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Milano Certosa, madre di Gianluca Ibarra Silvera: «Mio figlio non era in nessuna gang, ora temo per suo fratello»

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Redazione

Milano Certosa, martedì sera: un ragazzo di 22 anni perde la vita in un’aggressione brutale. Gianluca Ibarra Silvera è stato colpito ripetutamente sulla banchina del binario 6, tra lo sconcerto dei passanti. Un gruppo di una quindicina di giovani, tutti incensurati ma legati a realtà violente come i Latin Kings, ha scatenato la furia che ha stroncato la sua vita. Uno dei fendenti gli ha reciso l’aorta femorale, un colpo letale. A pochi passi, il fratello minore ha assistito impotente, senza poter fare nulla. Ora la città si stringe attorno alla madre di Gianluca, mentre le indagini cercano risposte in questa notte di sangue e silenzio.

Gianluca, un ragazzo dal cuore grande e legato alla famiglia

Chi conosceva Gianluca lo descrive come un giovane dolce e solare, sempre con un sorriso pronto. Jenny Silvera, sua madre, lo ricorda come un ragazzo educato, affettuoso e molto legato alla famiglia: «Era buono, divertente, sempre attento a me, ai suoi fratelli e ai nonni». Quel sorriso oggi non c’è più, ma nella casa dei Silvera resta vivo il ricordo di un figlio che amava stare in famiglia, sentirsi parte di un gruppo unito. Gianluca lavorava spesso fuori Milano, ma nei ritagli di tempo preferiva restare a casa o uscire con pochi amici di sempre, compagni di scuola. Amava lo sport, soprattutto il basket.

La madre tiene a precisare che Gianluca e suo fratello erano lontani da ambienti criminali: «Né lui né suo fratello avevano nulla a che fare con gang o situazioni violente». Gianluca si definiva timido e riservato, ben lontano da guai. Una vita normale, spezzata da una violenza senza senso.

L’aggressione: una corsa finita in tragedia

La sera dell’aggressione, sulla banchina del binario 6, Gianluca e suo fratello sono stati inseguiti da un gruppo di quindici giovani legati ai Latin Kings. I due ragazzi avevano già avuto scontri con loro in passato, la tensione era alta. Il fratello minore, ancora scosso, racconta di un attacco improvviso, senza motivo, con bottiglie lanciate e una fuga disperata che si è chiusa con la caduta di Gianluca. I fendenti sono stati ripetuti e letali, con una coltellata che ha reciso l’aorta femorale, causando la morte sul colpo.

La famiglia vive un momento di paura e dolore: «Ora temo che possano tornare per far del male a mio figlio sopravvissuto», dice la madre, preoccupata per il trauma del ragazzo. La paura di ritorsioni ha cambiato la vita del fratello minore, che non esce più da solo.

Indagini in corso: testimoni e piste da seguire

La polizia di Milano, guidata dal pm Elio Ramondini e dall’aggiunto Bruna Albertini, sta lavorando senza sosta per fare chiarezza. Hanno raccolto testimonianze importanti, come quella di un cittadino colombiano di 33 anni che si trovava con i fratelli Ibarra al momento dell’agguato. Il suo racconto conferma la versione del fratello sopravvissuto e aiuta a ricostruire la dinamica.

Gli investigatori stanno anche analizzando un’aggressione avvenuta nella stessa giornata in zona stazione, con bottiglie lanciate sempre dal medesimo gruppo contro altri ragazzi. Questo fa pensare che dietro l’attacco ci sia stato un errore di persona: gli aggressori avrebbero scambiato i fratelli Silvera per membri di un’altra banda con cui avevano avuto problemi poco prima.

Le gang come i Latin Kings e MS13 sono un problema serio a Milano, con radici profonde. Le forze dell’ordine cercano di intervenire con misure efficaci per fermare la violenza che si diffonde soprattutto nelle stazioni e nelle periferie.

Famiglia chiede giustizia e tutela per Gianluca

Nel dolore, Jenny Silvera ha voluto difendere l’immagine del figlio dalle accuse infondate: «Non era un membro di alcuna gang». La madre respinge chi ha sparso illazioni, ricordando che Gianluca e suo fratello sono cresciuti con valori di rispetto e onestà.

La famiglia chiede risposte veloci dalla giustizia: «Voglio che chi ha fatto questo paghi fino in fondo. Spero succeda presto, prima che un’altra famiglia debba passare quello che stiamo vivendo noi». Un appello rivolto alle istituzioni e alla società per evitare che tragedie simili si ripetano e per proteggere vite innocenti.

Nei giorni dopo il delitto, il quartiere di Milano Certosa è sotto choc. La morte di Gianluca ha riacceso il dibattito sulla sicurezza nelle stazioni e sulle strategie per contrastare le bande giovanili. La città è chiamata a riflettere e a trovare soluzioni per fermare la violenza.

Redazione

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