Nel 2026, trovare un film che riesca a fondere impegno ecologico e favola sembra un’impresa ardua. “Greta e le favole vere” ci riesce, con coraggio e delicatezza. Al centro della storia c’è Greta, una bambina di dieci anni dallo sguardo intenso, ispirata alla vera Greta Thunberg. Non sopporta più l’inerzia: vuole agire. Così, insieme all’amico Sauro, parte per un viaggio che ha un solo obiettivo: salvare un orsetto polare in trappola, vittima dei bracconieri, e riportarlo al suo habitat naturale, il Polo Nord. Il percorso è pieno di ostacoli, e il film alterna animazione tradizionale e computer grafica, oscillando tra sogno e realtà. Ne nasce un racconto che ha un cuore grande, semplice e ambizioso. Ma in un cinema italiano spesso distratto dall’ecologia, che ruolo può avere un’opera così?
Bernardo Carboni sceglie una strada ibrida, mescolando animazione 2D e grafica digitale per dare vita a un orsetto polare che sembra oscillare tra il mondo reale e quello magico. Questa scelta tecnica sottolinea l’idea di un pianeta da proteggere, e rende il messaggio ambientale accessibile a famiglie e bambini. La sceneggiatura, firmata dallo stesso Carboni con Fabio Di Ranno e Valeria Giasi, si muove tra sogno e realtà, senza perdere la leggerezza di una favola moderna. Un approccio insolito nel cinema italiano, spesso più legato a temi realistici o drammatici.
Ogni dettaglio visivo è curato per creare un’atmosfera affascinante. La fotografia gioca con luci e colori in modo delicato, mentre la colonna sonora accompagna il ritmo e le emozioni della storia. Il film non è esente da qualche forzatura narrativa e momenti prevedibili, ma non rinuncia al coraggio di proporre un modo nuovo di parlare di ecologia, sensibilità ambientale e del ruolo dei più giovani nella difesa del pianeta.
Greta è interpretata da Sara Ciocca, che dà al personaggio una autenticità fatta di determinazione e innocenza. Accanto a lei, Mattia Garaci è Sauro, amico fedele e compagno di viaggio nell’impresa di liberare l’orsetto. Sono loro la parte più fresca e convincente del film, insieme a Federico Cesari, che veste i panni del narratore, il “cantastorie”, e a Demetra Bellina, che interpreta una babysitter ideale, figura che aggiunge spessore e umanità alla storia.
Il cast adulto invece non sempre convince. Raoul Bova e Donatella Finocchiaro sono genitori distanti, poco inclini a capire la passione ambientalista della figlia: una scelta che appare fredda e poco realistica rispetto a come molte famiglie affrontano questi temi. Sabrina Impacciatore prova a portare leggerezza e comicità, ma a tratti rischia di risultare caricaturale. Darko Peric, invece, si avvicina a un personaggio grottesco, perdendo l’occasione di mostrare una figura adulta più complessa.
La varietà del cast riflette la volontà di Carboni di parlare a un pubblico ampio, unendo giovani e adulti in un’esperienza condivisa. Anche se i personaggi più maturi sono meno riusciti, il contrasto con la freschezza dei giovani attori evidenzia il tema centrale: la distanza che spesso separa chi lotta per il futuro del pianeta da chi fatica a capirlo.
La storia di “Greta e le favole vere” unisce la tradizione della favola con la voglia di mescolare realtà e immaginazione per mandare un messaggio urgente e potente. Gli elementi simbolici e una precisa identità visiva danno al film una personalità decisa. Non è un prodotto convenzionale, né un documentario: è un viaggio tra emozioni e realtà pensato per famiglie e bambini.
Alcuni dialoghi sono un po’ troppo schematici e certe svolte prevedibili, ma il film sorprende per il suo intento innovativo e la capacità di coinvolgere. La sensibilità ecologica attraversa tutto il racconto, supportata da immagini curate e da musiche che accompagnano senza appesantire. In un panorama italiano che raramente si spinge in sperimentazioni così nette, “Greta e le favole vere” si distingue per la sua personalità e per l’esperimento narrativo.
Il film va riconosciuto per la sua sincerità, pur con limiti tecnici e di scrittura. Rappresenta un passo avanti nel parlare di ecologia attraverso una favola pensata per tutte le età, mantenendo viva la capacità di emozionare senza perdere delicatezza. Un film che sembra rivolgersi a chi crede che anche i messaggi più importanti possano passare attraverso un racconto semplice, capace di parlare al cuore, indipendentemente dall’età.
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