Milano, ragazza sfregiata in metro: Mohammed Saidi resta in carcere per pericolosità sociale

Alla fermata Duomo di Milano, una giovane di 22 anni è stata sfregiata al volto con una violenza inaudita. Mohammed Saidi, 27 anni, di origine algerina, è stato fermato dalla polizia e ora resta in carcere. Il gip ha deciso per la custodia cautelare, confermando la gravità del caso. La città è rimasta sconvolta: non tanto per la rapidità delle indagini, quanto per la brutalità dell’aggressione e i nodi ancora irrisolti che emergono dalla vicenda.

Il gip Mariani conferma il carcere: rischio di nuovi atti violenti e pericolo sociale

Il giudice per le indagini preliminari, Cristian Mariani, ha deciso di tenere Saidi in carcere, ritenendo fondate le accuse di sfregio permanente aggravato da futili motivi. Nel provvedimento, il magistrato sottolinea la gravità del gesto e la pericolosità sociale dell’indagato. Saidi ha agito con estrema violenza contro una donna indifesa, e lo ha fatto anche dopo essere stato arrestato poche ore prima.

Il gip spiega che la custodia è necessaria per proteggere la comunità, vista la concreta possibilità che Saidi possa commettere altri reati o tentare la fuga. Oltre all’accusa principale, è indagato anche per resistenza a pubblico ufficiale, a causa della sua reazione durante l’intervento delle forze dell’ordine.

L’ordinanza riflette l’urgenza di fermare un uomo che ha dimostrato scarso controllo e ha scelto di colpire con un coltello una persona inerme.

Al carcere di San Vittore: Saidi nega e racconta una versione difficile da credere

Durante l’interrogatorio a San Vittore, Mohammed Saidi ha fornito la sua versione dei fatti. Ha risposto alle domande del giudice mostrando un atteggiamento teso e arrabbiato, come riferito dalla sua avvocata, Mara Bracco, presente all’udienza. L’avvocata è uscita dal carcere da un’uscita secondaria, segno della delicatezza della situazione.

Saidi ha detto di essere arrivato in Italia un mese fa dalla Francia, dove lavorava come idraulico con un connazionale. Ha chiesto di poter tornare in Algeria, suo paese d’origine, segnalando la volontà di chiudere in fretta la questione.

Tuttavia, la sua versione presenta molte contraddizioni. Ha sostenuto di essere stato lui la vittima, accusando la donna di averlo insultato e guardato in modo minaccioso. Ha negato di aver detto di essere musulmano, come invece riportato negli atti. Ha anche affermato di non avere un coltello con sé e ha mostrato una ferita al dito per sostenere la sua versione.

Secondo Saidi, la ferita al volto della donna sarebbe stata causata dalla fibbia della sua borsetta durante una colluttazione. Ha confermato che il sangue trovato a terra era il suo, non quello della vittima. Una ricostruzione che però il gip ha giudicato poco credibile, dati i riscontri delle indagini.

Aggressione alla fermata Duomo: un caso che scuote la città e apre nuovi interrogativi

L’aggressione è avvenuta in una delle zone più frequentate e centrali di Milano, alla fermata Duomo, un nodo cruciale per la mobilità cittadina e luogo simbolo della vita milanese. Episodi simili qui accendono un campanello d’allarme per la sicurezza pubblica.

Il fatto che Saidi fosse già stato arrestato poche ore prima allarga il dibattito sulle strategie per gestire soggetti potenzialmente pericolosi. La decisione di tenerlo in carcere vuole evitare che possa compiere altri gesti violenti, vista la sua spregiudicatezza.

L’aggravante dei futili motivi evidenzia come la violenza sia scaturita da una situazione di poco conto, ma portata alle estreme conseguenze. Colpire al volto con un coltello richiede una risposta forte anche sul fronte della vigilanza nelle stazioni della metropolitana.

Il giudice ha anche sottolineato il rischio che Saidi possa tentare di scappare dall’Italia, data la sua origine e i legami con l’estero. La sua richiesta di rimpatrio durante l’interrogatorio aggiunge complessità al quadro, sollevando riflessioni sulle politiche di ingresso e permanenza di cittadini stranieri con profili a rischio.

Il caso non è solo un episodio di violenza brutale, ma mette in luce questioni di ordine pubblico e giustizia nel contesto milanese. Le autorità seguono con attenzione l’evoluzione delle indagini e valutano le misure necessarie per garantire la sicurezza senza rinunciare al rispetto delle regole.

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