Tre morti, un virus raro e una nave da crociera bloccata nel porto di Granadilla, a Tenerife. La MV Hondius, olandese, è finita sotto il riflettore dopo un focolaio di hantavirus che ha colpito passeggeri ed equipaggio provenienti da 23 nazioni diverse. Un corpo resta ancora a bordo, mentre le autorità tengono la nave ancorata fuori dal porto, in isolamento stretto, prima di autorizzare la partenza verso i Paesi Bassi per la sanificazione. Il governo spagnolo ha preso il comando delle operazioni, lavorando fianco a fianco con l’Organizzazione mondiale della Sanità. Non sono mancate tensioni: inizialmente le autorità delle Canarie avevano bloccato l’attracco, preoccupate per la sicurezza pubblica. Ora, volti noti come il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus e vari ministri spagnoli sono sbarcati sull’isola, pronti a gestire da vicino l’emergenza.
Il porto di Granadilla ha accolto la MV Hondius con un dispositivo di sicurezza senza precedenti nella zona. La nave è stata scortata da una motovedetta della Guardia Civil e ancorata in un’area riservata, con una zona di navigazione vietata fino a un miglio nautico per evitare contatti accidentali. Le autorità hanno istituito un cordone sanitario rigido per contenere il rischio di diffusione del virus, una situazione mai vista prima alle Canarie. Il governo centrale spagnolo ha coordinato l’intervento insieme all’OMS, che ha valutato il rischio per la popolazione locale come «assolutamente basso».
L’attenzione resta alta anche grazie all’arrivo del direttore generale dell’OMS, Tedros Ghebreyesus, giunto sull’isola dopo un incontro a Madrid con il premier Pedro Sánchez. Il presidente spagnolo ha difeso la scelta di permettere l’attracco definendola un «dovere morale e legale» per il Paese, che deve garantire un porto sicuro alle navi in difficoltà. Le autorità canarie avevano espresso dubbi sulla gestione del contagio, ma alla fine ha prevalso un approccio coordinato e trasparente.
Il piano per lo sbarco dei passeggeri della MV Hondius è dettagliato e rigoroso. Nessuno lascerà la nave direttamente: il trasferimento a terra avverrà solo quando ogni Paese coinvolto sarà pronto a gestire il rimpatrio. Il personale sanitario a bordo eseguirà controlli scrupolosi e trasferirà subito via voli medicalizzati chi dovesse mostrare sintomi. Gli altri saranno portati a riva con gommoni Zodiac e poi trasferiti con autobus dedicati all’aeroporto di Tenerife Sud, a una dozzina di chilometri dal porto.
Le misure di sicurezza vietano di portare con sé bagagli o effetti personali, consentendo solo mascherine Ffp2, telefoni, documenti e caricabatterie. Lo sbarco sarà organizzato per nazionalità, per facilitare quarantene e isolamenti. I primi a scendere saranno i 14 cittadini spagnoli, che dovranno osservare sette giorni di quarantena. Seguiranno 13 olandesi, con quarantena domiciliare di sei settimane, e 22 britannici che saranno isolati in strutture ospedaliere. Gli Stati Uniti hanno invece predisposto il trasferimento dei loro connazionali in un centro medico specializzato in Nebraska, inviando a Tenerife aerei dedicati.
Le autorità spagnole hanno mobilitato un vasto dispositivo per gestire la situazione. Oltre 350 agenti tra Guardia Civil e polizia locale sorvegliano le aree interessate, assicurando il rispetto delle restrizioni e la sicurezza pubblica. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha consigliato un monitoraggio di quarantadue giorni per tutti coloro che sono stati potenzialmente esposti, rafforzando la sorveglianza dopo lo sbarco. Il governo di Madrid ha inoltre attivato il meccanismo europeo di protezione civile, mettendo a disposizione un aereo medico attrezzato per malattie infettive, pronto a intervenire in caso di emergenza.
La gestione di questo caso, senza precedenti nelle Canarie, testimonia una collaborazione efficace tra autorità locali, nazionali e organismi internazionali. L’allerta resta alta, anche se il rischio per la popolazione residente è stato definito basso. L’intervento rapido e coordinato punta a evitare la diffusione del virus, tutelando la salute pubblica senza rinunciare al diritto dei passeggeri a ricevere assistenza medica e supporto per il rimpatrio.
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