Una nota collegata alla circolare INPS numero 69 del 2024 fornisce indicazioni sul riscatto di cinque anni per i lavoratori contributivi.
La Legge di Bilancio ha reintrodotto per il biennio 2024-2025 la pace contributiva rivolta ai contributivi puri ossia coloro che hanno iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996 in poi. In questo modo si permette ai lavoratori di aggiungere fino a cinque anni alla carriera contributiva per andare in pensione prima del previsto.
I contributi sono la chiave di accesso alla pensione. Solo raggiungendo un certo numero di contribuzione – che varia in base allo scivolo pensionistico scelto – si potrà lasciare il mondo del lavoro. Capita spesso, purtroppo, che per pochi anni un lavoratore non riesca ad accedere al pensionamento. In questo caso approfittare della pace contributiva è l’unico modo per avvicinarsi alla pensione. Fortunatamente il Governo ha reintrodotto l’istituto per il biennio 2024-2025.
Il fine è aumentare il numero di anni di contribuzione aggiungendo cinque anni. La misura si rivolge ai contribuenti iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive, alle Gestioni speciali dei lavoratori autonomi, ai commercianti e artigiani e agli iscritti alla Gestione Separata. Condizione necessaria è che i periodi da riscattare non siano coperti da contribuzione sia nella cassa specifica che in altri fondi previdenziali.
Il periodo non coperto da contribuzione viene ammesso a riscatto per un massimo di cinque anni, anche non continuativi. Dovrà rientrare tra il 31 dicembre 1995 e il 1° gennaio 2024. Non si potrà utilizzare la pace contributiva per i periodi precedenti alla prima occupazione potendo riscattare solo i periodi scoperti da contribuzione rientranti tra due periodi di lavoro. Questi dettagli sono stati chiariti dall’INPS nella circolare numero 69 del 2024.
L’aspetto positivo è che i periodi riscattati – nel massimo di cinque anni anche non continuativi – sono considerati sia per il diritto alla pensione sia nel conteggio dell’assegno pensionistico. Servono, dunque, per raggiungere i requisiti di pensionamento e per aumentare l’importo percepito mensilmente potendo contare su cinque anni in più di contribuzione.
L’INPS nelle nota ribadisce, poi, come la facoltà di riscatto non possa essere esercitata per recuperare i periodi di svolgimento di attività lavorativa con obbligo di versamento contributivo anche qualora l’obbligo contributivo sia prescritto. Il lavoratore potrà recuperare i periodi di lavoro solo attivando altri istituti legati alla propria gestione previdenziale come la regolarizzazione contributiva o la costituzione di rendita vitalizia. Concludiamo che la possibilità di sfruttare la pace contributiva sarà attiva fino al 31 dicembre 2025.
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