Meloni sul caso Mario Roggero: “Pena sproporzionata, sicuri che il pericolo fosse finito?”

Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour, è stato condannato per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo all’interno della sua bottega. Una sentenza che ha acceso un dibattito acceso, ma è stata la premier Giorgia Meloni a rimettere il caso sotto i riflettori. In un’intervista al Corriere della Sera, Meloni ha messo in discussione la severità della pena e ha sollevato dubbi sullo stato mentale di Roggero nel momento in cui ha sparato. Non si tratta solo di legge, ha detto, ma di comprendere chi si trova a difendersi in situazioni estreme, tra paura, stress e trauma. Una vicenda che, più che una semplice questione giudiziaria, ha scatenato un confronto politico e sociale sulla percezione del pericolo e sulle reazioni umane quando la vita è in gioco.

Meloni: “Era davvero in sé quando ha sparato?”

Nel colloquio con Marco Galluzzo, Meloni ha messo in discussione la capacità di Roggero di intendere e volere mentre sparava ai rapinatori. La premier si è chiesta se, con la moglie minacciata da una pistola puntata alla testa, il gioielliere potesse mantenere davvero il controllo della situazione. “In situazioni così estreme – ha detto – corpo e mente reagiscono con un istinto immediato che può offuscare lucidità e razionalità”. Meloni ha ricordato anche che Roggero era stato già vittima di una rapina nel 2015, un trauma che avrebbe potuto riaccendere paure profonde durante l’aggressione.

In più, Meloni ha sottolineato quanto sia difficile stabilire con precisione quando il pericolo sia davvero finito. Non c’è un confine netto tra la fine della minaccia e il momento in cui Roggero ha sparato. L’adrenalina e la risposta “combatti o fuggi” possono far percepire un pericolo ancora presente anche quando è ormai passato. La premier ha spiegato che neanche i professionisti della sicurezza riescono sempre a mantenere sangue freddo in situazioni così tese. Per questo, secondo lei, criticare Roggero per aver agito sotto pressione senza apparente lucidità è ingiusto e non tiene conto delle dinamiche umane reali.

Pena troppo dura rispetto ad altri reati: la battaglia di Meloni

Meloni non ha risparmiato critiche sulla severità della condanna inflitta a Roggero, definendola sproporzionata rispetto a pene inflitte per crimini gravi come pedofilia o stupri di gruppo, spesso più lievi. Questo confronto ha acceso un dibattito pubblico sulla necessità di rivedere la proporzionalità delle pene. La premier ha raccontato di aver chiesto al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, di avviare una procedura di grazia, precisando però che la decisione finale spetta al presidente della Repubblica.

In parallelo, Meloni ha annunciato l’intenzione di modificare la legge sul risarcimento dei danni civili. Vuole evitare che chi subisce un danno durante un reato debba a sua volta risarcire le vittime, evitando così una doppia punizione che colpisce non solo la libertà personale, ma anche il patrimonio di una vita. Questa proposta nasce proprio dall’esperienza di Roggero, che oltre alla pena rischia di perdere tutto ciò che ha costruito con anni di lavoro. Un tentativo di correggere una situazione che, secondo Meloni, pesa non solo sull’imputato ma su tutta la famiglia, prolungando una sofferenza difficile da giustificare con la giustizia.

La moglie di Roggero: “Chiediamo clemenza per un uomo di famiglia”

Le parole di Meloni trovano eco in quelle di Mariangela Sandrone, moglie di Mario Roggero, che in un’intervista a La Stampa si è rivolta direttamente al presidente Mattarella chiedendo clemenza. Mariangela ha sottolineato i 72 anni del marito, i traumi subiti e l’assenza di pericolosità sociale che giustificherebbe una pena così lunga. Lo ha descritto come un uomo di famiglia, un nonno affettuoso e un lavoratore instancabile, lontano dall’immagine emersa durante il processo e sui media.

La famiglia sta concentrando tutte le energie nella battaglia legale, sperando in una grazia che possa riportare Roggero a casa, vicino ai suoi cari. Il loro appello, sostenuto da numerosi messaggi di solidarietà, invita le istituzioni a guardare oltre la vicenda giudiziaria e a considerare il dramma umano che c’è dietro. Intanto, Roggero ha cominciato a scontare la pena nel carcere di Bollate da venerdì scorso, lasciando emergere il volto privato di una storia che ha acceso un acceso dibattito pubblico e morale.

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