Loreto, provincia di Ancona: una donna di 33 anni, Luigia Fortunato, è stata brutalmente uccisa nella sua casa. Coltellate, molteplici, inflitte dall’ex compagno, Sami Khemaies, 39 anni, tunisino. La comunità è sotto choc. Ma più di ogni altra cosa, a far discutere è la decisione della procura di Ancona. L’uomo è stato fermato, sì, ma l’accusa non è femminicidio. Solo omicidio volontario aggravato dall’uso di un’arma. Una scelta che ha scatenato un acceso dibattito sulla lettura delle leggi, sulle sfumature di una tragedia che fa ancora troppo rumore.
Procura di Ancona: perché non si parla di femminicidio
Il fascicolo, seguito dal pm Rosario Lionello, punta sull’accusa di omicidio volontario aggravato dall’uso del coltello da cucina che ha ucciso Luigia. Ma ciò che conta davvero è che, secondo gli inquirenti, non ci sono elementi abbastanza chiari per parlare di femminicidio.
Le prime indagini e le testimonianze non hanno fatto emergere una storia di violenze di genere o un contesto di sopraffazione continua. Mancano prove di un movente legato all’odio verso la donna o a un sistema di violenza reiterata. Il pm ha comunque lasciato la porta aperta: se dovessero spuntare nuove testimonianze, l’accusa potrebbe cambiare.
Intanto, gli investigatori continuano a sentire familiari e persone vicine a Luigia per capire meglio la natura del rapporto e se ci fossero segnali di violenza psicologica o dinamiche di controllo.
Omicidio volontario e femminicidio: una linea sottile
La differenza tra omicidio volontario e femminicidio è al centro di molte discussioni. L’omicidio volontario prevede una pena da almeno 21 anni di carcere ed è applicato quando si uccide intenzionalmente senza che il gesto sia legato al fatto che la vittima sia donna.
Il femminicidio, invece, è un reato più grave, punito con l’ergastolo. Si configura solo se si dimostra che l’omicidio nasce dalla condizione di donna della vittima e si inserisce in un contesto di violenza ripetuta, tra minacce, abusi fisici e psicologici.
Al momento, la procura di Ancona sostiene che non ci sono elementi per questa aggravante e perciò resta l’accusa di omicidio volontario aggravato.
Il passato di Sami Khemaies e la convivenza complicata
Khemaies non era nuovo alle forze dell’ordine: tra il 2017 e il 2019 era stato condannato per traffico di droga e aveva scontato una pena. Nel 2020 era evaso rompendo il braccialetto elettronico che gli permetteva gli arresti domiciliari.
La relazione con Luigia era segnata da tensioni forti. Pur vivendo sotto lo stesso tetto per permettere al figlio di crescere con entrambi, avevano deciso di stare separati. Nelle ultime settimane le tensioni erano aumentate, con un litigio scoppiato dopo un episodio al centro estivo frequentato dal bambino. Quel diverbio sembra aver fatto scattare la tragedia.
Le associazioni contro la violenza: “Non si può sottovalutare”
La decisione della procura ha scatenato la reazione delle associazioni impegnate contro la violenza sulle donne. Cristina Carelli, presidente di D.i.Re, ha espresso dubbi sulla lettura data al caso.
Secondo lei, il problema non sta nella legge, ma nel modo in cui viene applicata. Spesso gli operatori della giustizia faticano a riconoscere forme di violenza meno evidenti, come quella psicologica o economica, o il controllo sulla vita delle donne. Questo rischia di lasciare fuori dalla porta aspetti fondamentali e di minimizzare dinamiche che poi sfociano nel femminicidio.
Carelli sottolinea l’urgenza di una formazione obbligatoria per chi lavora nel settore, per imparare a leggere questi segnali sottili, spesso radicati in meccanismi culturali che tengono nascosta la violenza tra le mura domestiche.
La posizione di D.i.Re è in linea con recenti sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha condannato l’Italia per casi di “rivittimizzazione” delle donne durante i processi, chiedendo un approccio più attento e sensibile.
Il dopo omicidio: la confessione e il dolore di Loreto
Dopo l’omicidio, Khemaies si è presentato spontaneamente dai carabinieri di Porto Recanati, ancora con i vestiti sporchi di sangue. Ha confessato il delitto e ha risposto anche a un messaggio della suocera, preoccupata per non avere notizie di Luigia.
La convivenza “forzata” della coppia, nata per il bene del figlio, sembrava un equilibrio fragile, che però ha finito per cristallizzare le tensioni. Ora Khemaies, assistito dall’avvocato Simone Matraxia, è in carcere a Montacuto, Ancona.
Il 13 luglio è stata fissata l’udienza di convalida del fermo, con l’imputato collegato da remoto. L’autopsia sulla salma di Luigia è prevista per il 14 luglio, per fare chiarezza sulle cause della morte.
Nel frattempo, la comunità di Loreto si prepara a ricordare Luigia con una fiaccolata organizzata dal Comune, in programma per giovedì sera. Un modo per stare vicini a una giovane madre strappata troppo presto alla vita.