Putin visita Iturup nelle Curili: la nuova tensione tra Russia e Giappone riapre la storica disputa territoriale

Sull’isola di Iturup, Vladimir Putin ha messo piede con uno scopo preciso: riaffermare un controllo che Tokyo contesta da decenni. Quel lembo di terra, parte delle isole Curili, è molto più di un territorio conteso; è il nodo di una disputa che dura da oltre settant’anni. Da quando Mosca ne ha preso possesso nel 1945, il Giappone non ha mai rinunciato a reclamarne la sovranità. La visita del presidente russo ha subito fatto scattare un campanello d’allarme a Tokyo, riaccendendo tensioni mai sopite. Dietro questo gesto c’è molto più di una semplice passerella politica: è la conferma di un gioco di potere che si gioca su un confine delicatissimo, dove storia, orgoglio nazionale e interessi geopolitici si intrecciano in modo esplosivo.

Putin a Iturup: un segnale di forza in un’area strategica

Il presidente russo è stato il primo capo di Stato russo in carica a mettere piede sull’isola di Iturup, parte dell’arcipelago delle Curili conteso con il Giappone. Salire a bordo dell’incrociatore lanciamissili Varyag, unità di punta della Flotta del Pacifico, ha dato un forte segnale militare a questa visita che va ben oltre il semplice protocollo. Incontrando il comandante Viktor Liina e riconoscendo l’importanza delle attività navali nell’area, Putin ha ribadito la volontà di Mosca di mantenere una presenza operativa rilevante nel Pacifico, una regione che, come ha sottolineato lui stesso, è cruciale per gli interessi russi.

Il contesto è chiaro: negli ultimi anni la Marina russa ha intensificato le esercitazioni in zona, come risposta alle crescenti tensioni globali e all’espansione delle alleanze occidentali. Mosca vede la NATO come una minaccia che non si ferma all’Europa, ma si spinge anche verso l’Asia-Pacifico, creando un senso di accerchiamento.

Nello stesso discorso, Putin ha messo in luce il ruolo chiave dei partner asiatici come Cina e India, puntando soprattutto sulle nuove rotte commerciali artiche. Da qui si capisce come la sicurezza delle Curili sia legata a doppio filo con gli equilibri economici e strategici mondiali.

Il nodo delle isole settentrionali: una disputa che dura da decenni

Al centro della contesa ci sono quattro isole: Etorofu , Kunashiri, Shikotan e gli isolotti Habomai. Mosca le controlla dalla fine della Seconda guerra mondiale, ma il Giappone ne reclama la sovranità, basandosi sia sulla storia che sul diritto internazionale.

Il Giappone aveva stabilito la propria presenza su queste isole ben prima del 1945, con migliaia di cittadini residenti. Verso la fine della guerra, l’Unione Sovietica, rompendo il Patto di neutralità nippo-sovietico, occupò militarmente le Curili, completando l’operazione nei primi giorni di settembre 1945. L’anno dopo, nel 1946, Mosca incorporò ufficialmente quei territori.

Tokyo sostiene che questa mossa fu illegittima, soprattutto perché nessun cittadino sovietico viveva lì prima dell’occupazione, mentre i giapponesi furono espulsi entro il 1949. Anche il Trattato di San Francisco del 1951, che sancì la pace postbellica, non ha risolto la questione, lasciando la questione territoriale in sospeso senza un riconoscimento da parte di Mosca.

Un altro punto chiave è il Trattato di San Pietroburgo del 1875, che definiva la proprietà delle isole nella regione. Tokyo sostiene che le quattro isole settentrionali non facevano parte delle 18 isole concesse alla Russia, dando origine al concetto di “Territori Settentrionali”, su cui si fondano ancora oggi le rivendicazioni giapponesi.

Tokyo risponde con durezza, nuove tensioni diplomatiche

La visita di Putin ha scatenato una reazione immediata e decisa da parte del governo giapponese. Il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi ha bollato la mossa come una chiara violazione della sovranità giapponese, annunciando una protesta ufficiale contro Mosca. Tokyo ha ribadito con forza che quelle isole appartengono al Giappone, sottolineando come l’azione russa sia contraria al diritto internazionale e un ostacolo ai rapporti di pace tra i due Paesi.

Le tensioni tra Mosca e Tokyo sono aumentate nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando il Giappone ha aderito alle sanzioni occidentali contro la Russia, rafforzando i legami con Stati Uniti ed Europa. Mosca ha risposto congelando i negoziati sul trattato di pace e sospendendo i progetti economici congiunti nelle Curili.

Putin ha negato minacce dirette al Giappone e ha contestato la legittimità delle sanzioni, accusando Tokyo di usare la guerra in Ucraina come pretesto per colpire la Russia. Questo scambio mette in luce come la questione territoriale sia parte di un quadro più ampio di rivalità geopolitiche e tensioni internazionali.

Il lungo cammino senza pace tra Mosca e Tokyo

Nonostante tutto, Giappone e Russia hanno cercato più volte di avvicinarsi con negoziati per superare il blocco territoriale e firmare un trattato di pace, ma senza successo. La Dichiarazione congiunta del 1956 fu un primo passo, prevedendo la restituzione di due isole minori a Tokyo, ma lasciando irrisolte le due più grandi.

Negli anni successivi ci sono stati molti incontri diplomatici, ma nessun accordo definitivo. Ancora oggi, l’assenza di un trattato pesa sui rapporti tra i due Paesi e sugli equilibri geopolitici della regione.

Il blocco dei colloqui e la sospensione dei progetti comuni a causa delle sanzioni legate alla crisi ucraina segnano una nuova battuta d’arresto. La situazione resta ferma, con Mosca che conferma di non avere alcun dialogo concreto con Tokyo sul tema.

La disputa sulle isole Curili resta così un groviglio di storia, diplomazia e strategia militare che tiene in tensione due vicini divisi da una linea che va ben oltre il semplice confine marittimo.

Change privacy settings
×