La crisi energetica si è incagliata, e chi ne paga il conto più salato sono famiglie e imprese. A pochi mesi dall’esplosione del conflitto in Iran, con le forniture in tilt, la Commissione europea ha deciso di intervenire. Nuove regole sono state varate per permettere agli Stati membri di mettere in campo misure straordinarie, ma senza allentare troppo i vincoli del Patto di Stabilità, nonostante le pressioni di paesi come Italia e Spagna. La vera svolta riguarda però gli aiuti di Stato: un sistema finora troppo rigido, ora finalmente ampliato per rispondere all’impennata dei costi energetici e alla loro imprevedibilità.
Settori sotto pressione e le misure messe in campo
Teresa Ribera, vicepresidente della Commissione, ha spiegato in conferenza stampa le nuove disposizioni, sottolineando che le deroghe sugli aiuti di Stato saranno valide almeno fino a fine 2026. Dopo un confronto con i governi, sono stati identificati i settori più vulnerabili: agricoltura, pesca, trasporti e industrie energivore come vetro e acciaio. Questi comparti potranno contare su sostegni diretti per compensare i costi cresciuti in modo vertiginoso per energia e materie prime.
Nel dettaglio, gli Stati potranno rimborsare fino al 70% delle spese extra dovute all’aumento di carburanti, fertilizzanti ed elettricità, calcolate rispetto ai prezzi prima della crisi nello Stretto di Hormuz. Per le piccole imprese e i lavoratori autonomi sono previsti aiuti diretti fino a 50 mila euro, senza dover documentare ogni singola spesa. Il precedente tetto al 50% per le industrie energivore sale quindi fino al 70%.
Crisi energetica, tempi incerti per le misure straordinarie
Il quadro geopolitico, definito da Ribera come «tempestoso e incerto», ha spinto l’Unione a intervenire già dal 2020 con la pandemia e poi nel 2022 dopo l’attacco russo all’Ucraina. La nuova crisi in Medio Oriente aggiunge un ulteriore fattore di instabilità, con i prezzi del petrolio e del gas che sono saliti rispettivamente oltre il 50% e l’85%.
Anche Ursula von der Leyen ha avvertito che gli effetti di queste tensioni si faranno sentire per mesi, forse anni. Per questo la Commissione si dice pronta a rivedere, estendere o modificare le misure a seconda di come evolverà la crisi. Ma è chiaro a tutti che la vera soluzione a lungo termine è accelerare la transizione energetica e tagliare la dipendenza dalle fonti fossili importate.
Le imprese applaudono, ma per l’Italia resta difficile
I rappresentanti dei settori coinvolti hanno accolto positivamente la decisione, considerandola fondamentale per sostenere attività messe a dura prova dal continuo aumento delle bollette e dei costi. Paolo Tiozzo, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca, ha ricordato che la pesca, ad esempio, deve fare i conti con aumenti settimanali fino a 4.400 euro solo per il rifornimento, rendendo urgente un intervento deciso a livello nazionale.
Per l’Italia però il percorso è complicato. Senza una sospensione o un alleggerimento del Patto di Stabilità, gli aiuti devono essere pagati dai bilanci pubblici, aumentando il debito. Questo vincolo pesa soprattutto su Italia e altri nove Paesi UE, già sotto la lente per problemi nei conti pubblici. Nel governo si ammette che queste nuove regole favoriscono soprattutto economie più solide come quella tedesca, limitando l’impatto reale nel nostro Paese.
Le norme approvate dalla Commissione rappresentano dunque un’arma importante contro il caro energia, ma il successo dipenderà molto da come ogni governo saprà tradurle in pratica, dentro i rigidi limiti imposti dai conti pubblici europei.





