Gentiloni bacchetta il Pd: “No a compromessi su Ucraina e difesa Ue, il primo test è fallito”

«Il primo esame è già fallito». Paolo Gentiloni non lascia spazio a dubbi. In un momento cruciale per l’Italia e l’Europa, serve una posizione chiara e ferma. Il Partito Democratico, insiste, deve restare saldo su due fronti: il sostegno all’Ucraina e la costruzione di una difesa europea efficace. Ma la realtà parlamentare racconta un’altra storia. L’opposizione si spacca, e quella divisione, più che un dettaglio, rischia di compromettere la tenuta politica del Paese proprio quando serve compattezza davanti alle sfide internazionali. Una spaccatura che non passa inosservata, e che apre una nuova fase di tensioni nel dibattito politico.

Sicurezza europea, Gentiloni punta il dito: “Non possiamo più aspettare gli Stati Uniti”

Per Gentiloni la partita si gioca tutta sulla sicurezza del continente. Nell’intervista a Paolo Valentino, l’ex premier ha fatto capire che il Pd deve spingere per strumenti concreti, come il fondo Safe e gli eurobond per finanziare la difesa comune. Ha citato l’esempio della Spagna di Pedro Sánchez, che ha chiesto fondi simili per rafforzare le capacità europee.

Gentiloni mette in guardia da due pericoli opposti: «non possiamo più pensare di difenderci solo aspettando gli Stati Uniti, né sperare che la Germania si faccia carico di tutto». Entrambe queste idee, dice, sono sbagliate e rischiano di lasciare l’Europa scoperta.

Il messaggio è chiaro: serve una politica condivisa e soldi veri per la sicurezza, un salto di qualità nella solidarietà tra i Paesi europei. In un momento in cui la guerra in Ucraina continua a influenzare tutto il continente, è un appello a non cedere a tentazioni sovraniste o scelte isolate.

La crisi di Ceuta e il ritorno del sovranismo: un campanello d’allarme per l’Europa

Gentiloni ha poi toccato la recente crisi migratoria a Ceuta, che ha acceso lo scontro tra Italia e Spagna. Pur riconoscendo che la situazione sembra ormai superata, ha espresso preoccupazione per il rischio di una crisi diplomatica.

Secondo lui, questo episodio ha fatto tornare alla ribalta un’“internazionale sovranista” che sembrava in calo, schiacciata dagli eventi globali come la guerra in Iran, ma che ora si fa sentire con forza in Europa.

L’ex premier non ha risparmiato critiche al governo Meloni, giudicando la sua risposta “fuori misura” e in contrasto con gli accordi di Schengen. Ha sottolineato come l’intervento italiano non fosse giustificato da un pericolo reale e imminente sui flussi migratori, ma piuttosto parte di una strategia più ampia di attacco all’Europa da parte delle forze sovraniste, che trovano eco negli Stati Uniti di Donald Trump. Un attacco multiplo, insomma, all’unità e al progetto europeo.

Opposizioni spaccate, Gentiloni suona l’allarme: “Così si perde credibilità”

Infine Gentiloni ha fatto un bilancio severo sulle opposizioni, che non sono riuscite a trovare una linea comune su temi cruciali come l’Ucraina e la difesa europea. Le divisioni non sono solo interne ai partiti, ma si riflettono anche nei rapporti con le istituzioni europee e nelle alleanze internazionali.

Il rischio, avverte, è che questa frammentazione riduca la credibilità di chi vuole guidare il Paese, indebolendo la posizione dell’Italia nel mondo e la sua capacità di affrontare sfide importanti.

Gentiloni invita a fare un passo indietro e a riflettere seriamente su questi contrasti. Il mondo è sempre più complesso e instabile, dice, e serve unità e concretezza per superare quel “primo test” che, secondo lui, è stato fallito. Solo così si potrà evitare un danno al profilo democratico e istituzionale del Paese.

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