Soldato Usa incriminato per frode: scommesse segrete sulla caduta di Maduro con 400 mila dollari

Il conto in banca di Gannon Ken Van Dyke è cresciuto di oltre 400 mila dollari in poche settimane. Come? Scommettendo online, ma con un vantaggio che pochi hanno: informazioni riservate su un’operazione militare statunitense in Venezuela. Soldato di stanza a Fort Bragg, in Carolina del Nord, Van Dyke è stato arrestato per insider trading, un’accusa che ha scosso le basi delle forze armate americane. I dati segreti, che dovevano restare confinati ai piani alti delle missioni, sono finiti nelle sue mani, cambiando per sempre la percezione di sicurezza e fiducia all’interno delle strutture militari. Succede proprio mentre il mondo osserva con attenzione le tensioni geopolitiche in America Latina. E questo caso apre uno squarcio inquietante su come la tecnologia stia trasformando vecchi crimini in nuove minacce.

Insider trading e segreti militari: cosa rischia il soldato

Le autorità federali hanno formalizzato le accuse contro Van Dyke nei primi mesi del 2024. Secondo il dipartimento di giustizia, il soldato ha fatto almeno tredici scommesse, per un totale di oltre 30 mila dollari, su Polymarket, una piattaforma che permette di puntare su eventi futuri. I temi erano “intervento Usa in Venezuela” o “caduta del presidente Nicolas Maduro”. La cosa grave è che Van Dyke aveva accesso a informazioni riservate, apprese durante il suo servizio, legate all’operazione che ha portato al sequestro e all’estradizione di Maduro negli Stati Uniti per accuse di traffico di droga.

Il dipartimento ha chiarito che i guadagni di circa 409.881 dollari derivano proprio da quelle informazioni riservate. Le prove raccolte, comprese comunicazioni interne, confermano il suo coinvolgimento nella pianificazione dell’operazione militare. Todd Blanche, procuratore generale ad interim, ha ribadito che “è vietato assolutamente ai militari usare dati sensibili per fini personali”, ricordando la severità delle pene in caso di violazioni.

Processo alle porte: quali sono le accuse e le pene possibili

Van Dyke dovrà rispondere davanti a un tribunale federale per diversi reati: uso illecito di informazioni governative, furto di dati, frode informatica e operazioni finanziarie illecite. Le autorità sembrano intenzionate a essere molto severe con chi sfrutta informazioni riservate all’interno delle forze armate. La legge prevede fino a 50 anni di carcere per le accuse più gravi, a mo’ di deterrente contro attività fraudolente in ambito militare e sicurezza nazionale.

La denuncia è partita dalla stessa Polymarket, che ha collaborato con la giustizia per identificare i responsabili e ha confermato l’efficacia dei suoi sistemi di controllo. L’azienda ha definito inaccettabili pratiche di insider trading nelle scommesse online su eventi politici o militari, e questa vicenda ha acceso il dibattito sulla necessità di regolamentare meglio queste piattaforme, spesso usate per puntate su scenari geopolitici.

Tra Venezuela e Medio Oriente: le scommesse che fanno paura

Il caso Van Dyke non è isolato. A febbraio, sei account su Polymarket hanno incassato in totale 1,2 milioni di dollari puntando su un possibile attacco Usa all’Iran, proprio all’inizio di un’offensiva militare. Questi guadagni hanno fatto nascere sospetti su possibili fughe di notizie o insider trading legati all’entourage politico di Donald Trump, allora presidente, anche se finora non ci sono stati arresti o prove certe di legami diretti.

Piattaforme come Polymarket e Kalshi permettono a utenti di tutto il mondo di scommettere su eventi ipotetici politici o militari, aprendo un nuovo fronte negli scandali sugli abusi di informazioni privilegiate. Il rischio di fare soldi con dati riservati mette a dura prova la reputazione di questi siti e spinge le autorità a rivedere le regole finanziarie e penali per questi mercati online. Commenti di personaggi come Trump, che ha definito questi mercati «una specie di casinò», evidenziano la crescente preoccupazione intorno a questo fenomeno.

L’indagine in corso e la risposta della giustizia americana mostrano la volontà di tenere sotto controllo abusi che potrebbero mettere a rischio la sicurezza nazionale e la trasparenza delle operazioni militari. Restano sotto osservazione i prossimi sviluppi geopolitici e la possibilità che altri con accesso a informazioni sensibili tentino di sfruttarle per profitto personale.

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