“Non capisco perché nessuno ascolti davvero,” dice Ángela, mentre cerca di farsi spazio in un mondo pensato per chi sente. La sua voce, nel film di Eva Libertad, rompe il silenzio che avvolge la vita delle persone sorde. Crescere un figlio in un contesto che ignora il tuo modo di comunicare è una battaglia quotidiana, fatta di piccoli e grandi ostacoli. Questa storia non è solo il racconto di una donna, ma il riflesso di una realtà spesso nascosta, dove la mancanza di comprensione pesa più di quanto si immagini. Essere madre e sorda, in un ambiente che raramente si adatta, significa lottare per ogni gesto, ogni parola, ogni momento di normalità.
Ángela diventa mamma in una società che fatica a offrirle il sostegno di cui avrebbe bisogno. È una donna sorda che aspetta una bambina dal compagno Héctor, che invece sente. Fin dall’inizio della gravidanza emergono tensioni legate al futuro della bimba, che potrebbe ereditare la sordità. L’arrivo della piccola sconvolge gli equilibri di coppia, con ricadute evidenti sul rapporto tra i due.
La distanza tra loro cresce, mentre Ángela si scontra ogni giorno con una società poco inclusiva e una comunicazione difficile con chi le sta intorno. Il film racconta quei piccoli, ma pesanti, episodi che complicano la sua vita: come quando un collega parla senza farsi notare, o quando la dottoressa usa la mascherina durante il parto, togliendole la possibilità di leggere il labiale. Sono dettagli che diventano ostacoli invisibili, che aumentano la sua solitudine e frustrazione.
Le scene intime, intervallate da salti nel tempo, seguono la crescita della bambina e il progressivo allontanamento tra Ángela e Héctor. Lei si trova spesso a lottare in un ambiente che non la protegge né la capisce; lui, nonostante le buone intenzioni, appare confuso e incapace di gestire la situazione. La distanza emotiva si allarga, e la crisi arriva inevitabile.
Il silenzio degli altri nasce come cortometraggio di Eva Libertad, ma ha conquistato spazio e applausi al Festival di Berlino 2025, dove ha vinto il Premio del Pubblico nella sezione Panorama. Raccontare la sordità al cinema non è una novità, ma qui la prospettiva è diversa.
Attraverso Ángela, il film mostra come le persone sorde siano spesso costrette ad adattarsi a una realtà pensata per chi sente, e quasi mai accade il contrario. Il silenzio non è solo assenza di suono, ma una vera sfida quotidiana per costruirsi una vita sociale, personale e familiare che funzioni.
L’assenza di suono in certe scene non è un semplice espediente tecnico, ma uno strumento narrativo che aiuta lo spettatore a entrare nel mondo di Ángela. Il film smonta l’idea che la sordità sia solo una disabilità, mettendo in luce le difficoltà comunicative e relazionali che ne derivano. La condizione della sordità emerge in tutta la sua complessità, sempre in bilico tra isolamento e voglia di essere capita.
Miriam Garlo, che interpreta Ángela, dà vita a un personaggio che trasmette lo spaesamento e la sofferenza di chi si sente ai margini, anche in famiglia. La sua interpretazione riesce a far sentire ogni sfumatura del disagio, dalle paure iniziali alle sfide della maternità.
Al suo fianco, Álvaro Cervantes è Héctor, un uomo che cerca di capire ma si perde nelle sue fragilità. Entrambi sono imperfetti, umani, segnati da una comunicazione difficile e da un dialogo emotivo che spesso manca. La distanza tra loro cresce, scandita da momenti in cui il non detto pesa più di quello che si dice.
La storia si sviluppa nel quotidiano, nei piccoli dettagli e nelle scelte narrative che mostrano come la sordità renda complicate anche le cose più semplici. Gestualità, sguardi, lettura del labiale diventano strumenti indispensabili, mentre le incomprensioni minano le basi del loro rapporto.
Il cuore del film è un appello a cambiare sguardo. Non è solo una storia personale, ma una questione sociale più ampia: serve davvero più inclusione.
Il silenzio degli altri mostra che le persone sorde vogliono essere accolte senza pietismi e senza dover sempre adattarsi agli altri. Guardare alla diversità non è una concessione, ma un dovere civico che passa dalla consapevolezza e dalla rimozione delle barriere, materiali e culturali.
Il film lascia chiaro un messaggio: la diversità non è un problema da risolvere, ma un modo diverso di vivere e comunicare. In fondo, Il silenzio degli altri invita la società a mettersi in ascolto, senza imporre un unico modello di normalità. Con delicatezza e profondità, Eva Libertad scuote pregiudizi e spinge a riflettere sul rispetto e la dignità di ogni forma di identità umana.
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