Il telefono squilla nel cuore della notte, alle 3.35. Un orario che raramente porta buone notizie. Dall’altra parte, la voce che nessun amante del trotto avrebbe voluto ascoltare: Varenne è morto. Trentuno anni, un’età straordinaria per un trottatore, ma comunque un addio doloroso. Giampaolo Minnucci, che con quel cavallo ha condiviso tanto più di una carriera, si trova a fare i conti con un vuoto che va oltre la pista. La sua voce tradisce un’emozione profonda, fatta di gratitudine e di un legame che non si misura in vittorie, ma in fiducia e rispetto, quasi un patto tra vecchi amici.
Varenne, il trottatore che ha fatto la storia
Varenne non è stato solo un cavallo da corsa: è una leggenda, il simbolo del trotto mondiale. Un campione con un palmarès da record: 63 vittorie su 72 gare e più di sei milioni di euro in premi. Ma quei soldi raccontano solo una parte della sua grandezza. Nel 1994, Minnucci lo compra a Vergano, vicino a Rimini, per la scuderia di Enzo Giordano. Non è stata un’operazione semplice. Il prezzo di 180 milioni di lire è alto, soprattutto considerando una malformazione ossea mai operata. Ma l’intuito ha avuto la meglio. Minnucci ricorda bene quei momenti: “ci è voluta una notte e un giorno per decidere di puntare su Varenne.” Non un colpo di fulmine, ma una fortuna che ha cambiato per sempre il trotto italiano e non solo.
Varenne non era solo veloce: era resistenza, classe, tenacia. Ha appassionato generazioni di tifosi e ha dato lustro all’intero mondo ippico, mettendo il suo nome nella storia degli sport equestri.
Funerali speciali per un campione senza precedenti
La morte di Varenne ha aperto una strada nuova anche nelle usanze del mondo equestre. Di solito, un cavallo viene cremato. Per lui, invece, è stata concessa un’eccezione rara: Giampaolo Minnucci ha confermato al Messaggero che Varenne sarà sepolto in una tomba dedicata. Servono permessi particolari, ma si pensa di chiudere tutto entro cinque-dieci giorni dalla notizia.
Il funerale non sarà un momento privato. La cerimonia è pensata per essere pubblica, aperta a tutti gli appassionati e a chi ha amato questo straordinario animale. Minnucci vuole esserci di persona, per onorare un rapporto che è stato anche molto personale. L’ultimo incontro con Varenne risale al 19 maggio, il compleanno del cavallo, una tradizione che Minnucci non ha mai saltato.
Questa scelta di un addio pubblico e di una tomba è un segno forte, che sottolinea il ruolo di Varenne nella cultura ippica italiana. Un simbolo che va oltre il tempo e le difficoltà di un settore spesso in crisi.
Varenne, simbolo di un trotto italiano da rilanciare
Minnucci parla anche del valore che Varenne ha oggi per il trotto italiano, che vive un momento complicato. “Se fosse stato un cavallo francese – dice – avremmo statue, campagne per i giovani, un modo per far conoscere la sua storia.” In Italia, invece, Varenne è conosciuto solo tramite qualche video su YouTube, tramandati quasi come reliquie di un passato glorioso.
Il valore del campione si lega anche alle scelte del proprietario, Enzo Giordano, che rifiutò un’offerta da 11 milioni di dollari per venderlo negli Stati Uniti. Giordano disse chiaro e tondo: “Varenne non è mio, è degli italiani.” Una frase che riassume l’orgoglio e il senso di appartenenza legati a questa figura.
Varenne ha lasciato un segno indelebile, ma anche un’eredità da custodire e valorizzare, in un mondo che a volte sembra dimenticare le radici dei suoi successi.
Il rapporto tra Minnucci e Varenne, tra rimpianti e gratitudine
Il legame tra Minnucci e Varenne non si misura solo in vittorie o premi. Minnucci ammette senza giri di parole che il cavallo gli ha dato più di quanto lui abbia saputo restituire. Nel lungo percorso insieme, ci sono state anche frustate, colpi che oggi il driver considera forse un po’ troppo duri.
Quel senso di colpa resta, ma non scalfisce il rispetto e la stima per un animale che ha cambiato il trotto italiano. Varenne ha lasciato una discendenza sterminata, con oltre 2.000 figli sparsi nel mondo, ma per Minnucci nessuno è all’altezza della sua classe e unicità.
Qualcuno si è avvicinato, certo, ma il campione resta un punto di riferimento insuperabile. Il ricordo delle sue imprese continua a echeggiare sulle piste e nei cuori degli appassionati, come pochi altri cavalli hanno saputo fare.