Il caso di Report ha varcato i confini delle redazioni italiane e ha raggiunto i corridoi di Bruxelles. L’inchiesta storica della Rai è al centro di un confronto che si fa sempre più acceso e politico. Sigfrido Ranucci, volto simbolo della trasmissione da anni, sembra sul punto di lasciare la conduzione, anche se la Rai tace. Intanto, Fratelli d’Italia ha portato la polemica oltre i confini nazionali, coinvolgendo le istituzioni europee e trasformando un dibattito televisivo in una battaglia politica.
FdI scrive a Bruxelles: “Basta con la narrazione della censura a Report”
Fratelli d’Italia ha scelto una strada formale e ha inviato una lettera alla vicepresidente della Commissione europea, Henna Virkkunen. Nel testo si contesta la “narrazione della sinistra” che parla di un attacco politico contro Report e di una violazione del nuovo European Media Freedom Act . Per FdI, invece, il problema sta nella presunta parzialità e faziosità della trasmissione sotto la guida di Ranucci. La critica non è più sulla censura, ma sulla linea editoriale che avrebbe perso di imparzialità.
Il gruppo parlamentare di FdI denuncia un eccesso di inchieste rivolte contro loro stessi e la leader Giorgia Meloni, ribadendo che il giornalismo d’inchiesta è sacro, ma che l’uso ripetuto e unilaterale di Report per colpire la maggioranza politica viola i principi di equilibrio e imparzialità richiesti dal regolamento europeo. Con questa mossa, FdI cerca di ribaltare il quadro: Report non sarebbe una vittima, ma un elemento di squilibrio nel pluralismo dell’informazione.
Report sotto accusa: quasi metà delle inchieste contro FdI e Meloni
La lettera contiene anche dati precisi per sostenere l’accusa. Su 404 inchieste realizzate da quando è al governo l’attuale maggioranza, il 43,5% sarebbe stato dedicato – in modi diversi – a Fratelli d’Italia e alla sua leader. Secondo FdI, questa concentrazione non rispetta né l’imparzialità né l’equilibrio che devono caratterizzare un servizio pubblico.
Il ragionamento di Meloni e del suo gruppo è chiaro: Report avrebbe perso la sua funzione di inchiesta oggettiva, trasformandosi in un megafono politico senza contrappesi. Pur riconoscendo il diritto di svolgere inchieste, FdI chiede di valutare come questa libertà venga esercitata e quale impatto abbia sulla credibilità del servizio pubblico. In questo senso, il coinvolgimento dell’Europa diventa uno strumento chiave per cercare di fermare quella che definiscono una deriva editoriale.
Il Pd risponde a Bruxelles: no alle pressioni politiche su Report
Prima di FdI, anche il Partito Democratico aveva mosso la sua iniziativa a livello europeo. Il 13 agosto, l’eurodeputato Sandro Ruotolo ha scritto alla stessa vicepresidente Virkkunen, denunciando le pesanti dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini contro Ranucci. Ruotolo ha messo in guardia sulle possibili interferenze politiche che rischiano di minare l’indipendenza editoriale della Rai, principio tutelato dall’European Media Freedom Act.
Nella lettera si chiede alla Commissione di verificare se le pressioni di Salvini costituiscano un’ingerenza politica nelle scelte editoriali. L’obiettivo è bloccare ogni tentativo di condizionamento e garantire a Report la libertà di lavorare senza censure. Il Pd si pone così come guardiano della libertà di stampa nel servizio pubblico e vigile sul rispetto delle regole europee.
L’European Media Freedom Act: la legge che difende l’indipendenza dei media pubblici
L’European Media Freedom Act, entrato in vigore a maggio 2024, impone agli Stati membri di assicurare l’autonomia editoriale e funzionale dei media pubblici, garantendo un’informazione pluralista e imparziale. La norma nasce per tenere lontane le interferenze politiche, con particolare attenzione alle aziende pubbliche come la Rai.
L’articolo 5 del regolamento stabilisce che i governi devono garantire che i media pubblici siano indipendenti e offrano una varietà di opinioni coerente con la loro missione di servizio pubblico. Per l’Italia, significa soprattutto evitare che la Rai diventi uno strumento di propaganda o subisca pressioni da politici.
Finora, Bruxelles non ha ancora risposto ufficialmente alle interrogazioni, ma il caso Report si profila come un esempio emblematico delle tensioni tra libertà di informazione e ingerenze politiche nei media pubblici europei. La mobilitazione dei partiti italiani presso le istituzioni europee mostra l’importanza e la delicatezza della questione.
Movimento 5 Stelle contro FdI: “Sbagliato attaccare Report, chiedete scusa”
A pochi giorni dalla lettera di Fratelli d’Italia, il Movimento 5 Stelle ha risposto con forza, ribaltando le accuse. Il M5S ha definito “incredibile” la denuncia di FdI, mettendo sotto accusa la presenza di amici e sostenitori del partito di governo all’interno della Rai.
Secondo i grillini, i conduttori vicini a FdI non sono affatto imparziali, come invece ironicamente affermato, e l’attacco contro Report fa parte di una strategia politica per prendere il controllo del servizio pubblico. Il M5S ha parlato di una “colonizzazione” simile a quella di altri contesti politici, accusando la maggioranza di usare la trasmissione come un megafono.
Il Movimento invita quindi la maggioranza a chiedere scusa agli italiani per come è stata gestita la Rai in questi anni e per il danno fatto a Report, al giornalismo d’inchiesta e alla credibilità del servizio pubblico, invece di rivolgersi agli organismi europei. La tensione intorno a Report resta alta: la partita si gioca non solo in tv, ma anche nei corridoi di Bruxelles.