Addio ad Haiku, il secondo panda rosso più anziano d’Italia ospitato al bioparco Zoom di Torino

Il Bioparco Zoom di Torino chiude dopo otto anni di attività

Dal 2015, quel lembo di natura a pochi passi dalla città ha accolto migliaia di visitatori, dai bambini agli appassionati di fauna, offrendo uno sguardo ravvicinato su animali rari e habitat curati nei minimi dettagli. Ora, con la sua chiusura definitiva, si apre una riflessione urgente: come custodire e valorizzare quegli spazi verdi che, in città, sono sempre più preziosi? La fine di un’epoca per Torino, e per chi cercava un contatto vero con la natura.

Dal 2015, un’oasi per la biodiversità a Torino

Il Bioparco Zoom ha visto la luce nella primavera del 2015 con l’idea di coniugare conservazione e didattica. Situato a Torino, si è sviluppato in diverse aree tematiche, ricostruendo habitat fedeli per far conoscere da vicino animali spesso difficili da vedere altrove. Non era solo un luogo di svago: l’obiettivo era anche sensibilizzare i visitatori sull’importanza di proteggere l’ambiente.

Nel tempo, il parco ha ospitato specie protette e ha dedicato grande attenzione alle attività per le scuole e i gruppi, con programmi mirati a spiegare gli ecosistemi e la fauna mondiale. Sono stati fatti investimenti per migliorare le strutture, con tecnologie pensate per il benessere degli animali e il comfort di chi arriva.

Ma gestire un parco di queste dimensioni non è semplice. Negli ultimi anni sono emerse difficoltà economiche e organizzative legate a costi crescenti e normative più stringenti. Nonostante tutto, il Bioparco Zoom è rimasto un punto di riferimento importante, con migliaia di visitatori ogni anno.

Perché il Bioparco chiude: i motivi della fine di un’era

La decisione di chiudere è arrivata nei primi mesi del 2024, quando i proprietari hanno annunciato la fine dell’attività. Le ragioni ufficiali sono legate alla sostenibilità economica e ai nuovi orientamenti urbanistici. Il numero di visitatori, già in calo per la crisi economica e le restrizioni dovute alla pandemia, non è più bastato a coprire i costi.

Inoltre, adeguare il parco alle nuove norme europee sul benessere degli animali e sulla sicurezza è risultato troppo oneroso per il modello attuale. A questo si aggiunge una riflessione sulla destinazione dell’area, con proposte per trasformarla in uno spazio multifunzionale dedicato a sport e cultura.

La scelta, comunicata con chiarezza, ha però scatenato un acceso dibattito tra cittadini e associazioni ambientaliste. Da un lato si perde un luogo di educazione ambientale, dall’altro si apre la discussione su come ripensare gli spazi verdi cittadini in modo più sostenibile e integrato.

Un vuoto nel cuore di Torino: le conseguenze per la comunità

Il Bioparco Zoom non era solo un parco, ma un luogo di incontro e di apprendimento per migliaia di famiglie e scuole. La chiusura rappresenta una perdita importante per la comunità, che si vede privare di un’occasione preziosa per avvicinarsi alla natura.

Molti programmi educativi, realizzati con enti locali e istituti scolastici, restano ora senza una sede fissa. La mancanza del parco pone nuove sfide a chi si occupa di divulgazione scientifica e tutela della biodiversità in città.

Ma questa assenza può anche diventare un’opportunità per ripensare l’offerta culturale e ricreativa torinese. Alcuni progetti puntano a creare nuovi spazi verdi più accessibili e polifunzionali, con un occhio di riguardo per l’ambiente. Intanto, cresce la richiesta di iniziative che mantengano vivo il ricordo del Bioparco e il suo ruolo nella vita cittadina.

Cosa succederà all’area: idee e progetti in campo

Con la chiusura ormai ufficiale, l’attenzione si sposta sul futuro dell’area dove sorgeva il Bioparco Zoom. Comune e privati stanno valutando diverse opzioni per trasformare questo spazio, inserendolo in un più ampio piano di rigenerazione urbana.

Tra le ipotesi ci sono parchi urbani più piccoli ma collegati a piste ciclabili e spazi per eventi culturali, oppure impianti sportivi moderni, pensati per rispondere alle esigenze di chi cerca attività all’aperto. Le scelte guardano anche all’ambiente, puntando a favorire la biodiversità e a limitare l’impatto delle nuove strutture.

L’auspicio è di trovare un equilibrio che unisca svago e tutela del verde, trasformando l’area in un luogo vivace e aperto a tutti. Nel frattempo, gli operatori culturali e ambientalisti si preparano a questa nuova fase con idee e collaborazioni pronte a prendere forma.

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