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Meta paga 16,7 miliardi per chiudere il maxi-processo sulla dipendenza da social tra adolescenti negli USA

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Redazione

La California ha chiuso una lunga battaglia legale che ha coinvolto Meta e ben 29 Stati americani. Al centro della controversia c’era un’accusa pesante: Facebook e Instagram sarebbero stati progettati per creare dipendenza tra gli adolescenti. Dopo mesi di scontri in tribunale, con un processo partito ad agosto 2023 a Oakland, Meta ha accettato di pagare 16,7 miliardi di dollari. Ma non è solo una questione di soldi: l’accordo prevede anche nuove regole per limitare l’uso delle piattaforme da parte dei minori. Una mossa che punta a tutelare davvero i ragazzi, più che a chiudere semplicemente un capitolo giudiziario.

Il processo: cosa hanno contestato gli Stati a Meta

La causa nasce da un gruppo di procuratori generali di 29 Stati che hanno accusato Meta di aver sviluppato Facebook e Instagram con funzioni studiate per tenere incollati gli adolescenti. Secondo gli inquirenti, queste piattaforme venivano presentate come spazi sicuri, ma nascondevano rischi concreti legati a certe scelte di design.

Il nodo della questione sono meccanismi come lo “scroll infinito” e l’autoplay, che spingono a consumare contenuti senza sosta. Gli Stati sostengono che questi strumenti saturano l’attenzione dei ragazzi e possono creare dipendenza, soprattutto tra i più vulnerabili. Non si tratta solo di un danno morale, ma di una responsabilità diretta nel modo in cui sono stati concepiti i social.

Gli avvocati pubblici puntavano non solo a un risarcimento miliardario – si parlava di cifre fino a 200 miliardi – ma anche a una vera riforma delle piattaforme, per limitare gli effetti negativi su un pubblico così sensibile.

L’accordo: più controlli, limiti e nuovi strumenti per i minorenni

I 16,7 miliardi versati da Meta rappresentano solo una parte dell’accordo, che impone una serie di cambiamenti concreti sulle piattaforme. Tra le misure più importanti ci sono i limiti giornalieri al tempo di utilizzo per gli adolescenti, accompagnati da blocchi notturni per evitare che i ragazzi navigino fino a tardi.

Meta si impegna inoltre a migliorare i sistemi per verificare l’età degli utenti, così da impedire l’accesso ai minorenni non autorizzati e proteggere meglio da contenuti inappropriati. In più arriveranno nuovi strumenti per il controllo parentale, che permetteranno ai genitori di monitorare e gestire più facilmente l’attività online dei figli.

Pur senza ammettere formalmente le accuse, Meta ha definito l’accordo un possibile “nuovo standard” per il settore, auspicando che anche altre piattaforme seguano questa strada per regolamentare l’impatto della tecnologia sui giovani.

Perché Meta ha scelto di patteggiare così in fretta

La scelta di chiudere la causa appena due settimane dopo l’avvio del processo sembra dettata da diversi motivi. Pur avendo respinto con forza le accuse e giudicato troppo alta la richiesta economica, Meta ha probabilmente ceduto alla pressione crescente su temi legati alla sicurezza dei minori.

Negli Stati Uniti, infatti, molte cause simili sono in corso contro Meta, promosse da famiglie, procuratori e istituzioni. Anche in Europa, nel 2024, l’Unione Europea ha mosso accuse analoghe contro l’azienda per il design delle sue piattaforme, ritenuto favorevole alla dipendenza.

In questo scenario di crescente attenzione e possibili nuovi contenziosi, un accordo economico e normativo diventa una mossa per contenere i rischi legali e migliorare l’immagine pubblica.

L’effetto sui mercati e la nuova strategia di Meta

L’intesa ha avuto un impatto immediato anche sulle borse. Il titolo Meta, che all’apertura del processo aveva perso oltre il 3%, ha messo a segno un rialzo del 4,1% dopo l’annuncio dell’accordo. Il mercato ha visto con favore la fine della disputa, premiando la riduzione dell’incertezza.

Sul piano strategico, Meta vuole mostrare un cambio di passo sulla tutela dei minori in rete. Le nuove regole e gli strumenti per il controllo parentale riflettono una risposta alla pressione normativa e sociale. Resta però da capire come queste novità influiranno sull’uso delle piattaforme da parte degli adolescenti nel lungo periodo.

Con questo maxi-patteggiamento, che unisce un risarcimento importante a impegni regolatori, si apre una nuova pagina nella regolamentazione delle grandi tech, soprattutto per quanto riguarda la protezione dei più giovani dagli effetti collaterali dei social network.

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