Pietre e bombe carta sono volate a pochi passi dal cantiere di San Didero, in Val di Susa, dove centinaia di No Tav hanno dato vita a scontri violenti con la polizia. Il cielo grigio sembrava quasi riflettere l’umore acceso della protesta, che ha visto la frangia più estrema del movimento lanciarsi contro le forze dell’ordine. I lacrimogeni hanno saturato l’aria, mentre un gruppo di manifestanti incappucciati tentava di avanzare verso il cantiere di Chiomonte, un altro nodo caldo da tempo nel mirino delle tensioni. Per almeno venti minuti, la situazione è rimasta sul filo del rasoio, confermando ancora una volta quanto la questione No Tav sia tutt’altro che risolta.
Intorno al cantiere di San Didero la tensione è esplosa rapidamente. Un gruppo di attivisti più radicali ha iniziato a lanciare pietre e bombe carta contro gli agenti, schierati in assetto antisommossa per proteggere l’area dove si stanno svolgendo i lavori per la linea ad alta velocità Torino-Lione. Il lancio di oggetti pericolosi è stato continuo, con l’intento evidente di forzare le linee della polizia. Le forze dell’ordine hanno risposto con un uso massiccio di lacrimogeni, cercando di disperdere la folla e mantenere il controllo. Gli scontri, seppur intensi, si sono concentrati in un arco di circa venti minuti attorno al presidio.
Nel frattempo, un gruppo di manifestanti incappucciati ha tentato di avanzare verso il cantiere di Chiomonte, noto punto di riferimento per la frangia più estrema del movimento No Tav. Questo spostamento dimostra un certo coordinamento tra i gruppi antagonisti, con l’obiettivo di aumentare la pressione sui cantieri simbolo di questa battaglia. Le forze dell’ordine hanno rafforzato la presenza anche in quella zona, preparandosi a possibili nuovi scontri.
Sono stati oltre 20mila i partecipanti alla mobilitazione, secondo i dati forniti dagli stessi organizzatori della “Marcia verso i cantieri della devastazione”. Un appuntamento ormai fisso nel calendario delle proteste No Tav, che richiama persone da diverse regioni e diverse anime del movimento. Prima della partenza del corteo, le forze dell’ordine hanno sequestrato materiale vietato – fionde, razzi pirotecnici, biglie e fuochi d’artificio – alla stazione di Bardonecchia, punto di arrivo e snodo fondamentale per molti manifestanti.
Per evitare che la situazione degenerasse, il prefetto di Torino Donato Cafagna ha imposto una serie di divieti e limiti molto rigidi. Il questore Massimo Gambino ha inoltre emesso quattordici provvedimenti tra daspo e fogli di via, soprattutto a carico di manifestanti provenienti da Venaus, località storicamente legata alle proteste No Tav. Nonostante questi interventi preventivi, la tensione non è riuscita a calare del tutto nel corso della giornata.
La Val di Susa resta un terreno di scontro acceso tra chi difende la costruzione della linea ferroviaria Torino-Lione e chi la contesta con forza. I cantieri di San Didero e Chiomonte sono da anni i luoghi simbolo di questo confronto. Qui si svolgono lavori complessi e costosi, considerati necessari dai sostenitori dell’opera, ma visti come un danno ambientale e sociale dagli oppositori.
Chiomonte, in particolare, è spesso al centro di scontri violenti: cariche, barricate, contestazioni dirette ai mezzi e ai lavoratori. Anche San Didero ha visto un aumento degli incidenti, come conferma la giornata appena trascorsa. Questi cantieri rappresentano una battaglia che va avanti da tempo e coinvolge aspetti politici, economici e ambientali, con un impatto forte sulle comunità locali.
Le proteste hanno un doppio volto: da un lato un valore simbolico, dall’altro un obiettivo pratico, quello di fermare i cantieri e proporre un modello alternativo di sviluppo per le Alpi. La presenza di gruppi radicali però complica il quadro, alimentando un ciclo continuo di scontri e interventi delle forze dell’ordine. La partecipazione massiccia alle manifestazioni dimostra però la capacità del movimento di mobilitare migliaia di persone, un elemento che pesa anche nelle scelte politiche sull’infrastruttura.
La giornata di oggi in Val di Susa mette in luce quanto sia ancora fragile la situazione e quanto sia profondo il conflitto tra Stato e movimento No Tav, che nel 2024 continua a lasciare aperti scenari di tensione e scontro.
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