Fincantieri, l’incredibile tempismo di Dario Deste: azioni vendute al picco storico del 2025

Dario Deste ha venduto le sue azioni Fincantieri proprio quando il loro valore stava per schizzare alle stelle, passando da 2,62 a quasi 27 euro in pochi mesi. Ex manager e volto noto dell’azienda, si era ritirato ad agosto, ma continuava a fare da consulente. Poco prima del boom, ha ceduto tutte le sue quote, incassando una cifra significativa. Dietro questa operazione, però, si fa strada un’ombra: si sospetta che Deste potesse avere informazioni riservate su una revisione in corso di un grande contratto con la US Navy. Una mossa che ora solleva più di qualche domanda.

Azioni Fincantieri, il boom dopo il cambio al vertice

Fino al 2024, le azioni di Deste, che facevano parte della sua remunerazione variabile, avevano un valore modesto e stabile. Il cambio di passo è arrivato con l’arrivo di Pierroberto Folgiero come amministratore delegato. Secondo Repubblica, il prezzo delle azioni è passato da 2,62 euro durante un aumento di capitale a un picco record di 26,92 euro il 9 ottobre 2025.

Questa crescita così netta è stata insolita per un titolo nel settore cantieristico in quel periodo. Subito dopo, però, il valore è crollato quasi del 35% entro fine novembre. Deste però ha venduto il giorno prima del massimo storico, a 26 euro per azione, incassando così 647 mila euro.

Il punto chiave è che Deste ha incassato prima del tracollo, raddoppiando più che il valore che le azioni avevano un mese prima. Mentre il titolo scendeva fino a circa 12 euro, lui ha evitato perdite pesanti.

Questa tempistica ha acceso i riflettori, soprattutto perché la crescita del titolo è coincisa con sviluppi sugli ordini militari, settore in cui Deste ha lavorato a lungo.

Deste nella lista degli insider: il nodo delle informazioni privilegiate

Dario Deste era inserito nella cosiddetta Insider List di Fincantieri, il registro che traccia chi ha accesso a informazioni riservate, secondo le regole Consob del 2017. Risulta presente dal 17 settembre al 24 novembre 2025.

L’ultimo giorno in cui figurava nel registro, la controllata Ns Navy ha annunciato la riduzione dell’ordine per le fregate Constellation, da sei a due unità. La notizia ha fatto crollare il titolo nei giorni seguenti.

Il giorno dopo l’annuncio, Fincantieri ha ufficializzato l’aggiornamento della insider list, per monitorare chi potrebbe sfruttare informazioni privilegiate.

Il sospetto nasce dalla coincidenza: Deste ha venduto le azioni circa un mese e mezzo prima che la comunicazione ufficiale facesse crollare il titolo. Nonostante questo, la sua vendita non è stata segnalata negli internal dealing, né era obbligato a farlo.

Resta il dubbio se abbia approfittato di notizie riservate per vendere al momento giusto o se abbia semplicemente colto un’occasione favorevole. Tra gli altri investitori che hanno venduto in massa in quel periodo, non risultano insider ufficiali coinvolti, come dimostrato da un internal dealing completamente vuoto.

Il taglio delle fregate e le reazioni del mercato e dell’azienda

Il 24 novembre 2025 è arrivata la batosta: la US Navy taglia l’ordine delle fregate Constellation da sei a due. Il titolo Fincantieri ha subito un tonfo del 35% tra ottobre e fine novembre, non solo per il mercato ma anche per l’immagine della partnership con la Marina americana.

Il giorno dopo, una nota ufficiale ha annunciato futuri ordini e un indennizzo per mitigare l’impatto economico sui cantieri italiani coinvolti. George Moutafis, amministratore delegato di Fincantieri Marinette Marine, ha definito la situazione «un nuovo capitolo nella partnership strategica con la US Navy», puntando su fiducia e collaborazione per ripartire.

Dopo il calo iniziale, il titolo si è un po’ stabilizzato, anche se lontano dai massimi raggiunti. Deste, vendendo in ottobre, ha evitato il peggio e incassato una bella plusvalenza.

Il comportamento di alcuni investitori, però, ha sollevato ulteriori interrogativi sulle informazioni a cui hanno avuto accesso prima della notizia ufficiale. Il silenzio sugli internal dealing rende difficile capire chi abbia davvero sfruttato la situazione.

Questa vicenda mette in evidenza quanto sia delicato il rapporto tra azionisti interni e fatti aziendali importanti, soprattutto quando si parla di gruppi quotati con affari strategici e l’obbligo di trasparenza.

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