Gianni Infantino si muove in un clima sempre più teso, mentre le accuse che lo circondano non accennano a diminuire. Si parla di un suo tentativo di trovare un appoggio negli Stati Uniti, un’ultima carta per mantenere il controllo della FIFA. Ma da Washington arrivano risposte secche: nessun contatto, nessun sostegno. La pressione cresce, la stagione calcistica entra nel vivo, e tutti gli occhi restano fissi su questa partita che si gioca fuori dal campo.
Crisi in FIFA: le federazioni europee contro Infantino
L’estate 2026 ha portato con sé un’ondata di malcontento contro Infantino, finito nel mirino di molte federazioni calcistiche nel mondo. Il nodo principale è il fallimento del suo progetto di privatizzare alcune competizioni FIFA, compresi i Mondiali. Un’idea che avrebbe dovuto segnare una svolta, ma che ha scatenato l’opposizione unanime della UEFA e delle federazioni europee. Il 1° agosto è stato il giorno della resa: Infantino ha dovuto fare un passo indietro, schiacciato dalle proteste.
Questo episodio ha segnato un punto di rottura con molte realtà europee. Paesi come Inghilterra e Galles hanno preso una posizione chiara, ribadendo che non lo sosterranno alle elezioni FIFA di novembre 2027. Non solo federazioni: anche figure politiche importanti, come il presidente francese Emmanuel Macron, si sono schierate per difendere l’unità del calcio mondiale. Secondo fonti de L’Équipe, Macron appoggerebbe il presidente UEFA Aleksander Čeferin, favorendo un fronte compatto per evitare divisioni durature tra continenti e confederazioni.
Le richieste di dimissioni si moltiplicano e un fronte critico si sta rapidamente consolidando. La leadership di Infantino è ormai messa apertamente in discussione sul palcoscenico internazionale.
Infantino tenta il colpo grosso con il governo Trump
Nel mezzo di questa tempesta, il New York Post racconta di un tentativo di Infantino di rafforzare la sua posizione cercando appoggi oltreoceano. Il presidente FIFA avrebbe organizzato una telefonata, fissata per il 3 agosto, con il segretario di Stato americano Marco Rubio. Dietro l’iniziativa, spiegano fonti interne, c’è la volontà di mostrare come il calcio possa essere uno strumento di soft power per gli Stati Uniti, intrecciando sport e politica internazionale.
Dietro questa mossa c’è però un obiettivo più concreto: guadagnarsi un sostegno chiave in vista delle elezioni FIFA. Un informatore citato dal giornale americano parla chiaro: l’intento è salvare la poltrona di Infantino. Il legame tra il presidente FIFA e l’ex presidente Donald Trump era già emerso durante l’ultimo Mondiale, lasciando intravedere possibili alleanze politiche. Un appoggio diretto da Washington avrebbe rappresentato un colpo importante, soprattutto in un momento in cui le tradizionali alleanze vacillano.
Washington e FIFA smentiscono ogni contatto
Le voci del New York Post sono state però subito smentite, sia dalla FIFA sia dal governo degli Stati Uniti. Fonti interne alla FIFA hanno escluso che ci siano stati contatti telefonici con Marco Rubio o con altri membri dell’amministrazione americana, il 3 agosto o in qualsiasi altra data. A confermare la versione è arrivato anche il Dipartimento di Stato USA.
Dylan Johnson, assistente del segretario di Stato per gli affari pubblici globali, ha risposto su X con un commento pungente, sottolineando che il giornale avrebbe dovuto verificare meglio le fonti o rivolgersi direttamente all’ufficio competente. Johnson ha ribadito che nessuna chiamata tra Rubio e Infantino era in programma quel giorno, confermando l’assenza di contatti ufficiali.
Questa doppia smentita mette in discussione anche l’immagine pubblica di Infantino e la narrazione che circonda il vertice FIFA. La rapidità e la precisione delle dichiarazioni ufficiali statunitensi indicano quanto sia delicata la situazione e l’intenzione di non alimentare voci infondate che potrebbero influenzare tensioni politiche e sportive a livello globale.
Il botta e risposta tra accuse e negazioni continua, ma i protagonisti tengono alta la guardia per evitare il diffondersi di notizie non confermate, mantenendo almeno un minimo di trasparenza in una fase complicata.
Le conseguenze sul futuro del calcio mondiale
Il quadro che si sta delineando è quello di una crisi profonda dentro la FIFA e, di riflesso, nel calcio mondiale. Le divisioni tra federazioni e vertici rischiano di minare la stabilità e creare un precedente per le stagioni future, sia sul campo che a livello gestionale.
Il consenso attorno a Infantino si è ridotto drasticamente, rallentando i progetti di riforma e scalfendo l’immagine del calcio come settore unito e autorevole. Le federazioni europee, tra le più critiche, insistono sul rispetto delle regole e sulla trasparenza per tornare a costruire fiducia.
Nel frattempo, il gioco tra sport e politica internazionale si fa più teso, con tentativi di coinvolgere potenze straniere per sostenere le leadership sportive. Questi sviluppi mostrano quanto il calcio sia un terreno dove si incrociano interessi nazionali e dinamiche globali, e dove ogni mossa può avere conseguenze importanti.
È un momento di forte pressione per la FIFA e per Infantino. Gli occhi restano puntati sulle mosse che arriveranno nelle settimane che precedono le elezioni presidenziali, decisive per il futuro del calcio nel mondo.