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Il Cileno: tra rivoluzioni italiane e cilene anni ’70, il film che racconta la vera storia di Aldo Marín

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Redazione

Aldo Marín guarda il mondo con gli occhi di chi ha vissuto due rivoluzioni: quella cilena e quella italiana degli anni ’70. Dalle miniere polverose del Cile alle vie grigie di Torino, la sua vita si intreccia con i drammi e le tensioni di un’epoca che ha cambiato per sempre il destino di intere generazioni. Sergio Castro-San Martín racconta questa storia, cercando di catturare non solo i fatti, ma anche l’anima di un uomo diviso tra speranza e fuga. Il risultato? Un film che affonda le radici in un passato tumultuoso, con spunti intensi, ma che ogni tanto inciampa nella complessità di quel tempo.

Aldo Marín e l’Italia degli anni di piombo: una fuga dalla repressione

La storia segue Aldo Marín, interpretato da Camilo Arancibia, giovane minatore cileno costretto a lasciare il suo paese sotto la morsa della repressione politica e dei tumulti rivoluzionari degli anni ’70. Abbandona la famiglia, con una moglie e un figlio di pochi mesi, e arriva a Torino in cerca di salvezza. La città è immersa nel clima teso degli anni di piombo, segnati da violenza politica, scontri sociali e una forte presenza di gruppi anarchici.

Qui Aldo incontra Luciana , dottoressa coinvolta in ambienti anarchici, nota per praticare aborti clandestini — attività che diventa una delle sottotrame del film. Questo incontro segna una svolta per Aldo, che cerca di costruirsi una nuova vita ma non riesce a staccarsi dal suo passato fatto di fabbricazione di ordigni esplosivi. La storia si muove tra il suo tentativo di allontanarsi dalla violenza e l’inevitabile richiamo alle lotte armate che sembrano inseguirlo.

Tra storia e invenzione: la libertà narrativa del film

Presentato al Locarno Film Festival, il film prova a raccontare un capitolo poco noto ma importante della storia che collega Italia e Cile negli anni ’70. Il regista Sergio Castro-San Martín ammette di aver preso alcune libertà narrative, inserendo personaggi e situazioni non documentate. Il personaggio di Luciana e la trama sugli aborti clandestini sono invenzioni pensate per rappresentare il fermento femminista di quegli anni in Italia.

Queste scelte, pur arricchendo la narrazione, creano però alcune discrepanze con i fatti storici riguardanti Aldo Marín. Anche il finale e il modo in cui Aldo si coinvolge a Torino si discostano dalla realtà documentata. Nonostante questo, il film riesce a mettere in luce un pezzo di storia poco raccontato, dando voce a una realtà segnata dalla violenza politica sia in Cile che in Italia.

Dove il racconto inciampa: limiti e critiche

Nonostante una fotografia curata e un’ambientazione ben resa, il film presenta alcune debolezze. La storia spesso resta in superficie, con una narrazione che lascia troppe domande aperte e offre poche spiegazioni rispetto alla complessità degli eventi. La struttura è frammentata e alcuni passaggi non sono chiari, rendendo difficile allo spettatore immergersi completamente nella tensione di quegli anni.

I personaggi secondari rimangono poco sviluppati: la sceneggiatura si concentra quasi solo su Aldo e Luciana, trascurando il contesto sociale e gli altri protagonisti. Torino, che avrebbe potuto diventare un elemento centrale con la sua atmosfera carica di conflitti, resta sullo sfondo senza emergere davvero.

La carica eversiva degli anni ’70 a metà strada

In certi momenti, il film riesce a trasmettere l’energia e il clima rivoluzionario che animavano l’Italia e il Cile negli anni ’70. Racconta una storia fatta di incontri e scontri umani, motivazioni diverse e destini intrecciati. Ma manca quel coraggio necessario per trasformare quella vivacità storica in un’esperienza davvero coinvolgente.

Sara Serraiocco, nota per le sue doti interpretative, resta in parte limitata da una sceneggiatura che non le concede lo spazio per approfondire il personaggio. L’emotività c’è, ma non sempre arriva allo spettatore; il racconto procede spesso per scorci più che per dettagli solidi, lasciando la sensazione di un’occasione sprecata.

La pellicola arriverà nelle sale italiane nel 2026, distribuita da Fandango. Nel cast, oltre ai protagonisti, figurano Camilo Arancibia, Gaetano Bruno, Andrew Bargsted e Lorenzo Richelmy. Pur con qualche limite, il film resta un tentativo interessante di esplorare un capitolo cruciale e poco conosciuto della storia politica recente.

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