politica italiana, senza alleanze già scontate.
Questa autonomia netta è la chiave per mantenere un nuovo equilibrio nel centro, evitando formule già viste o semplici somma di forze note. Ogni gruppo affila le proprie armi per conquistare spazio e credibilità.
+Europa in subbuglio: spaccatura sulle alleanze con Renzi
Dentro +Europa la tensione è alta. La recente elezione di Tommaso Rotelli alla presidenza dell’assemblea segna una svolta a favore dell’ala vicina a Benedetto Della Vedova e Matteo Hallissey. Questi puntano a un congresso straordinario per fondare una formazione riformista in stretta collaborazione con Italia Viva.
Questa mossa non solo rafforzerebbe la presenza liberal-centrista nel centrosinistra, ma darebbe anche un vantaggio tattico in vista della nuova legge elettorale. Il testo, già passato alla Camera e atteso al Senato a settembre, prevede uno sbarramento al 3% per le liste singole e un meccanismo che premia la lista più votata, escludendo le altre sotto soglia nelle coalizioni. Secondo diversi sondaggi, i partiti minori del centrosinistra rischiano di faticare in questo scenario; in concreto, Italia Viva è quella con più chance di superare l’ostacolo, se il progetto di coalizione prende forma.
La segreteria guidata da Riccardo Magi si è più volte opposta a questa linea, tanto che a maggio la minoranza interna ha bloccato il bilancio consuntivo. Il confronto resta aperto e decisivo per le prossime mosse.
In mezzo a queste tensioni e strategie, il calendario dei riformisti si carica di incognite, proprio mentre agosto porta un’apparente tregua. Nei mesi a venire si decideranno le mosse che potrebbero far giocare all’area centrista un ruolo più ampio e decisivo nella partita del centrosinistra 2024.