Oltre 50 missili e più di 700 droni hanno illuminato il cielo di Kiev, trasformando la notte tra il 23 e il 24 maggio in un inferno di fuoco. La città, già segnata da mesi di conflitto, non ha mai vissuto un assalto così violento. Le sirene hanno urlato senza sosta, costringendo centinaia di famiglie a correre nei rifugi, mentre le esplosioni squarciavano il silenzio notturno. L’assedio è durato fino all’alba, lasciando dietro di sé un senso di paura e incertezza mai provato prima.
L’attacco si è concentrato soprattutto su Kiev, dove la situazione è rapidamente degenerata. Le autorità locali parlano di oltre 50 missili lanciati, accompagnati da più di 700 droni. Le prime raffiche sono arrivate intorno all’una di notte, seguite da altre tra le 3 e le 5 del mattino. Il bilancio provvisorio è di una persona morta e 24 feriti, 13 dei quali ricoverati in ospedale, compresi alcuni residenti nei sobborghi.
I danni alle strutture sono ingenti. Almeno sette palazzi residenziali sono stati colpiti in vari quartieri, tra cui Obolonskyi, Shevchenkivskyi, Dniprovskyi, Holosiivskyi, Solomianskyi e Pecherskyi. L’attacco ha danneggiato anche un supermercato, un centro commerciale, uffici, un dormitorio, una stazione di servizio, un garage e diversi magazzini. Le autorità cittadine hanno subito avviato le operazioni di messa in sicurezza e stanno valutando gli interventi necessari per far ripartire la vita nelle zone colpite.
Gli attacchi non si sono limitati alla capitale. Raid aerei hanno colpito anche Odessa e Kharkiv, due città chiave per la difesa ucraina. A Odessa, i bombardamenti hanno preso di mira soprattutto infrastrutture urbane e nodi di comunicazione, mettendo sotto pressione il porto e le vie di rifornimento internazionali.
A Kharkiv, la pressione militare russa ha continuato a colpire sia obiettivi civili che militari, confermando la strategia di Mosca di attaccare su più fronti. L’obiettivo è chiaro: fiaccare il morale della popolazione e indebolire la capacità di resistenza ucraina nelle zone più importanti del paese.
La Polonia, confinante con l’Ucraina, ha risposto subito facendo decollare i propri caccia insieme a quelli alleati per difendere il proprio spazio aereo da eventuali incursioni o errori di tiro. La mobilitazione è arrivata poche ore dopo gli avvisi delle autorità ucraine e in parallelo alle segnalazioni sulle intenzioni russe.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva lanciato un allarme su un possibile attacco su larga scala. Tra le armi utilizzate potrebbe esserci il missile a medio raggio Oreshnik, capace di raggiungere fino a 5mila chilometri di distanza e già impiegato in passato, nel raid su Dnipro dello scorso novembre e a gennaio nella regione di Leopoli.
Anche l’ambasciata americana a Kiev ha diffuso un avviso di possibile attacco aereo di grande portata nelle 24 ore successive, invitando alla massima prudenza senza però specificare gli armamenti previsti. Tutto questo ha portato a un innalzamento degli allarmi e delle contromisure nella regione, in un momento di forte tensione.
L’impatto sulla popolazione è stato duro, anche se per fortuna il numero delle vittime resta contenuto. Il sindaco Vitali Klitschko ha preso in mano le operazioni di emergenza, garantendo che i soccorsi e gli ospedali fossero pronti ad affrontare la situazione.
Le zone colpite, molte abitate densamente, stanno affrontando una fase delicata. Gli evacuati sono stati messi al sicuro mentre tecnici e ingegneri stanno valutando la stabilità degli edifici per capire quando sarà possibile far rientrare le famiglie. Le autorità hanno attivato un piano di sostegno per chi ha perso case e beni, lavorando a stretto contatto con le organizzazioni umanitarie.
Nel frattempo, la città fa uno sforzo enorme per mantenere attive le reti di trasporto, comunicazione e rifornimento, essenziali per la vita quotidiana e l’economia. Tra militari e civili, è una partita difficile ma decisiva per mantenere il controllo e la stabilità nel cuore dell’Ucraina.
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