Kim Novak ha scelto il silenzio, lontana dai riflettori dell’industria cinematografica che l’ha resa celebre. Quel ritiro, immerso nella quiete dell’Oregon, è il cuore pulsante di Kim Novak’s Vertigo – La donna che visse due volte, il documentario che arriva alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 con un carico emotivo e artistico raro. Alexandre O. Philippe non si limita a raccontare una carriera leggendaria, ma scava nel lato più intimo della diva: la lotta tra il personaggio costruito per il pubblico e la donna reale dietro la maschera. In contemporanea, a Venezia, Novak riceve il Leone d’Oro alla carriera, suggellando un percorso che va ben oltre le luci della ribalta.
L’intimità di Kim Novak: memoria, identità e doppiezza
A raccontare la sua storia è la stessa Kim Novak, oggi novantatreenne, che prende in mano il filo dei suoi ricordi. Attraverso il documentario emerge il suo bisogno di controllare come vuole essere ricordata, di mettere ordine nella narrazione che l’ha accompagnata per decenni. Quel conflitto tra Marilyn, il suo vero nome, e Kim, il marchio costruito dagli studios, segna tutta la sua vita. È un dualismo che rispecchia quello dei personaggi di “Vertigo”, il capolavoro di Hitchcock, che qui diventa chiave per leggere il documentario: Madeleine e Judy sono l’emblema della frattura tra quello che il pubblico vede e la realtà della persona.
Il film mostra anche immagini simboliche, come il celebre tailleur grigio disegnato da Edith Head e le pagine della sceneggiatura miracolosamente salvate dal fuoco. Piccoli dettagli che parlano di nostalgia, di battaglie interiori, di un’identità sempre in bilico tra imposizioni esterne e ricerca di autenticità.
Hollywood anni ’50: lo sguardo maschile e il corpo femminile in vetrina
Uno dei temi centrali è lo sguardo maschile dominante a Hollywood negli anni ’50 e la mercificazione delle attrici. Il rapporto tra Kim Novak e Alfred Hitchcock viene raccontato nella sua complessità, con un’attenzione particolare al controllo quasi ossessivo del regista, che Novak ha saputo trasformare in una forma d’arte consapevole.
Diversa è la figura di Harry Cohn, potente boss della Columbia Pictures, che incarna invece una prevaricazione psicologica. Il documentario non nasconde la durezza di quei momenti, lasciando emergere la sofferenza provocata da dinamiche di potere oppressive.
Per fare da contrappunto, Alexandre O. Philippe inserisce spezzoni di “Baciami, stupido!” di Billy Wilder, un film che mostra una femminilità più libera e autentica, lontana dalle rigide regole degli studi. Questo passaggio serve a sottolineare come, fuori dal controllo dei grandi studios, Novak abbia potuto trovare un modo di riscattarsi.
Dalla fama alla fuga: l’arte come nuova vita
Col passare degli anni, Kim Novak ha spostato la sua attenzione dalla celebrità a una ricerca di libertà più profonda. Il ritiro tra i boschi dell’Oregon e la passione per la pittura segnano la naturale conclusione di una carriera luminosa ma fragile. I suoi quadri, con spirali di colore e paesaggi marini, sono la terapia con cui ha ricomposto le ferite del passato.
Il documentario mette in luce il coraggio di abbandonare la ribalta nel momento più alto del successo, una scelta che ricorda quella di Greta Garbo, un’altra icona capace di autodeterminarsi fuori dagli schemi di Hollywood. Novak non cerca più la scena; preferisce una vita più autentica, lontana dalle strettoie dell’industria.
Alexandre O. Philippe offre così un ritratto rigoroso, senza indulgere a facili celebrazioni, che intreccia la storia personale con quella del cinema. Il viaggio di Novak diventa il racconto di un’artista che ha trasformato il mito in rinascita, riaffermando l’importanza dell’autonomia creativa e dell’espressione sincera.
Kim Novak’s Vertigo: la rinascita di un’icona lontana dai riflettori
Più di un semplice omaggio, il documentario apre nuove prospettive per capire Kim Novak non solo come star, ma come donna che ha scelto di voltare pagina. Le atmosfere silenziose delle foreste dell’Oregon raccontano una decisione radicale, una vita dedicata al riscatto personale. Tra cinema, memoria e arte si dipana una storia di emancipazione che invita a riflettere sulla complessità delle celebrità e sui costi nascosti della fama nell’epoca d’oro di Hollywood.
Kim Novak’s Vertigo è il racconto di una doppia vita: quella della diva sullo schermo e quella, più intima e preziosa, di chi ha saputo resistere alle lusinghe del sistema per conquistare la libertà di essere sé stessa.