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Trump al G7 di Evian: accordo storico con l’Iran, Macron annuncia missione navale a Hormuz con Italia, UK e Olanda

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Redazione

Donald Trump sbarca a Evian-les-Bains, e subito il vertice del G7 si accende. Lungo le rive del Lago Lemano, tra paesaggi tranquilli, si muovono tensioni pesanti. Da una parte, la presunta svolta con l’Iran, dall’altra, il nodo irrisolto dell’Ucraina. Trump, con un sorriso che nasconde più di qualche dubbio, rompe il silenzio con parole cariche di promesse ma anche di ambiguità. L’accordo con gli Ayatollah non è ancora chiaro, e i leader occidentali si stringono intorno a una domanda: come affrontare la Russia? Intanto, nelle stanze chiuse, si susseguono incontri serrati, mentre tutti preparano il terreno per decisioni che potrebbero cambiare gli equilibri mondiali.

Trump a Evian: un accordo con l’Iran che divide

Il viaggio di Trump in Europa arriva in un momento delicato. Il presidente americano è atterrato a Evian-les-Bains subito dopo aver annunciato un accordo di tregua con l’Iran, notizia che ha sorpreso e fatto dubitare molti esperti. Trump si è detto entusiasta, definendo l’intesa storica e diversa da quelle fallite in passato. Il suo tweet mattutino su Truth non lascia spazio a dubbi: “Questo Grande Accordo porterà Pace e Sicurezza all’intera Regione”. Ma i dettagli restano oscuri, e sono proprio quelli a tenere alta l’attenzione degli altri leader del G7.

Con l’inizio del vertice, la pressione su Trump è palpabile. I governi europei, insieme a Canada e Giappone, vogliono risposte chiare: quali saranno le conseguenze dell’accordo? Come cambieranno gli equilibri geopolitici? Sospensione delle sanzioni, rilancio degli scambi commerciali, ruolo delle autorità iraniane: sono tanti i nodi ancora da sciogliere. Intanto, il programma prevede una serie di incontri ravvicinati per cercare di appianare le divergenze e preparare le prossime mosse.

Evian si anima: arrivano i big e si stringono alleanze

Il vertice G7 si è aperto con un flusso costante di arrivi. Fin dalla mattina, Ursula von der Leyen e António Costa hanno raggiunto Evian, scegliendo l’Hotel Palace come base per il summit. Nel pomeriggio sono arrivati anche Keir Starmer e Mark Carney, nomi importanti nel panorama politico e finanziario internazionale.

Ma tutta l’attenzione è rivolta a Trump, atteso al faccia a faccia con Emmanuel Macron, il presidente francese che ospita il vertice e guiderà le discussioni su temi caldi come Iran e Ucraina. L’incontro è fissato nel pomeriggio, poco prima del saluto ufficiale previsto per le 16.45. Attese anche le arrivi di Giorgia Meloni, prevista per le 17.45, e della premier giapponese Sanae Takaichi, che ha fatto tappa a Roma la mattina stessa. Osservatori e giornalisti sono pronti a cogliere ogni segnale sul loro ruolo nei lavori.

Da segnalare, infine, l’assenza del cancelliere tedesco Friedrich Merz dal programma ufficiale diffuso dall’Eliseo, un dettaglio che ha sollevato qualche sospetto tra gli addetti ai lavori. La giornata si concluderà con la cena ufficiale dei leader, alle 19.30, momento che potrebbe riservare colpi di scena e colloqui riservati.

Iran e Ucraina, il cuore del confronto

Il vertice di Evian è un banco di prova importante per la politica internazionale del 2024. L’accordo tra Stati Uniti e Iran è al centro dell’attenzione: potrebbe segnare una nuova fase di pace in Medio Oriente, ma resta pieno di punti oscuri. I leader occidentali non faranno sconti e chiederanno a Trump chiarimenti sui termini dell’intesa e sulle sue implicazioni per la sicurezza regionale.

Sul fronte ucraino, la guerra continua a pesare. Le trattative con Putin sono in una fase delicata e il G7 vuole mantenere una posizione unitaria: sostenere Kiev senza chiudere la porta al dialogo. La pressione su Trump è doppia: da un lato confermare sanzioni e aiuti militari, dall’altro favorire un cessate-il-fuoco.

Domani mattina arriverà a Evian anche Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino avrà l’occasione di confrontarsi direttamente con i leader, presentando le richieste più urgenti del suo Paese e rafforzando l’appello per un fronte comune. Il vertice si profila così come un momento di equilibrio tra speranze di pace e realtà difficili, dove ogni parola conterà per i mesi a venire.

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