Robert De Niro a Roma: ricordi di Bertolucci, trattorie emiliane e la versione restaurata di Novecento – Atto I

Piazza San Cosimato era gremita, un’onda di persone che ha accolto Robert De Niro con un’energia quasi sorprendente. L’attore è tornato a Roma per presentare la versione restaurata di Novecento – Atto I. Non c’era solo un piccolo gruppo di fan, ma una folla vibrante, pronta a immergersi nei ricordi di un’epoca. De Niro ha parlato con calore dei lunghi mesi passati sul set in Italia, del legame profondo con Bernardo Bertolucci e delle curiosità di un set internazionale, dove si intrecciavano lingue e culture diverse. Il film, uscito nel 1974, torna oggi a nuova vita grazie alla Cineteca di Bologna, riportato alla luce da uno dei suoi protagonisti più celebri.

De Niro torna a Roma: un omaggio sentito a Bertolucci

Nel cuore di Roma, a pochi mesi dal conferimento della Lupa Capitolina, Robert De Niro è tornato per celebrare con rispetto e partecipazione il lavoro di Bernardo Bertolucci, il regista che lo scelse per il ruolo di Alfredo Berlinghieri, giovane erede di una famiglia di proprietari terrieri. L’occasione era la presentazione del restauro del primo atto di Novecento, e la piazza gremita ha accolto l’attore con grande entusiasmo. De Niro, visibilmente sorpreso, ha ammesso di non aspettarsi una simile partecipazione: «Pensavo fosse un incontro tra pochi intimi», ha detto sorridendo. L’evento ha fatto riaffiorare lo spirito di un film epocale, portando il pubblico dentro un mondo ricostruito con passione e cura dal maestro Bertolucci.

De Niro ha tracciato un ritratto personale di Bertolucci, mettendo in luce non solo il suo talento artistico, ma anche la sua simpatia e disponibilità, qualità rare in un regista di quel calibro. La serata è stata piena di aneddoti sulla nascita del film, le riprese e il carattere del regista, che per l’attore americano aveva un approccio del tutto diverso dal solito, con metodi più fluidi e una vera natura poetica. Questi dettagli hanno fatto emergere la complessità e la bellezza di un progetto cinematografico fuori dal comune.

Otto mesi in Italia, un set multilingue e un’esperienza irripetibile

Le riprese di Novecento sono durate circa otto mesi, tra le campagne di Parma e Reggio Emilia. Un tempo lunghissimo per un attore abituato a ritmi diversi, durante il quale De Niro ha lavorato con un cast multietnico e plurilingue: Gérard Depardieu, Burt Lancaster, Sterling Hayden, Donald Sutherland, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda e altri nomi di rilievo. Questo mix di lingue ha trasformato il set in un ambiente affascinante ma complicato, dove ognuno recitava nella propria lingua e la comunicazione era spesso un intreccio confuso ma funzionale.

De Niro ha ricordato le difficoltà nell’adattarsi linguisticamente, spiegando di aver imparato parte dell’italiano sul posto, anche se la scena poteva essere girata indifferentemente in inglese, francese o italiano. Questo microcosmo di diversità ha caratterizzato e rafforzato la natura internazionale e ambiziosa del film, facendo di quel set un’esperienza unica nel cinema contemporaneo. L’attore ha sottolineato come la complessità linguistica non fosse un ostacolo, ma un valore aggiunto, un segno tangibile dell’unicità del progetto diretto da Bertolucci.

Bertolucci poeta: la scena degli anziani girata all’inizio

Tra i ricordi più vividi di De Niro c’è il modo particolare in cui Bertolucci lavorava. L’attore ha raccontato della scena finale, dove i protagonisti appaiono anziani, in realtà girata nei primi giorni di riprese. Una scelta sorprendente e “pazza” per De Niro, abituato a un ordine più lineare. Bertolucci invece preferiva un metodo più poetico e meno prevedibile. Dopo il primo ciak, la scena venne rifatta quasi alla fine delle riprese, quando gli attori avevano assimilato a fondo la trasformazione dei loro personaggi.

De Niro ha definito Bertolucci un «poeta del cinema», un regista europeo con una sensibilità lontana dal cinema americano tradizionale. Questa distanza da certi schemi produttivi e interpretativi non è stata vista come un limite, ma come un valore che ha reso il film davvero speciale. L’attore ha più volte manifestato l’orgoglio di aver partecipato a un’opera così grandiosa, mettendo in luce la forza del linguaggio visivo e la capacità di Bertolucci di raccontare storie complesse con una visione originale e profonda.

Tra sapori e amicizie: la cucina emiliana nel cuore del set

Un ricordo caro a De Niro riguarda la gastronomia. Durante i mesi di riprese, Bertolucci organizzava spesso uscite in ristoranti e trattorie tipiche di Parma e Reggio Emilia. Questi momenti di convivialità sono diventati un pilastro dell’esperienza sul set, tanto che l’attore ha definito quelle cene la «migliore esperienza gastronomica» della sua carriera. I sapori condivisi tra colleghi di varie nazionalità hanno lasciato un segno indelebile.

De Niro ha raccontato il valore sociale e culturale di quelle pause, capaci di abbattere barriere linguistiche e culturali accumulate durante le giornate di lavoro. Il cast internazionale riusciva a ritrovarsi attorno a un unico tavolo, unendo tradizioni e lingue in un’atmosfera familiare. Il racconto è privo di retorica, trasmette solo la genuinità di chi ha vissuto un’esperienza intensa anche fuori dalle scene.

Novecento: la lotta contro il fascismo al centro del racconto

Il tema politico di Novecento è stato un punto chiave durante l’incontro con De Niro. Interrogato sulle idee di Bertolucci, l’attore ha spiegato di non conoscere nel dettaglio le sue posizioni politiche, ma di non aver mai dubitato del suo impegno a fianco degli oppressi. Il film racconta la lotta di classe, le tensioni sociali e l’ascesa del fascismo in Italia, e per De Niro Bertolucci voleva sostenere con chiarezza chi subiva ingiustizie.

L’attore ha ricordato come il film sia ancora oggi una testimonianza potente di un periodo storico complesso. La forza dell’opera non si è spenta e resta un capolavoro destinato a far parte della memoria collettiva italiana. Il legame tra la scelta narrativa e l’impegno umano di Bertolucci emerge anche nel modo in cui la Cineteca di Bologna custodisce il suo Archivio, a testimonianza del valore culturale e della funzione di riflessione e denuncia che il film mantiene viva.

Da Scorsese a Leone e Pacino: ricordi di collaborazioni indimenticabili

Durante l’incontro, De Niro ha ripercorso anche le tappe fondamentali della sua carriera, citando registi e colleghi con cui ha lavorato. Ha parlato di Martin Scorsese, definendo la loro collaborazione tra le più fortunate e durature nella storia del cinema. Insieme hanno realizzato capolavori come Taxi Driver, Toro scatenato e The Irishman. De Niro ha confermato la voglia di continuare a lavorare con Scorsese su nuovi progetti.

Non sono mancati riferimenti a Sergio Leone, soprattutto per C’era una volta in America, ricordato come un uomo dotato di grande umorismo e umiltà. Sul rapporto con Al Pacino, De Niro ha sfatato qualche mito sull’improvvisazione nella famosa scena del ristorante di Heat – La sfida, spiegando che Michael Mann, il regista, era molto preciso e lasciava poco spazio all’improvvisazione. Questa meticolosità, unita all’esperienza degli attori, ha fatto la forza di quella sequenza.

Un messaggio ai giovani: responsabilità e coraggio

La serata si è chiusa con un consiglio rivolto ai giovani e a chi lavora per difendere gli spazi culturali di Roma. De Niro ha invitato a fidarsi del proprio istinto e delle sensazioni quando qualcosa non sembra giusto. Ognuno deve scegliere come reagire, valutando l’impatto che certe situazioni hanno su di sé e sulla comunità. Un messaggio universale, che parla di responsabilità personale, consapevolezza e coraggio.

Prima di lasciare il palco, De Niro ha salutato il pubblico con calore e spontaneità, chiudendo una serata dedicata a un film e a un regista che hanno lasciato un segno profondo nella storia del cinema italiano e mondiale. Un saluto semplice, ma intenso, condiviso con tutti quelli che hanno partecipato alla riscoperta di Novecento.

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