La mano di Dante: Oscar Isaac protagonista in un thriller ambizioso tra mafia e Divina Commedia

Nick Tosches è uno studioso schivo, abituato a lavorare nell’ombra. Quando gli arriva il compito di autenticare un manoscritto misterioso, pensa sia solo un altro incarico. Ma quel testo, che potrebbe essere la Divina Commedia originale, cambia tutto. Da qui nasce un intreccio che travolge passato e presente, mescolando mafia, poesia e identità. Il film, con un cast di livello e una fotografia elegante, pecca solo in alcuni momenti di lentezza, soprattutto nella seconda parte. Però, il richiamo di Dante e la potenza delle sue parole tengono lo spettatore agganciato, come un filo invisibile che lega epoche lontane.

Un cast di grandi nomi alle prese con ruoli che non sempre brillano

Diretto da Julian Schnabel e presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, il film si affida a un cast importante. Oscar Isaac si divide tra Nick Tosches e Dante Alighieri, offrendo una prova solida e coinvolgente, capace di dare corpo a due personaggi distanti ma speculari. Gerard Butler interpreta un ruolo senza scrupoli, uno dei punti più riusciti e intensi della pellicola.

Attorno a loro, però, nomi come Gal Gadot e Jason Momoa faticano a emergere. Gadot è Giulietta, una figura che si limita a fare da oggetto del desiderio maschile, senza una vera profondità o peso nella storia, nonostante il confronto interessante con Gemma Donati, moglie di Dante, e con Beatrice. Momoa dà vita a un criminale piatto, a tratti quasi caricaturale e poco credibile.

Non passano inosservati i brevi cameo di Al Pacino e Martin Scorsese. Quest’ultimo interpreta Isaiah, un anziano saggio che guida Dante nei momenti di confusione e smarrimento. Pur brevi, queste apparizioni danno un valore aggiunto al racconto.

Passato e presente si sfidano a colpi di colori e simboli

La narrazione si regge su un gioco di contrasti tra presente e passato. Il mondo contemporaneo, mostrato in bianco e nero, appare grigio, corrotto e desolato, con Nick Tosches che sembra perso, senza una direzione chiara. In netto contrasto, l’epoca di Dante esplode in colori vivi e saturi, pieni di vita, desideri e una spiritualità più legata all’anima che alla religione.

Questa scelta cromatica, fuori dagli schemi tradizionali, racconta una visione originale: Dante e il suo tempo sono un universo pulsante, ricco di passioni. Le scene ambientate in Italia, con inquadrature attente e una cura estetica raffinata, creano un’atmosfera potente. Inferno, Purgatorio e Paradiso non sono solo tappe dell’aldilà, ma diventano metafore centrali per l’intera storia.

Il film punta molto su questi riferimenti poetici, soprattutto sull’Inferno, che diventa una lente per leggere il presente e i conflitti interiori del protagonista. L’ambientazione non è solo sfondo, ma parte integrante della narrazione, che spinge lo spettatore a immergersi nel mondo e nei tormenti di Dante.

Un ritmo che perde colpi tra virtuosismi e personaggi poco sviluppati

Nonostante le premesse, la seconda parte della pellicola si trascina. Dopo un’ora, si notano lungaggini: scene che si allungano senza aggiungere nulla alla trama o ai personaggi. Il ritmo cala e la tensione costruita all’inizio rischia di spegnersi.

Alcuni momenti sembrano cercare a tutti i costi un virtuosismo narrativo e visivo che però non porta a un vero coinvolgimento drammatico. Il gioco di stile resta fine a sé stesso, senza aiutare la comprensione o la profondità della storia.

Le tematiche ispirate a Dante sono ricche di potenziale, ma il film si limita a scalfirle in superficie, senza un vero approfondimento o un’analisi più rigorosa. Ne esce un equilibrio fragile tra ambizione e risultato, collocando il film tra le opere originali ma non sempre riuscite pienamente.

La forza di Dante e l’interpretazione intensa di Oscar Isaac tengono in piedi il racconto

“La mano di Dante” racconta una storia ambiziosa che attraversa il tempo. Il richiamo di Dante Alighieri è il motore principale del film. Le sue opere conservano un fascino potente, che va oltre le immagini e i personaggi, entrando nel cuore della narrazione.

La cura visiva, le location italiane e la scelta di un passato vivido aiutano a mantenere vivo l’interesse, nonostante qualche sbavatura nei personaggi secondari e una narrazione a tratti lenta.

A sorreggere la pellicola è soprattutto Oscar Isaac, la cui doppia interpretazione tiene insieme il filo emotivo e storico. La sua prova racconta la complessità di un uomo che deve fare i conti con un passato ingombrante, costruendo un ponte con la figura di Dante e le inquietudini di un presente oscuro e corrotto.

Il film di Schnabel resta un’opera coraggiosa e fuori dal comune, che può affascinare chi ama la letteratura italiana e i misteri legati ai grandi personaggi culturali. Resta però la sensazione che avrebbe potuto guadagnare in ritmo e in una scrittura più solida per tutti i protagonisti.

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