Il cielo di Kiev si è tinto di fumo questa mattina, mentre missili balistici e droni hanno colpito la cattedrale della Dormizione, cuore del complesso della Lavra delle Grotte. Le fiamme hanno avvolto la facciata, il tetto è crollato quasi del tutto. I vigili del fuoco hanno lottato contro il rogo, cercando di contenere i danni. Ma il vero colpo è al simbolo stesso di una città che, già provata, ora porta un’altra ferita profonda nel suo tessuto culturale e spirituale.
La Lavra delle Grotte non è solo un luogo di culto, ma un emblema dell’identità ucraina e della sua storia. Tymur Tkachenko, a capo dell’amministrazione militare di Kiev, ha parlato chiaro: è stato un «colpo diretto», non un danno casuale. Anche il metropolita Epifanio, guida della Chiesa ortodossa d’Ucraina, ha definito l’incendio un «crimine contro l’umanità, contro la storia, contro la cristianità». Ha chiesto di pregare perché quel che resta del santuario possa essere salvato. Intanto, nelle strade della capitale si respirava paura: testimoni raccontano di un bagliore accecante che ha illuminato il cielo, mentre la gente correva a cercare riparo. Il sindaco Vitali Klitschko ha aggiornato il bilancio: 19 feriti, 11 dei quali in ospedale, e 140 mila persone senza corrente nel nord della città. Numeri che potrebbero peggiorare.
La cattedrale nasce tra il 1073 e il 1078, costruita secondo i canoni bizantini. Nel Settecento ha cambiato volto, assumendo uno stile barocco ucraino. Durante la Seconda guerra mondiale, il 3 novembre 1941, fu distrutta da un’esplosione – le cause precise rimangono avvolte nel mistero, in un periodo in cui la città era occupata dai nazisti e la situazione era disperata. Per decenni è rimasta in rovina, finché dopo la caduta dell’Unione Sovietica e l’indipendenza dell’Ucraina è stata ricostruita e restituita alla città nel 2000. Da allora è diventata un simbolo di rinascita nazionale e spirituale. La Lavra è anche patrimonio dell’umanità UNESCO dal 1990 e, dal 2023, figura tra i siti in pericolo a causa della guerra.
Negli ultimi anni il monastero, con le sue cupole dorate, è stato al centro di tensioni anche interne alla Chiesa. I monaci sono stati allontanati per presunti legami con la Russia. Nel 2022 la Chiesa ortodossa ucraina ha rotto i rapporti con il patriarcato di Mosca, segnando una frattura profonda tra fede e politica. L’attacco russo alla Lavra va letto in questo contesto, che si riflette anche sui fronti di guerra in altre città. A Kharkiv, nel nord-est, i soccorritori impegnati a spegnere incendi provocati da incursioni sono stati colpiti: cinque di loro sono morti e altri cinque feriti. Una tragedia che racconta la durezza di questa offensiva russa.
Mosca ha risposto con un’accusa che suona come un tentativo di scaricabarile. Secondo il ministero della Difesa russo, sarebbe stato un missile statunitense del sistema Patriot a colpire la Lavra. Il comunicato parla di «informazioni confermate» che indicherebbero un malfunzionamento causato da missili inviati dall’Occidente ormai scaduti. La Russia nega di aver preso di mira obiettivi civili, una linea che ormai conosciamo bene nelle dichiarazioni ufficiali di Mosca sui danni collaterali nei centri abitati.
Non si fermano le violenze. A Dnipro un ferito è stato registrato a causa dei bombardamenti, segno che il conflitto si estende su più territori. Anche in Russia si contano vittime: un attacco con droni nella regione di Tula, a 200 chilometri da Mosca, ha fatto almeno tre morti e tre feriti, tra cui un bambino di un anno, come riferito dal governatore Dmitri Milyaev. Intanto, i negoziati di pace restano bloccati da mesi. La guerra, iniziata con l’invasione del febbraio 2022, va avanti senza sosta, lasciando dietro di sé una scia di dolore e distruzione.
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