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No Kings: 3.000 proteste globali contro Trump, la mobilitazione arriva anche a Roma

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Redazione

Più di tremila manifestazioni, solo negli Stati Uniti, hanno acceso le strade di molte città contro Donald Trump. Washington si prepara a una delle proteste più grandi dall’inizio del suo ritorno alla Casa Bianca. Nel frattempo, a Roma, alle 14, partirà un corteo da piazza della Repubblica verso San Giovanni, un segno tangibile di dissenso contro la guerra e l’autoritarismo. Non è solo una questione di numeri: dietro a queste piazze c’è una rabbia concreta, una tensione che si taglia col coltello contro politiche che molti vedono come un passo indietro per la democrazia.

Negli Usa una mobilitazione senza precedenti contro Trump

Dal giugno 2025 il movimento No Kings ha preso piede con una forza mai vista prima. La prima grande manifestazione, coincisa con il compleanno di Trump e una parata militare a Washington, ha raccolto milioni di persone da ogni angolo del paese. Quel giorno ha segnato l’inizio di un’ondata di protesta che non si è più fermata. A ottobre dello stesso anno, un altro momento di forte tensione ha portato in piazza sette milioni di persone, secondo gli organizzatori. Una crescita che racconta di una frattura profonda nella società americana. Oggi, alla terza grande mobilitazione, le proteste non riguardano solo le grandi città, ma coinvolgono anche le periferie e le zone rurali, fino a toccare angoli sperduti come Kotzebue in Alaska e Porto Rico, dimostrando che il malcontento è diffuso e radicato.

I sondaggi recenti indicano un livello minimo mai registrato prima per l’approvazione di Trump. Un dato che alimenta ulteriormente la tensione politica, a pochi mesi dalle elezioni di midterm di novembre 2026. Diverse organizzazioni, come Common Defense guidata dall’attivista Naveed Shah, accusano l’amministrazione di trascinare il paese in conflitti sempre più pericolosi e di intensificare la repressione interna contro minoranze e gruppi vulnerabili.

Roma si mobilita: un corteo contro la guerra e la tirannia

Anche in Italia la protesta prende corpo con forza e partecipazione. A Roma, l’appuntamento è alle 14 in piazza della Repubblica, da dove migliaia di persone si metteranno in marcia verso San Giovanni. Il corteo fa parte della mobilitazione globale “Together. Contro i Re e le loro guerre”, un fine settimana di iniziative che vedono insieme attivisti internazionali e associazioni locali. Si parla di oltre quindicimila partecipanti e più di 700 realtà coinvolte, tra cui spiccano gruppi come Askatasuna, molto attivi soprattutto dopo lo sgombero, lo scorso dicembre, del centro sociale di Torino.

Il clima resta teso anche per le recenti notizie di violenza nel mondo anarchico romano: l’esplosione in un casolare del parco degli Acquedotti, che ha causato la morte di due anarchici impegnati nella fabbricazione di un ordigno, ha spinto le forze dell’ordine a rafforzare i controlli per evitare infiltrazioni durante la manifestazione. Le autorità vogliono garantire che il corteo resti pacifico, ma la determinazione dei manifestanti a denunciare la deriva autoritaria e le politiche di guerra non si placa.

Proteste in prima linea: musica, politica e impegno civile

Queste manifestazioni hanno un forte significato politico e simbolico. Minneapolis, che all’inizio del 2026 è stata teatro di dure operazioni anti-immigrazione e di forti proteste, si conferma un punto chiave, insieme alla vicina Saint Paul. La presenza di personaggi come Bruce Springsteen, pronto a esibirsi con “Streets of Minneapolis”, una canzone dedicata alle vittime Renee Good e Alex Pretti, dà ancora più rilievo all’evento.

Anche la sinistra americana si schiera apertamente contro Trump. Il senatore Bernie Sanders, noto oppositore dell’amministrazione, prenderà parte alla mobilitazione, sottolineando la necessità di contrastare quella che definisce una “polizia segreta mascherata” e una guerra illegale che mette in pericolo i cittadini. Il collettivo No Kings denuncia attacchi ai diritti civili e alla libertà di parola, accusando il presidente di voler instaurare una vera e propria tirannia.

I numeri parlano chiaro: due terzi dei manifestanti vivono fuori dalle grandi città, un segnale che la protesta vuole abbracciare tutto il paese, non solo le metropoli. L’American Federation of Teachers, con la sua presidente Randi Weingarten, invita il governo a cambiare rotta, smettendo di alimentare odio e paura e concentrandosi invece sul miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini.

La terza grande giornata di protesta del movimento No Kings mette in luce un’America divisa, con un’opposizione in crescita che sfida il ritorno di Trump con una forza che si allarga a livello globale. Sullo sfondo, la tensione resta alta, mentre il calendario politico americano segna i mesi che mancano alla possibile svolta elettorale di novembre 2026.

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