Vent’anni sono passati da quella tragica estate del 2007, quando Chiara Poggi fu trovata uccisa nella sua casa di Garlasco. Oggi, la Procura di Pavia si prepara a chiudere una fase cruciale delle indagini, ma la verità sembra ancora sfuggire. A rompere un lungo silenzio è Francesco Marchetto, ex comandante dei carabinieri locali, fino ad ora escluso dalla vicenda e ora pronto a raccontare la sua verità. Tra nuovi nomi e piste inedite, il caso rimane un nodo irrisolto, carico di tensioni e rimpianti che non accennano a dissolversi.
Marchetto: dall’indagine al silenzio forzato
All’indomani del delitto, Marchetto fu tra i primi a prendere in mano le indagini. Da subito mise in guardia contro un’indagine a senso unico, invitando a non focalizzarsi solo su Alberto Stasi, l’indagato principale per anni. Ma pochi giorni dopo, fu allontanato dal caso.
Quel passo falso, datato 2007, segnò profondamente l’ex maresciallo. Il motivo ufficiale? La mancata acquisizione di una bicicletta nera, trovata nel magazzino dei Stasi, né fotografata né sequestrata perché ritenuta irrilevante. La vicenda sfociò in un processo per falsa testimonianza che portò a una condanna in appello a due anni e mezzo, poi cancellata dalla prescrizione nel 2017.
Nonostante la prescrizione, la Corte d’Appello di Milano impose a Marchetto un risarcimento di diecimila euro alla famiglia Poggi e il pagamento delle spese legali. L’ex comandante parla ancora di quella vicenda come di una ferita aperta, un episodio che ha lasciato un segno indelebile nel modo in cui si sono svolte le indagini in quegli anni.
Nuove piste e un’inchiesta che cambia volto
Oggi la Procura di Pavia ha preso le redini dell’inchiesta con un approccio più ampio. Al centro delle attenzioni c’è Andrea Sempio, personaggio finora poco considerato. Marchetto sottolinea che la chiusura di questa fase potrebbe vedere coinvolti altri nomi, oltre a Sempio.
Le indagini si basano su nuove prove scientifiche e intercettazioni fresche, strumenti che prima non erano disponibili o non erano stati sfruttati a dovere. Questo approccio multidisciplinare aiuta a incrociare dati diversi per ricostruire la vicenda con maggior precisione.
Il maresciallo in pensione evidenzia anche la fermezza della Procura, che non si è tirata indietro nemmeno davanti a nomi eccellenti come Pappalardo e Scoppetta, condannati nel processo Clean 2. Segno di un cambio di passo nel modo di fare giustizia, più rigoroso e autonomo.
Seppure questa nuova indagine non tocchi direttamente Alberto Stasi, già condannato e detenuto per 11 anni, non è da escludere che eventuali sviluppi possano coinvolgerlo, magari aprendo la strada a una revisione del processo. Per ora, però, l’attenzione resta sulle nuove prove da approfondire.
Le prove al centro del rilancio investigativo
Il destino del caso Poggi dipende dalla capacità di mettere insieme i vari pezzi della prova. Marchetto lo spiega chiaramente: nessun elemento da solo basta, è l’insieme che può portare a una ricostruzione solida.
I nuovi accertamenti stanno facendo luce su aspetti trascurati in passato, aprendo la porta a possibili nuovi sviluppi giudiziari. L’ex comandante è convinto che si stia seguendo la strada giusta per arrivare a identificare finalmente il colpevole, o i colpevoli.
Il rinnovato interesse per questa storia lunga quasi vent’anni ha anche un forte valore simbolico. La ricerca della verità non si è mai fermata, mantenendo alta la tensione sul piano umano, investigativo e legale. Per le famiglie delle vittime, resta viva la speranza di un chiarimento definitivo.
La bicicletta nera: l’errore che ha segnato l’inchiesta
Tra le pagine più controverse di questa vicenda c’è senza dubbio la storia della bicicletta nera. Nel 2007, la scelta di non sequestrare né fotografare quel mezzo, trovato nella proprietà Stasi, scatenò un putiferio. Il motivo ufficiale era che non corrispondeva alla descrizione di un testimone, ma quell’errore compromise seriamente le indagini.
Quella omissione portò a un processo per falsa testimonianza contro Marchetto, con condanna poi annullata dalla prescrizione ma pesante dal punto di vista civile, con risarcimenti e spese a suo carico.
Questa vicenda resta un esempio di quanto sia delicato e complesso lavorare su un caso così difficile. Le scelte sbagliate di allora hanno alimentato dubbi e sfiducia verso le forze dell’ordine e la magistratura di quegli anni.
Nonostante tutto, l’esperienza di Marchetto e le nuove tecniche investigative sono oggi la base su cui costruire un’indagine più completa, che Garlasco e l’Italia aspettano con il fiato sospeso.





