Sigfrido Ranucci e Report, la redazione scrive alla Rai: «Salviamo il programma dopo il finto attentato»

Mentre a Rebibbia si susseguivano gli interrogatori sui presunti autori del falso attentato contro Sigfrido Ranucci, nella redazione di Report è scoppiato un vero e proprio terremoto. Una lettera, indirizzata al direttore degli Approfondimenti Rai, Paolo Corsini, ha acceso subito il dibattito: gli inviati chiedono di rimanere gli unici a condurre e dirigere il programma, rifiutando l’ingresso di figure esterne. Il contenuto della missiva non è stato reso pubblico, e resta un mistero se si tratti di un’iniziativa spontanea o di una decisione imposta dall’alto. Quel che emerge con chiarezza, però, è la determinazione della squadra a conservare il pieno controllo sulla trasmissione d’inchiesta.

Report contro i “commissariamenti” esterni

Al centro della protesta c’è un chiaro rifiuto di ogni tentativo di “commissariamento” che passi per nomine esterne alla redazione. Gli inviati sottolineano che il gruppo di lavoro di Report ha già tutte le competenze necessarie per portare avanti il programma con efficacia, come dimostrato negli anni. La nota inviata alla Rai avverte che ogni scelta diversa sarà vista come un atto ostile, un modo per limitare l’autonomia di una trasmissione che da sempre si batte per l’indipendenza e la trasparenza. La difesa dell’autonomia è centrale, considerata una condizione imprescindibile per mantenere viva la qualità e l’identità del programma.

Solidarietà a Ranucci e accuse di pressioni politiche

La redazione non si limita a chiedere autonomia, ma esprime anche un chiaro sostegno a Sigfrido Ranucci, bersaglio di attacchi sia interni alla Rai sia da parte di ambienti politico-editoriali legati al centrodestra. Nel documento si fa notare come la decisione di rimuovere Ranucci dalla guida di Report non sia solo un effetto dell’inchiesta sul falso attentato, ma rientri in un disegno più ampio. Un disegno politico che usa l’indagine come pretesto per indebolire una delle poche trasmissioni d’inchiesta ancora libere e indipendenti nel servizio pubblico. La nota denuncia pressioni provenienti da gruppi editoriali vicini alla maggioranza, che hanno preso di mira la trasmissione e i suoi giornalisti con l’obiettivo di minarne la credibilità. Alla Rai si chiede di difendere la qualità e l’indipendenza di Report, riconosciuta come un punto di riferimento del giornalismo investigativo in Italia e in Europa.

Il futuro di Report e le divisioni interne

La lettera si chiude con un messaggio chiaro: se Ranucci dovesse lasciare, la redazione preferirebbe affidare la conduzione a una persona interna, scegliendo tra le professionalità già presenti. Ma questa posizione ha aperto spaccature dentro Report. Secondo fonti vicine alla redazione, riportate anche da Il Fatto Quotidiano, Ranucci si sarebbe sentito “tradito” da alcuni colleghi con cui ha lavorato a lungo. I gruppi si dividono tra chi continua a sostenerlo e chi invece pensa sia arrivato il momento di guardare avanti, senza di lui. Nelle ultime ore sembra prevalere quest’ultimo fronte: una proposta di documento di solidarietà a Ranucci non ha infatti ottenuto il consenso necessario in redazione. La decisione finale spetterà alla Rai, ma la lettera degli inviati mette in luce una frattura interna e uno scontro che va oltre le indagini in corso.

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