Maturità 2024: come gestire l’ansia di mezzo milione di studenti con esercizi di respirazione e pause strategiche

Le mani tremano, gli occhi si fissano sulle pagine ingiallite dei libri, e il cuore accelera senza tregua. La Maturità sta per bussare alla porta, e con essa arriva un turbine di ansie e dubbi. Non è solo l’esame a spaventare: è la paura di deludere, di non essere all’altezza, quel senso di vuoto che si apre dentro quando la pressione diventa schiacciante. Per migliaia di studenti italiani, questo non è un semplice momento di studio, ma un vero e proprio banco di prova emotivo. La tensione si taglia a fette, tra sguardi nervosi e pensieri che corrono veloci, mentre ognuno cerca una strategia per non soccombere all’ansia.

Le paure più diffuse tra i maturandi

Il timore più grande? Fallire. Lo conferma Corena Pezzella, psicoterapeuta e Clinical Manager di Unobravo, il servizio di supporto psicologico online nato nel 2019. Secondo lei, molti ragazzi temono di non essere all’altezza delle aspettative di famiglia e insegnanti. Questo senso di inadeguatezza li porta spesso a identificare il proprio valore con l’esame, come se fosse l’unico momento che conta davvero. Ma c’è di più: la maggior parte è consapevole di non avere gli strumenti giusti per gestire le proprie emozioni. Una recente indagine di Unobravo in collaborazione con Ipsos Doxa, il MINDex 2026, mostra che quasi sei studenti su dieci ritengono la scuola incapace di insegnare a riconoscere e affrontare le emozioni.

Un dato che evidenzia un problema strutturale, che pesa ancora di più sul benessere dei ragazzi in un periodo così delicato. Non saper riconoscere e gestire ciò che si prova aumenta stress e ansia, rendendo la preparazione all’esame ancora più faticosa. Le paure ruotano tutte intorno a un unico filo: la paura di non essere capiti e di non riuscire a mostrare davvero cosa si sa.

Quando l’ansia diventa un ostacolo

L’ansia prima di un esame non è sempre negativa. Anzi, spiega Pezzella, può essere un motore che aiuta a concentrarsi e a impegnarsi di più. Se è moderata, stimola l’attenzione e dà la carica giusta per affrontare la prova.

Il problema arriva quando l’ansia diventa troppo forte o dura a lungo. A quel punto si vedono segnali chiari, sia fisici che mentali: tensioni muscolari, difficoltà a dormire, battito accelerato, stanchezza inspiegabile. Sul piano mentale, aumentano la difficoltà a concentrarsi, l’irritabilità e la voglia di rimandare tutto, la cosiddetta procrastinazione.

C’è chi invece reagisce in modo opposto: si butta nello studio in modo quasi ossessivo. Pezzella parla di un «iper-investimento rigido», una tensione che non dà tregua e che può nuocere sia alla salute mentale sia ai risultati.

Come affrontare la preparazione senza farsi travolgere

Ci sono alcune strategie semplici che possono aiutare a gestire lo stress nei giorni prima dell’esame. Pezzella sottolinea che non si tratta di eliminare subito la causa dell’ansia, ma di ritrovare un equilibrio che permetta di guardare con chiarezza a ciò che si prova.

Tra le tecniche più utili c’è la pausa attiva: staccare dagli appunti, lasciare la scrivania, ridurre le distrazioni come telefoni, notifiche e rumori. Così si crea uno spazio mentale più tranquillo e favorevole alla concentrazione. Anche la respirazione diaframmatica è un ottimo alleato: aiuta a rallentare il ritmo e a calmarsi.

Non va sottovalutato il sostegno degli altri. Avere accanto un amico o una persona di fiducia, anche senza parlare, aiuta a smorzare la tensione e a non sentirsi soli. Quando lo stress prende il sopravvento, è invece il caso di rivolgersi a uno psicologo, per avere un supporto mirato e strumenti concreti per affrontare al meglio scuola e vita.

La scuola italiana e il vuoto nell’educazione emotiva

L’educazione emotiva è uno dei grandi buchi neri del sistema scolastico italiano. Lo conferma anche Pezzella, che sottolinea quanto sarebbe importante che le scuole dessero un supporto psicologico agli studenti.

Il rapporto MINDex 2026 parla chiaro: il 58% degli italiani dice di non aver mai ricevuto una formazione adeguata per capire e gestire le proprie emozioni durante gli anni di scuola. Un quarto degli intervistati aggiunge di non aver avuto alcun aiuto emotivo da insegnanti o dall’ambiente scolastico.

Un dato interessante riguarda la differenza tra ragazzi e ragazze. La Generazione Z, che si prepara alla Maturità 2024, vive in un sistema che non è cambiato molto nel tempo. L’indagine mostra che le ragazze si sentono meno supportate: solo il 32% pensa di aver ricevuto un aiuto emotivo adeguato, contro il 51% dei ragazzi. E c’è un 20% che ammette di avere difficoltà a gestire emozioni forti, un campanello d’allarme importante se si pensa al futuro.

Pressioni esterne e dubbi sull’esame

Tante sono le cause che fanno salire l’ansia prima dell’esame di Stato. La famiglia gioca un ruolo importante, con la pressione di non deludere genitori e insegnanti. Anche i social media pesano, spostando il valore personale su “like” e confronti piuttosto che su una vera valutazione interna.

Non manca poi chi si chiede a cosa serva davvero la Maturità. Molti studenti vorrebbero eliminarla, vedendola più come un ostacolo che come un momento di crescita. Pezzella la definisce un rito di passaggio ambivalente, che segna la fine di un capitolo e l’inizio di un altro. Il rischio però è che l’esame diventi il centro di tutto, oscurando la ricchezza dell’esperienza scolastica.

Aiutare i giovani a capire che il voto è solo una parte di loro stessi potrebbe alleggerire la pressione e far crescere una consapevolezza più ampia e serena. Un obiettivo difficile, ma necessario.

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