Damien è un uomo d’affari con idee ben radicate, tutte a favore del maschilismo. Poi, all’improvviso, si trova catapultato in un mondo capovolto: qui, a comandare sono le donne. E lui? Sembra un pesce fuor d’acqua. A scuotere le sue convinzioni arriva Alex, una collega tosta e decisa, che non ha paura di metterlo in crisi. “Ladies First”, appena arrivata su Netflix, prende questo spunto e lo tratta con leggerezza, giocando con l’ironia e situazioni volutamente esagerate. Non è la solita commedia banale: prova a smontare i pregiudizi senza prendersi troppo sul serio. Certo, qualche prevedibilità affiora, ma nel complesso riesce a far ridere e a far riflettere, anche se avrebbe potuto spingersi più in là sul tema dei ruoli di genere.
La storia si apre con Damien, interpretato da Sacha Baron Cohen, un uomo egocentrico e sprezzante verso tutto ciò che riguarda la femminilità. La sua vita da manager “donnaio” si interrompe bruscamente quando si ritrova in un mondo parallelo dominato da donne potenti. Le regole cambiano: ora è lui a faticare, a sentirsi spaesato in un contesto matriarcale. A guidare questa realtà c’è Alex, ruolo affidato a Rosamund Pike, donna decisa e risoluta, che ricorda molto il Damien del suo mondo.
Il film punta tutto sull’effetto “shock” di questo ribaltamento. Con toni volutamente esagerati e caricaturali, mette in scena i comportamenti discriminatori tipici del patriarcato, ma applicati agli uomini. Così emergono le contraddizioni e le ingiustizie sociali che di solito passano inosservate. Il messaggio è chiaro: certi atteggiamenti diventano assurdi e ridicoli quando li si vive dall’altra parte.
Ma non è solo un gioco narrativo. Questa inversione solleva domande su come potere e pregiudizi influenzino i rapporti personali e professionali. Il film, pur con leggerezza, invita a riflettere sulle disparità di genere attraverso uno specchio deformante ma efficace.
“Ladies First” regge anche grazie alla forza dei suoi due protagonisti. Sacha Baron Cohen dà vita a un Damien senza mezze misure: playboy arrogante, uomo d’affari senza scrupoli. La sua interpretazione è vivace, volutamente sopra le righe ma sempre controllata. Al suo fianco, Rosamund Pike incarna una Alex forte e integra, rompendo ogni cliché sulla femminilità “classica”. I due personaggi sono estremi, accentuano le differenze consapevolmente, sapendo di stare in una commedia satirica.
Il loro confronto funziona perché non scade nella parodia fine a sé stessa. La sceneggiatura li spinge a esagerare, con qualche eccesso, ma la loro energia tiene il racconto vivo e coinvolgente. I dialoghi, spesso taglienti, regalano momenti di vero divertimento senza diventare banali.
Anche il cast di supporto, con nomi come Tom Davis ed Emily Mortimer, arricchisce le situazioni e allarga il quadro sociale. La regia di Thea Sharrock cerca di bilanciare ironia e sviluppo emotivo, senza perdere di vista il messaggio dietro la satira.
L’aspetto più originale di “Ladies First” è il rovesciamento degli stereotipi di genere. Il film usa la comicità e il sarcasmo per mettere a nudo quei comportamenti discriminatori che in una società patriarcale sono dati per scontati e spesso invisibili. Vedere uomini oggettificati o emarginati nel lavoro fa riflettere su dinamiche di potere e ruolo, anche se l’idea è portata all’estremo.
In alcune scene l’umorismo è particolarmente brillante, soprattutto quando mostra quanto certi atteggiamenti siano assurdi se rovesciati. Baron Cohen dà il meglio di sé proprio in questi momenti, confermando la sua esperienza nel mescolare provocazione e comicità.
Ma c’è un rovescio della medaglia. La sceneggiatura spesso si limita a uno scambio di ruoli semplice, senza approfondire la complessità delle questioni di genere. La satira a volte si ripete, rimanendo su cliché prevedibili. Questo indebolisce il messaggio, che diventa più un esercizio di stile che una critica sociale incisiva.
Il film cade in qualche banalizzazione che smorza la forza dell’idea iniziale. Però ha il merito di scegliere una strada leggera e accessibile per affrontare un tema complesso, senza risultare pesante o moralista.
Dal punto di vista narrativo, “Ladies First” resta un’occasione mancata per approfondire davvero le disuguaglianze di genere. Sfiora il tema ma non ne esplora la complessità. Molti critici hanno notato come l’uso di esagerazioni e caricature abbia limitato la possibilità di proporre qualcosa di più originale e coraggioso.
Il risultato è una commedia che diverte sul momento e si avvale di attori carismatici, ma lascia una sensazione di superficialità. Nonostante questo, “Ladies First” rimane interessante perché stimola il confronto su un argomento importante.
Distribuito da Netflix dal 22 maggio 2026, il film ha un’ampia visibilità e raggiunge un pubblico vario, anche chi di solito evita i dibattiti sul genere. È un prodotto d’intrattenimento che prova a portare qualche riflessione, anche se in modo poco approfondito.
Il bilancio finale è un equilibrio tra momenti riusciti e passaggi meno convincenti. La commedia non rinuncia a una leggerezza che aiuta a non appesantire il messaggio. Il fatto di non prendersi troppo sul serio resta uno dei tratti più evidenti della sua identità.
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