Cinque giovani ballerine sono in viaggio verso una gara di danza quando, nel cuore di una foresta ungherese, l’autobus si ferma all’improvviso. Costrette a una sosta forzata, trovano rifugio in una locanda isolata, gestita da Devora Kasimer, un’ex étoile dal passato oscuro. A interpretare questa figura enigmatica è Uma Thurman, che dà corpo a un personaggio carico di mistero. Da qui la tensione si fa palpabile: la danza, qui, non è solo arte, ma diventa un’arma, un mezzo per sopravvivere. Il film gioca con i generi, mischiano thriller, azione e un pizzico di splatter, regalando personaggi fuori dagli schemi, anche se, a tratti, rimane il desiderio di una maggiore profondità.
La storia si concentra tutta su questo luogo chiuso e inquietante: una vecchia locanda in mezzo a una foresta rigogliosa ma deserta. Le cinque ballerine, tutte esperte, rimangono bloccate lì senza spiegazioni. La locanda diventa quasi un personaggio, con le sue leggende nascoste e un’atmosfera carica di mistero. Il contrasto tra la grazia della danza e l’oscurità del posto spinge la storia verso un crescendo imprevedibile.
Devora Kasimer, ex prodigio del balletto e oggi proprietaria del locale, accoglie le ospiti con un distacco che nasconde più di un segreto. Uma Thurman dà vita a un personaggio al tempo stesso affascinante e inquietante. Il suo legame con un passato artistico ossessivo e la trasformazione in una figura spietata danno corpo alla storia, anche se certi aspetti restano un po’ in superficie.
La foresta e la locanda isolata sono il palcoscenico perfetto per una suspense fatta di paura e sangue. Lontane da ogni via di fuga, le ragazze devono affrontare un pericolo che si annida proprio dove avrebbero voluto trovare rifugio.
Il film prova a usare la danza in modo nuovo, inserendola in una trama che cerca di evitare i soliti cliché. Ma le protagoniste restano comunque piuttosto piatte. Maddie Ziegler, nota per i video di Sia, interpreta una giovane ballerina tormentata, simbolo di passione e solitudine. Il suo conflitto interiore è chiaro, ma mai davvero approfondito.
Lana Condor veste i panni della classica antagonista: la prima donna arrogante e viziata. Peccato che il ruolo sia incastrato in stereotipi fin troppo scontati, senza quella complessità che avrebbe potuto renderlo interessante.
La vera luce del film è Uma Thurman, fulcro e villain della storia. Con un marcato accento ungherese e un’aria inquietante, Devora oscilla tra ossessione e grottesco, soprattutto grazie ai toni ironici e splatter del film. Ma resta il dubbio se dietro questa ambiguità ci sia davvero qualcosa di profondo o solo un espediente per tenere alta la tensione.
Gli altri personaggi di contorno restano quasi invisibili, senza uno sviluppo vero, lasciando la sensazione di un cast sprecato. Così si perde l’occasione di scavare davvero nelle dinamiche di gruppo e nella competizione artistica.
Le scene di lotta sono il cuore pulsante del film, con un mix insolito di passi di danza e violenza. Le ballerine, agili e armate, trasformano pirouettes e salti in mosse letali contro avversari armati di coltelli, martelli e pistole. La coreografia unisce estetica e brutalità, regalando momenti visivi originali e spettacolari.
Ma non mancano sequenze che sfiorano l’assurdo, superando il confine tra stile e realismo. La miscela di danza e combattimento chiede allo spettatore un salto di fede, accettando questo equilibrio tra realtà e fantasia, anche per mantenere il tono ironico e grottesco.
La trasformazione delle protagoniste da artiste a guerriere si sviluppa tra tensione pura e esplosioni di violenza coreografata. Ogni scontro diventa un duello dove la tecnica di danza è una questione di vita o morte, con ritmo serrato e qualche sorpresa.
Questi duelli sono senza dubbio il punto forte del film, capaci di catturare l’attenzione anche se la ripetitività di alcune scene finisce per sgonfiare un po’ l’effetto novità.
Nonostante un’idea interessante, il film non riesce a crescere fino a diventare davvero maturo. I personaggi sono scritti in modo superficiale, senza un vero sviluppo psicologico, e questo pesa sul coinvolgimento emotivo.
Uma Thurman, talento indiscusso, resta intrappolata in un ruolo piatto, segno di una sceneggiatura che non sfrutta fino in fondo le risorse a disposizione. Le altre ballerine, tranne Maddie Ziegler e Lana Condor, faticano a emergere, restando solo funzionali alla storia.
In più, la danza viene mostrata solo superficialmente, senza entrare nel merito della fatica o dei sacrifici dietro la disciplina. Così la storia si riduce a un pretesto per azione e splatter, senza una base emotiva solida.
I continui cambi di tono — dal thriller alla commedia nera, dal gore all’azione — confondono più che altro, lasciando lo spettatore in bilico senza una direzione chiara.
Alla fine, Pretty Lethal resta un prodotto di intrattenimento leggero, con qualche buona idea ma incapace di lasciare il segno per spessore o originalità.
Quando il termometro supera i 30 gradi, l’asfalto si trasforma in una lastra rovente che…
New York vista dall’alto sembra un mosaico infinito, un intreccio di cemento e vetro che…
Il 24 giugno, proprio mentre un aereo stava per decollare dall’aeroporto internazionale di Maiquetia, a…
«Non si protesta durante l’esame», ha detto il ministro Valditara, ma gli studenti di Maturità…
Nel cuore delle città italiane, vent’anni di suoni si trasformano in una memoria pulsante. Non…
Un battito di tamburo, una melodia che sfugge alle consuete coordinate musicali: "Foreign Tongues" apre…