La sera del 16 agosto, un piccolo aereo scompare dai radar sopra il cosentino. A bordo, due avvocati: Carlo Arnulfo e Angela Buccico. Partiti da Capo d’Orlando con la semplice idea di una tappa a Sibari, non immaginavano che il loro volo si sarebbe trasformato in un incubo. Il Tecnam P2008 si schianta contro una montagna, in un’area impervia dell’entroterra tirrenico. Passano quasi tre giorni prima che i soccorritori trovino i corpi, avvolti in un ultimo abbraccio, come se volessero affrontare insieme l’inevitabile. Ora la procura di Paola indaga, cercando di ricostruire l’esatta dinamica di quella tragica serata.
Nel cuore della tragedia: cosa ha fermato l’ultraleggero nel cosentino
Gli elementi raccolti finora lasciano pensare che poco dopo aver sorvolato Fuscaldo Marina, Arnulfo e Buccico si siano trovati in balia di condizioni meteo difficili. Il velivolo, un Tecnam P2008, probabilmente volava basso fin dal decollo da Capo d’Orlando, scelta che avrebbe consentito di seguire la costa più da vicino. Ma una volta entrati nell’entroterra cosentino, la situazione è precipitata: una nebbia fitta, un banco di umidità o forse un temporale hanno ridotto drasticamente la visibilità. Il pilota, nel tentativo di evitare ostacoli, ha perso il controllo e l’aereo si è schiantato contro il fianco di una montagna. Gli ultimi istanti di quel volo sono stati una disperata lotta per guadagnare quota, purtroppo senza successo.
L’ultimo tentativo di salvezza: il pilota ha provato a risalire
Le prime ricostruzioni parlano di un tentativo disperato di Arnulfo di evitare l’impatto. Il peso dell’aereo, con due persone a bordo, serbatoi pieni e bagagli, ha reso però difficile una rapida ascesa. In quel momento critico, il Tecnam ha perso agilità e potenza. All’impatto con la montagna, il velivolo è precipitato girando su sé stesso, per poi incendiarsi solo dopo il contatto con il terreno. Le autopsie, che si svolgeranno a Catanzaro, dovranno stabilire l’esatto momento della morte. Ma secondo fonti vicine all’inchiesta, le ferite più gravi si sono verificate subito durante la collisione, prima che scoppiasse l’incendio.
Esclusa l’ipotesi del carburante: il serbatoio era più che pieno
I primi rilievi scartano l’ipotesi che la mancanza di carburante possa aver causato l’incidente. Il Tecnam era stato rifornito pochi giorni prima all’Eremo di Giubiliana e, al momento del decollo, aveva consumato meno di 20 litri su una capacità totale di circa 90. Questo esclude quindi che un’interruzione del motore dovuta a carburante scarso sia stata la causa. Restano però molte domande sulla strumentazione di bordo, che sembra non aver funzionato come avrebbe dovuto durante l’emergenza.
Strumentazione fuori uso: silenzio radio e mistero sul sistema di emergenza
Il quadro che emerge è inquietante. Transponder e radio non hanno trasmesso alcun segnale fin dall’inizio del volo, rendendo impossibile ogni comunicazione o richiesta di aiuto. Il sistema di allarme Elt, che dovrebbe attivarsi automaticamente in caso di incidente, non ha emesso nessun segnale. Questo dispositivo, con batterie sostituite nel 2024 e una durata stimata di cinque anni, avrebbe dovuto indicare la posizione dell’aereo dopo lo schianto. In più, il paracadute balistico – un meccanismo di sicurezza pensato per far scendere lentamente l’ultraleggero in situazioni critiche – non risulta essere stato azionato.
Inchiesta in corso: la procura di Paola guida le indagini con militari e forze dell’ordine
Le autorità di Paola hanno subito aperto un fascicolo per cercare di capire cosa sia accaduto. Giovedì scorso, insieme alle forze dell’ordine, i periti tecnici – tra cui un ingegnere dell’Aeronautica Militare – hanno effettuato un sopralluogo sul luogo dello schianto. Il procuratore Domenico Fiordalisi ha vietato l’accesso all’area per permettere rilievi precisi e senza interferenze. Ora si attende con ansia la scatola nera, che potrebbe chiarire gli ultimi minuti di volo. Nel frattempo, i resti del velivolo sono stati portati all’hangar dell’Aeronautica a Crotone per ulteriori verifiche. Quel Tecnam, dopo essere atterrato a Sibari da Roma il 10 agosto, aveva fatto tappa all’Eremo di Giubiliana prima del volo finito in tragedia.