Il 30 settembre chiuderà Rai Scuola, storica finestra sull’educazione televisiva italiana. Dal giorno dopo, il canale 57 del digitale terrestre si trasforma in Italiana, una nuova emittente che promette di raccontare la vera identità del Paese, tra territori, tradizioni e storie meno conosciute. La decisione ha scatenato un acceso dibattito: per molti Rai Scuola è stato un punto di riferimento, soprattutto nei mesi difficili della pandemia, quando ha fatto da supporto a studenti e insegnanti. Ora, però, la Rai punta su un’altra narrazione, più culturale e territoriale. Ma a quale prezzo? Le proteste non si sono fatte attendere, con migliaia di firme raccolte in poche ore contro la chiusura. Il futuro del canale pubblico sembra incerto, e con esso quello di un modello di servizio educativo che per anni ha accompagnato milioni di italiani.
Non si è fatta attendere la risposta di chi considerava Rai Scuola un punto fermo. Appena annunciata la chiusura, è partita una petizione su Change.org che in pochi giorni ha superato le 11 mila firme. Le adesioni continuano a crescere, ma sono i commenti a rivelare il vero sentimento: tanti vedono nella chiusura un passo indietro per il servizio pubblico, proprio mentre il Paese avrebbe bisogno di investire di più su risorse culturali e formative accessibili a tutti. Chi ha promosso la petizione ha sottolineato che “la cultura non deve piegarsi alle logiche di mercato o a interessi politici.” È un’idea che ha trovato molti consensi, soprattutto tra chi vuole mantenere un servizio che unisce educazione e televisione senza badare a share o profitti.
Durante la pandemia, Rai Scuola ha avuto un ruolo chiave. Il Ministero dell’Istruzione ha sfruttato il canale come una vera e propria aula virtuale, con programmi pensati per gli studenti costretti a casa. Le lezioni in tv sono diventate un appuntamento quotidiano per migliaia di ragazzi, un’esperienza che ha accresciuto il valore del canale. Quel periodo ha dimostrato che la televisione può integrarsi con la scuola in modo concreto. Ora la paura è che con la chiusura si perda uno strumento prezioso, capace di sostenere la cultura scolastica anche in momenti di emergenza.
Non si sono fermate alle proteste per la scomparsa di Rai Scuola. La nascita di Italiana ha acceso un dibattito altrettanto acceso sulle scelte editoriali. Italiana vuole raccontare l’identità nazionale attraverso borghi, artigianato, enogastronomia e cultura popolare, ma rinuncia del tutto all’anima educativa e didattica che contraddistingueva Rai Scuola. Tra i critici, c’è chi accusa la Rai di puntare su un’immagine nostalgica e superficiale dell’Italia, senza proporre contenuti di approfondimento e crescita culturale.
Per molti, perdere Rai Scuola è un duro colpo per il panorama televisivo italiano, soprattutto in un momento in cui cresce la domanda di programmi educativi di qualità. Gli osservatori più critici chiedono nuovi investimenti per rafforzare l’offerta formativa già esistente, sottolineando che non si tratta solo di un canale in più, ma di un presidio culturale pubblico e accessibile. Si fa notare che si potrebbero aggiornare e ampliare i contenuti, senza dimenticare l’importanza sociale e l’accessibilità.
Anche sul web le reazioni non mancano: utenti e appassionati insistono sul fatto che Rai Scuola non può essere sostituito da programmi meno istituzionali e temono che il nuovo canale possa allontanare un pubblico affezionato e in cerca di contenuti di valore. Le critiche sottolineano il rischio che l’offerta formativa venga sacrificata in favore di una programmazione più commerciale, con conseguenze negative per il servizio pubblico.
Rai Scuola nasce nel 1964 da un accordo tra Rai e il Ministero dell’Istruzione. Da allora, ha accompagnato diverse generazioni, offrendo programmi seri e dedicati all’educazione e alla cultura. Solo nel 2009 il canale ha preso il nome Rai Scuola, ma la sua missione educativa era già ben consolidata.
Silvia Bencivelli, divulgatrice scientifica che ha collaborato a lungo con il canale, ricorda come nel tempo le risorse siano diminuite, ma proprio durante la pandemia Rai Scuola ha ritrovato centralità, spostandosi dal numero 146 al 57 del digitale terrestre per raggiungere un pubblico più ampio. Questo cambio ha rappresentato un’occasione per rendere le lezioni televisive più accessibili.
Negli ultimi anni, però, la produzione di contenuti nuovi ha rallentato, lasciando spazio a molte repliche che hanno ridotto l’appeal e l’efficacia didattica del canale. Nonostante tutto, durante il lockdown Rai Scuola è stato un punto di riferimento solido, capace di supportare studenti e insegnanti nel momento più difficile.
Con Italiana, la Rai prende una direzione completamente diversa. Il nuovo canale, che prende il posto di Rai Scuola dal 1° ottobre 2024, vuole raccontare l’italianità attraverso i borghi, l’artigianato, l’enogastronomia, le imprese, l’ambiente e il turismo. L’idea è di offrire una narrazione emozionale e trasversale, capace di parlare a diverse generazioni e di mettere in luce il patrimonio culturale e l’identità dei territori.
All’inizio, Italiana trasmetterà soprattutto contenuti già prodotti, riciclando parte del materiale esistente. Ma nei mesi successivi sono previste nuove produzioni, rimontaggi e format in diretta. L’obiettivo è costruire un palinsesto fresco e capace di attrarre chi è interessato alle radici culturali e agli stili di vita italiani.
Il progetto Italiana rappresenta una scelta chiara, che riflette una diversa visione del servizio pubblico. È un canale più orientato alla promozione turistica e culturale, meno a quella educativa tradizionale. Questo cambio di rotta mostra come la Rai stia rivedendo la sua offerta televisiva, puntando su contenuti più emozionali e identitari, legati alla valorizzazione del territorio. La sfida sarà mantenere vivo l’interesse del pubblico, riuscendo a unire racconto popolare e qualità culturale.
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