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I Suoni delle Dolomiti 2026: il festival tra musica internazionale, natura e sostenibilità dal 24 agosto al 3 ottobre

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Redazione

Il calendario segna meno di trenta giorni all’appuntamento con I Suoni delle Dolomiti, un festival che da trent’anni trasforma le cime del Trentino in un palcoscenico unico. Dal 24 agosto al 3 ottobre, le Dolomiti – patrimonio UNESCO – si animano con concerti che si svolgono tra prati fioriti, rifugi accoglienti e vette maestose. Qui, la musica non è solo arte: è un messaggio che si fonde con il rispetto per l’ambiente, la sostenibilità e un turismo responsabile. E non finisce qui: il festival punta a coinvolgere tutti, garantendo accessibilità anche a chi affronta difficoltà motorie. Un’occasione per vivere le montagne in modo diverso, intenso e inclusivo.

Musica e natura, un binomio che fa la differenza

I Suoni delle Dolomiti è il solo festival storico del Trentino che mette insieme grandi nomi internazionali e location alpine di grande valore paesaggistico e culturale. L’edizione 2026 si svolgerà in diversi angoli delle Dolomiti trentine, con concerti all’aperto raggiungibili solo a piedi. Questo approccio regala un’esperienza autentica: niente amplificazioni, niente grandi folle, solo il rapporto diretto tra gli artisti e l’ambiente. Ogni concerto diventa così un momento di ascolto profondo, immerso nel silenzio della montagna.

Sul fronte ambientale, il festival ha ottenuto la certificazione ISO 20121:2024 per la gestione sostenibile degli eventi ed è entrato a far parte dell’European Festivals Association. Un riconoscimento che testimonia l’impegno nel promuovere pratiche rispettose dell’ecosistema alpino. La sostenibilità si vede anche nelle scelte di mobilità, nei materiali utilizzati e nella sensibilizzazione del pubblico verso il valore delle Dolomiti e del turismo consapevole.

Un calendario che spazia tra generi e storie diverse

Il programma 2026 propone artisti internazionali scelti per talento e capacità di dialogare con l’ambiente alpino. Si parte il 24 agosto in Val Nana, a Malga Tassulla, con “Archi, Corde, In-canto”: i Violoncellisti della Scala si uniscono al Coro SOSAT per celebrare il centenario del coro con un repertorio che mescola sonorità alpine e arrangiamenti contemporanei firmati da Stefano Nanni.

Il 28 agosto al Rifugio Tosa Pedrotti, sull’Altopiano della Paganella, suonerà Ilya Gringolts, violinista di fama mondiale, capace di spaziare dal barocco alla musica contemporanea. Il 2 settembre all’alba sulle cime del Sass Pordoi in Val di Fassa, sarà il turno delle Belles of the Rockies, ensemble statunitense giovane e tutto al femminile, che mette in luce la musica per ottoni e il ruolo delle donne nel mondo musicale.

Non mancano nomi emergenti e progetti originali: il cantautore alaskano Quinn Christopherson si esibirà il 4 settembre a Malga Canvere, portando storie di identità e appartenenza con una musica intensa e poetica. Dal 7 al 9 settembre a San Martino di Castrozza, il Trekking dei Suoni unisce cammino ad alta quota e musica, con Mario Brunello e Gilles Apap che intrecciano culture e linguaggi diversi.

Accessibilità e inclusione al centro dell’attenzione

Il festival punta molto sull’accessibilità, progettando eventi anche per chi ha disabilità motorie o uditive. Alcuni concerti, come quelli di Jakub Józef Orliński e Il Pomo d’Oro a Malga Brenta Bassa, o della trombettista Lucienne Renaudin Vary e del fisarmonicista Félicien Brut a Sagron Mis, sono pensati per garantire la partecipazione di tutti. Questo approccio rende il festival non solo un’esperienza culturale, ma anche un momento di inclusione e comunità.

I luoghi scelti si raggiungono a piedi attraverso sentieri di varia difficoltà, permettendo a un pubblico ampio di partecipare, con la consapevolezza di rispettare e proteggere il patrimonio naturale. La gestione sostenibile e inclusiva completa l’identità di un evento che mette insieme arte, paesaggio e responsabilità sociale.

Tra novità e appuntamenti da non perdere

Tra i momenti più attesi c’è il progetto Musica verticale , una novità che unisce musica e arrampicata. Sul palco ci saranno Alexander Huber, alpinista e pianista, la musicologa Chiara Schmidt, l’attore e scrittore Giuseppe Cederna e l’Ensemble Cortlys. Un racconto che intreccia arte e montagna, per un’esperienza coinvolgente e multidisciplinare.

Il festival si chiuderà il 3 ottobre a Pian de Jiadoes, in Val di Fassa, con Daniele Silvestri. Il cantautore romano proporrà un concerto ricco di ironia e impegno sociale, confermando la reputazione de I Suoni delle Dolomiti come un appuntamento capace di unire musica di qualità e valori umani.

Nato nel 1995 dall’idea di Paolo Manfrini, il festival ha saputo coniugare arte, natura e cammino in un evento che coinvolge pubblico e artisti. I Suoni delle Dolomiti restano un’esperienza culturale profonda, dove la musica diventa strumento di riflessione sul rapporto tra uomo e ambiente, nel cuore delle Dolomiti patrimonio dell’umanità.

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