Le acque dell’Alto Adriatico hanno raggiunto temperature mai viste, trasformando l’estate 2024 in un incubo per gli allevatori di cozze. In Emilia-Romagna, la quinta ondata di caldo ha falcidiato oltre il 90% dei mitili, cancellando un raccolto che avrebbe dovuto garantire l’intera stagione. Non è solo questione di numeri: il “seme” necessario alla ripresa è scomparso, mettendo a rischio gli anni a venire. A pochi giorni da un disastro simile nella laguna veneta, il settore lancia un grido d’allarme, mentre i danni economici superano già i 50 milioni di euro.
La costa tra Goro e Porto Garibaldi travolta dal caldo e dalla mancanza di ossigeno
In Emilia-Romagna si concentra più del 60% degli impianti di allevamento di cozze nell’Adriatico. In particolare, la fascia costiera da Goro a Porto Garibaldi è stata devastata dalla crisi. Qui il mare ha raggiunto temperature estreme e si è aggiunto un altro nemico: l’anossia, cioè la carenza di ossigeno nei fondali, che ha fatto aumentare drasticamente la mortalità delle cozze. Il bilancio parla chiaro: tra 20 mila e 25 mila tonnellate di mitili perdute, un disastro di proporzioni enormi.
Ma il danno più grave riguarda il “novellame”, i piccoli esemplari che sono la base per il futuro raccolto. Nel ritmo serrato della mitilicoltura, perdere questa risorsa vuol dire mettere a rischio tutta la filiera e lasciare vuoti concreti nelle stagioni a venire, con la possibilità che nel 2027 manchino le cozze. Una ferita che mette in pericolo non solo l’attività economica ma anche il lavoro di tante famiglie della zona.
La crisi si allarga: anche la laguna veneta in ginocchio, mercato sotto pressione
L’ondata di calore che ha colpito l’Emilia-Romagna arriva a pochi giorni da un’altra emergenza nella laguna veneta, nella Sacca di Scardovari . Qui l’acqua ha superato i 32 gradi, una temperatura critica per le cozze. Il risultato è stato un crollo improvviso della produzione: circa mille quintali persi proprio nel momento di punta della domanda.
Il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine ha dovuto fermare la vendita delle cozze Dop lagunari, un segnale forte della gravità della situazione anche dal punto di vista commerciale. Il fatto che l’emergenza si sia spostata dal mare chiuso della laguna al mare aperto è un fenomeno nuovo e preoccupante per tutto il settore mitilicolo adriatico. Le conseguenze potrebbero farsi sentire per anni, mettendo a dura prova la tenuta economica e ambientale di un’intera filiera.
Allarme rosso nel settore: si chiede lo stato di calamità, serve un intervento immediato
Le associazioni di categoria, come Confcooperative Agroalimentare e Pesca, lanciano un grido d’allarme e chiedono risposte rapide. Vadis Paesanti, vicepresidente, spiega che la mitilicoltura sta vivendo una doppia emergenza: alle difficoltà delle ultime settimane legate alle vongole colpite da alghe tossiche, si aggiunge ora la moria delle cozze causata dal caldo e dall’anossia. E questa volta il problema riguarda anche il mare aperto, tradizionalmente più sicuro.
Il settore ha già avviato le pratiche per ottenere lo stato di calamità naturale, indispensabile per sbloccare fondi e sostenere le imprese colpite. L’obiettivo è salvare il comparto ittico, tutelare gli allevatori e tutta la filiera commerciale, messa duramente alla prova dall’impatto eccezionale di questa ondata di caldo. L’estate rovente del 2024 lascia dietro di sé danni enormi, e il futuro della mitilicoltura italiana ora dipende da un intervento rapido delle istituzioni e dalla capacità del settore di reagire.