Emilia-Romagna anticipa la scuola: da lunedì 8mila bambini a lezioni e attività gratuite fino al 14 settembre

Lunedì 31 agosto, in Emilia-Romagna, le scuole primarie spalancano i cancelli con due settimane di anticipo. Non è il solito ritorno tra i banchi: qui più di 8mila bambini, dai 6 agli 11 anni, troveranno laboratori e attività ricreative, tutte gratuite. Sono oltre 150 gli istituti, statali e paritari, che hanno aderito a questa iniziativa inedita. Il motivo? Dare una mano concreta alle famiglie in quella fase complicata che segue le vacanze: il lavoro riparte, i centri estivi chiudono, ma la scuola ufficialmente no. Così, la Regione ha deciso di trasformare gli spazi scolastici in luoghi di sostegno, offrendo proposte educative pensate per alleggerire la quotidianità di genitori e figli.

Due settimane di attività gratuite prima della scuola vera e propria

La proposta durerà fino al 14 settembre e coinvolgerà 42 Comuni e Unioni di Comuni, comprendendo tutti i capoluoghi emiliano-romagnoli. Si tratta di un esperimento che non cambia il calendario scolastico: le lezioni partiranno come sempre il 15 settembre, mentre queste due settimane saranno dedicate solo ad attività extrascolastiche, dentro le strutture già esistenti. Le famiglie potranno iscrivere i figli per una settimana o per tutto il periodo, scegliendo l’opzione più comoda.

Le scuole offriranno spazi diversi: palestre, laboratori, cortili e aree esterne diventeranno luoghi per attività motorie, artistiche, tecnologiche e ambientali. Dai laboratori di robotica ai corsi di musica, dal teatro all’educazione digitale, il programma toccherà vari ambiti. In alcune sedi ci saranno insegnanti e personale scolastico, in altre educatori e operatori esterni. Per coprire le spese, comprese quelle per le pulizie straordinarie, la Regione ha stanziato tre milioni di euro.

Un aiuto concreto per le famiglie in un momento delicato

L’idea nasce da un’esigenza chiara delle famiglie emiliano-romagnole. Quel periodo tra la chiusura dei centri estivi e l’inizio della scuola è spesso un vero grattacapo, soprattutto per chi lavora e non ha alternative per lasciare i figli. La risposta superiore alle attese dimostra che questa necessità era stata sottovalutata.

Isabella Conti, assessora regionale al Welfare e alla Scuola, ha definito l’iniziativa “sperimentale” in un’intervista ad Avvenire, sottolineando come voglia aprire la strada a un nuovo modello di welfare scolastico. L’idea è trasformare le scuole in poli aperti alla comunità anche fuori dall’orario delle lezioni, non solo per coprire un vuoto temporaneo ma per costruire un servizio stabile che aiuti davvero le famiglie a conciliare lavoro e impegni familiari, evitando che siano sempre i genitori a doversi arrangiare da soli.

Verso un modello strutturale e allargato a tutta la regione?

La Regione seguirà con attenzione l’andamento di questa prima esperienza, raccogliendo dati sulle presenze, opinioni delle famiglie, osservazioni degli insegnanti e feedback dei bambini. Solo così si potrà decidere se e come rendere questa offerta permanente.

Se il progetto funzionerà, l’intenzione è di estenderlo a tutti i Comuni dell’Emilia-Romagna, trasformandolo in una vera estensione del servizio scolastico. Per questo si pensa a un investimento annuo tra i 10 e i 15 milioni di euro. Una cifra importante, ma ritenuta necessaria per rispondere a un bisogno reale e sperimentare un modello che offra supporto educativo e ricreativo in modo continuativo, accompagnando le famiglie nei momenti più difficili dell’anno.

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