Milano, arrestata la “squadretta” di vigili: accuse per corruzione e spaccio di droga

Mezzo chilo di hashish, nascosto in un’auto. Più di mille euro in contanti, frutto di chissà quali affari. È bastato quel dettaglio, all’apparenza insignificante, per far scattare un’inchiesta che ha svelato una rete di illegalità dentro la polizia locale di Milano. Cinque vigili, tra cui una commissaria di 43 anni, ora sono indagati. Tutto è partito da un controllo su uno spacciatore: da lì, la procura ha ricostruito un quadro inquietante fatto di falsificazioni, pestaggi e abusi di potere. Da metà luglio, le indagini non si sono fermate, fino all’arresto dei protagonisti e alla scoperta di un sistema molto più oscuro di quanto si potesse immaginare.

La trappola dello spacciatore: ecco come è scattata l’indagine

Tutto è partito da una segnalazione affidabile che indicava un 29enne attivo nello spaccio tra Milano e Corsico. Il 16 luglio è scattata l’operazione: la compravendita di mezzo chilo di hashish è stata la scusa per fermarlo. L’uomo, con precedenti per droga, sembrava il bersaglio perfetto per un intervento delle forze dell’ordine. Ma il giudice ha capito subito che dietro c’era ben altro: gli agenti avevano costruito tutta la scena per assicurarsi un arresto «a tutti i costi».

Il fermo è avvenuto a viale Liberazione, a Corsico, ma nel verbale è indicato via Ludovico il Moro, a Milano. Un errore non da poco. I filmati delle telecamere mostrano che lo spacciatore non ha nemmeno provato a scappare, contrariamente a quanto riportato nel verbale. È stato un agente in borghese a fermarlo, chiedendogli un accendino prima di mettergli le manette. Questi particolari hanno fatto scattare l’ipotesi di arresto illegale e falso ideologico.

La persona che avrebbe comprato la droga è un’altra indagata, legata a un altro presunto spacciatore. Tutto sembra parte di un disegno più ampio, in cui gli agenti hanno forzato le regole per ottenere risultati a ogni costo. Il giudice ha sottolineato l’assoluto disprezzo delle norme deontologiche da parte dei cinque coinvolti.

Commissaria e agenti: le accuse e i profili giudiziari

Dietro le sbarre sono finiti la commissaria Ilenja Sabato, 43 anni, e gli agenti Denni Dileo , Mattia Rignanese , Rosario Piscopo e Vincenzo Compagnone . Quest’ultimo era già noto per un caso precedente che coinvolgeva una transgender di nome Bruna. A tutti vengono contestati arresto illegale, peculato e falso ideologico in qualità di pubblici ufficiali.

L’ordinanza di custodia cautelare è stata firmata dal gip Elio Sparacino, che cita anche precedenti sospetti di condotte illecite della stessa squadra. Almeno due operazioni arbitrarie, con arresti senza fondamento e verbali falsificati, erano già state documentate. Una di queste risale al primo agosto, pochi giorni dopo l’arresto principale, e riguarda un altro pusher fermato per una quantità minima di hashish.

Questa pratica illegale sembrava essere diventata una regola, ma ora le autorità vogliono vederci chiaro, allargando l’inchiesta per scovare eventuali complici e altri casi simili.

Telecamera bloccata e sospetti di manomissione: indagini sui complici

Un dettaglio che ha insospettito gli inquirenti riguarda la telecamera di sorveglianza che avrebbe ripreso l’arresto del 16 luglio. Quel giorno, la telecamera, fino a quel momento funzionante, si è improvvisamente spenta o ha cambiato angolazione, per poi riaccendersi poco dopo. Il giudice sospetta un intervento esterno, come un comando remoto, per far scomparire le tracce di quel che è successo.

Questo lascia aperta la possibilità che altre persone, forse non ancora identificate, abbiano aiutato o coperto gli agenti coinvolti. Le indagini vanno avanti proprio per chiarire questo punto e scoprire se ci sono complici nascosti in questo presunto sistema di illegalità.

Interrogatori a San Vittore e prossimi passi dell’inchiesta

I cinque sono stati portati al carcere di San Vittore, dove sono in programma gli interrogatori di garanzia. Le autorità approfondiranno le accuse di arresto illegale, peculato e falso, concentrandosi sulla ricostruzione precisa delle operazioni contestate.

Il gip ha chiesto di verificare anche il possibile coinvolgimento di altri agenti o persone esterne. Le testimonianze, i video e i documenti raccolti disegnano una rete di responsabilità che potrebbe allargarsi.

La procura tiene d’occhio da vicino la gestione della cosiddetta “squadretta” di vigili e le modalità con cui si sono svolte queste attività fuori legge, che rischiano di compromettere la credibilità di tutto il corpo di polizia locale di Milano.

A poche settimane dai fatti, la vicenda ha già acceso un acceso dibattito su come vengono controllati gli agenti e su come si interviene in strada, soprattutto nelle zone più delicate dove spaccio e microcriminalità sono un problema costante.

L’inchiesta prosegue, coinvolgendo ruoli di vertice e agenti, e punta a fare luce su un sistema che, fino a ora, sembrava blindato.

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