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Diritto alla riparazione in Italia: cosa cambia per lavatrici, aspirapolvere, bici e smartphone nel 2024

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Redazione

Nel 2024, riparare un elettrodomestico smette di essere un’impresa quasi impossibile. Da due anni, l’Unione Europea ha imposto una svolta: i produttori devono offrire la possibilità di aggiustare i loro prodotti anche dopo la garanzia. Un segnale chiaro contro l’obsolescenza programmata, quella strategia che ci spinge a gettare via invece di sistemare. Ma cosa significa davvero tutto questo per chi ha in casa una lavatrice che si rompe o uno smartphone che rallenta? E come stanno rispondendo i vari Paesi europei a questa sfida?

Obsolescenza programmata, basta sprechi

L’Unione Europea ha tracciato una linea chiara: se un prodotto può essere riparato, i produttori devono metterci mano anche dopo i due anni di garanzia legale. L’obiettivo è mettere fine a quell’inghippo che spesso costringe i consumatori a disfarsi di elettrodomestici o dispositivi elettronici solo perché ripararli costa troppo o i pezzi di ricambio non si trovano. Le conseguenze sono davanti agli occhi di tutti: spreco di risorse, montagne di rifiuti elettronici e bollette sempre più salate per le famiglie.

Elisa Nicoli, esperta di ambiente, mette in luce un problema pratico: «La gente vorrebbe riparare, ma spesso si sente bloccata: “Non so come fare, costa più del nuovo, non ho idea a chi rivolgermi”». Per questo la direttiva UE prevede che la riparazione sia disponibile gratuitamente o a un prezzo onesto, con tempi d’attesa ragionevoli. Insomma, strumenti concreti per allungare la vita dei prodotti.

Cosa devono fare i produttori

La normativa riguarda tante categorie di prodotti. Dai grandi elettrodomestici come lavatrici, frigoriferi e forni, fino a dispositivi più piccoli come aspirapolvere, biciclette elettriche e smartphone. Prodotti di uso comune, spesso soggetti a guasti o usura.

I produttori sono tenuti a fornire pezzi di ricambio originali e manuali tecnici utili alla riparazione, sia ai tecnici che ai consumatori. Una novità importante riguarda anche i prodotti importati da fuori Europa: in questo caso l’obbligo passa ai distributori o importatori per evitare che i consumatori europei restino senza tutele.

Un’altra novità riguarda la garanzia: se si decide di riparare un prodotto durante il periodo di copertura, la garanzia si allunga di un anno. Un incentivo concreto a riparare invece di buttare.

Verso una rete europea di riparazione

La Commissione Europea ha in programma di lanciare entro il 31 luglio 2027 una piattaforma digitale accessibile a tutti i riparatori d’Europa. Qui saranno raccolte informazioni, manuali e codici per i pezzi di ricambio originali, per rendere più facile e trasparente la riparazione.

A fianco di questa infrastruttura digitale ci sono i Repair Cafè, luoghi dove cittadini, esperti e volontari si incontrano per riparare insieme piccoli elettrodomestici destinati altrimenti alla discarica. Un modo per promuovere una cultura del riuso e ridurre l’impatto sull’ambiente.

In Italia il percorso è ancora in corso. Il decreto legislativo che aggiorna il Codice del consumo ha ottenuto una proroga di tre mesi per il recepimento, dando tempo alle piccole imprese di adattarsi senza subire danni economici.

La legge, ancora in fase di definizione, stabilisce che tutti i contratti firmati dopo l’entrata in vigore saranno coperti da queste nuove regole, garantendo diritti concreti sia ai cittadini sia alle imprese che si occupano di riparazioni.

Con questa svolta l’Europa punta a un futuro in cui i prodotti non finiscono in discarica, ma tornano a vivere grazie a una riparazione possibile e alla portata di tutti. Un passo avanti importante per sostenere l’ambiente e l’economia circolare.

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