Portatemi in Toscana, voglio morire con dignità. Pasquale Centrone, 63 anni, ristoratore di Polignano a Mare, non si nasconde dietro parole di circostanza. Da 18 anni la sclerosi laterale amiotrofica gli ha tolto ogni autonomia, rinchiudendolo in un corpo che non risponde più. In una lettera accorata indirizzata ad Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia, lancia un appello netto: senza dignità, la vita perde senso. Si definisce «esecutore testamentario per il suicidio assistito», e con questa frase mette a nudo un tema che qui, nel Sud, resta senza risposte concrete. Chiede di poter accedere a una legge che in Toscana esiste già, mentre lamenta un sistema di assistenza domiciliare inesistente, una realtà pesante come un macigno per chi combatte ogni giorno contro la malattia.
La Toscana, insieme a Sardegna ed Emilia-Romagna, è tra le poche regioni italiane ad aver messo mano a una regolamentazione sul fine vita, soprattutto dopo la sentenza 242 della Corte Costituzionale del 2019. Quel verdetto ha aperto la porta al diritto al suicidio assistito, ma a livello nazionale manca ancora una legge chiara e definitiva. Così, molte regioni restano scoperte, lasciando chi si trova in situazioni estreme come Pasquale a cercare altrove una via d’uscita per evitare sofferenze inutili.
In Puglia, invece, la questione resta irrisolta. Centrone lo denuncia senza mezzi termini: l’assenza di un’assistenza domiciliare stabile e qualificata, unita al vuoto normativo, rende la sua battaglia ancora più dura. Dopo anni di lotta contro la malattia, il ristoratore si sente abbandonato dalle istituzioni e vede nel suicidio assistito una scelta «più semplice e rapida» rispetto a una vita senza il supporto necessario.
Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha risposto pubblicamente all’appello di Pasquale, promettendo un confronto serio e trasparente in Consiglio regionale sul tema del fine vita. Il governatore, esponente del Partito Democratico, ha ricordato che in aula è già pronto un progetto di legge, frutto di una proposta condivisa tra i sindaci della Città metropolitana di Bari e i consiglieri metropolitani, ispirata proprio dalla sentenza della Corte Costituzionale.
Decaro ha sottolineato che i tempi sono maturi per una discussione ampia, capace di bilanciare le diverse sensibilità della società. Queste parole rappresentano un passo avanti rispetto a un quadro finora confuso e diviso. Resta però da vedere come si svilupperà il percorso legislativo nei prossimi mesi e se si riuscirà a trovare un equilibrio tra le varie istanze in gioco.
«Ama la vita, ma a volte è stanco e non ce la fa più». Così la figlia di Pasquale descrive la quotidianità di un uomo prigioniero del proprio corpo. La sua mente è ancora lucida, racconta, e la malattia sembra anzi amplificare il peso dei ricordi, con cui Pasquale si confronta spesso in lunghe chiacchierate con chi gli sta vicino. La sua frustrazione emerge forte quando si sente ignorato, segno che il desiderio di comunicare è ancora vivo.
Qualche giorno fa, Pasquale ha partecipato a un concerto di John Legend a Ostuni, un momento di vita che testimonia il suo attaccamento all’esistenza e la volontà di non arrendersi del tutto alla SLA. Ma la fatica si fa sentire. La figlia denuncia un continuo cambio del personale di assistenza domiciliare, che impedisce a Pasquale di creare un rapporto di fiducia fondamentale per garantirgli cura e rispetto. Lui non vuole essere trattato come un numero o un esperimento medico, ma come una persona con diritti e dignità. Vuole poter decidere come vivere e, se necessario, come morire.
Il caso di Pasquale Centrone riporta al centro del dibattito pubblico la questione del fine vita in Italia, un tema che intreccia diritti civili, etica e leggi regionali, in un momento in cui molte persone aspettano risposte concrete.
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