“Benvenuti nelle favelas”: un nome che negli ultimi anni ha cominciato a circolare con forza sui social. Quella che era nata come una semplice pagina Instagram, dedicata a mostrare il degrado delle periferie italiane con foto e video crudi, si è lentamente trasformata in qualcosa di molto più potente. Oggi, Welcome to Favelas è diventata una vera e propria cassa di risonanza per la destra sovranista e trumpiana in Italia. Non è solo un luogo di denuncia urbana, ma un megafono politico che parla a una fetta precisa del Paese. Dietro questo cambiamento c’è una trama più complessa di quanto si immagini, con effetti che superano i confini nazionali.
All’inizio, Welcome to Favelas era solo una raccolta di video e foto che mostravano i quartieri più difficili delle città italiane, senza grandi giudizi o prese di posizione. Ma a partire dai primi mesi del 2025, dopo il secondo insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, qualcosa è cambiato.
Tre giorni dopo l’Inauguration Day, la pagina ha annunciato un incontro con un emissario di Elon Musk, segnando una svolta netta. Da quel momento in poi, i contenuti hanno smesso di parlare solo di degrado urbano per sposare una narrazione politica chiara, a difesa di figure chiave del mondo tech americano legate alla destra trumpiana, come Peter Thiel. Welcome to Favelas ha iniziato a promuovere aziende controverse come Palantir, specializzata in analisi dati e sicurezza, proprio mentre in Italia si accendeva il dibattito sul riconoscimento facciale.
Parallelamente, ha spinto piattaforme come Polymarket, una società di scommesse online con tra i consulenti Donald Trump Jr.. Questi cambiamenti hanno fatto scivolare la pagina da semplice cronaca sociale a vero e proprio strumento di propaganda sovranista, con un chiaro imprinting americano.
Il momento più critico arriva a luglio 2025, quando si scopre che Welcome to Favelas ha partecipato a un bando del Dipartimento di Stato americano, un programma chiamato Developing Civilizational Bonds, Democratic Resilience and Rule of Law in Europe, che mette a disposizione fino a 3 milioni di dollari.
La notizia ha scatenato reazioni forti in Europa. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha lanciato l’allarme, parlando di rischio interferenze statunitensi nella politica e nella società europea. Secondo Merz, questi finanziamenti possono essere usati per influenzare l’opinione pubblica attraverso canali digitali poco trasparenti.
Il coinvolgimento diretto di un’agenzia governativa americana ha acceso un dibattito sul confine sottile tra diplomazia, soft power e propaganda. In questo quadro, Welcome to Favelas sembra un tassello di un disegno più ampio, che sfrutta i social per diffondere contenuti sovranisti mascherati da cronaca urbana.
Dietro questa pagina c’è una figura controversa: Massimiliano Zossolo. L’idea nasce mentre era agli arresti domiciliari, dopo i disordini durante le manifestazioni degli Indignados a Roma nel 2011. Nel 2014 registra il marchio con due soci, ma dal 2016 la gestione passa a Marin Cankja, residente a Fucecchio, in provincia di Firenze.
Il punto più inquietante riguarda la totale mancanza di trasparenza sui finanziamenti. Non esiste una società editoriale ufficiale legata a Welcome to Favelas, né bilanci o documenti pubblici che spieghino entrate e uscite. Sul sito compare una partita IVA intestata a uno studio esterno che si occupa solo della parte tecnica.
Zossolo ha detto di incassare solo qualche sponsorizzazione e di non aver avuto un fatturato significativo nel 2025, definendolo praticamente «a zero». Intanto, il marchio si è legato a una serie di pagine “satellite” come Cronaca Italiana, Trash News, Milano Bella da Dio ed Emergenza Baby Gang, tutte focalizzate su sicurezza e immigrazione, alimentando una rete di contenuti sovranisti.
Questa mancanza di chiarezza sulla struttura economica e gestionale solleva molti dubbi sulla natura del progetto, sull’origine dei soldi e sugli scopi reali dietro questa rete digitale.
Il caso Welcome to Favelas dimostra come un semplice profilo social possa diventare un nodo centrale di una rete politica. Nel 2025, la pagina è diventata il megafono della galassia sovranista legata al trumpismo, portando in Italia messaggi forti e divisivi.
Il progetto ha stretto legami con figure influenti del mondo tech e politico americano, cavalcando temi come immigrazione, sicurezza e controllo dell’informazione. Grazie alle pagine “satellite”, è riuscito a irrigidire posizioni politiche e a influenzare l’opinione pubblica.
Che una pagina nata per documentare il degrado possa oggi dialogare con attori politici e finanziari di alto livello testimonia il peso crescente dei social media nella politica moderna. Le conseguenze di questa trasformazione sollevano preoccupazioni sulla trasparenza dei finanziamenti e sui metodi di propaganda digitale, non solo in Italia ma anche oltre i nostri confini.
La metamorfosi di Welcome to Favelas segna un passaggio importante nella relazione tra informazione, politica e poteri forti nell’era digitale.
A poche ore dalla caotica Tokyo, il silenzio delle montagne di Dewa avvolge tutto come…
Il corno porta fortuna, diceva mia nonna, stringendolo tra le dita con quel sorriso sornione.…
Milano, città in lutto per la perdita di Franco Baresi, ha accolto Jannik Sinner con…
Sofia, 2 agosto. Davanti a un hotel, decine di ragazzi vestiti di nero gridano slogan…
Ieri, Milano ha respirato un’aria speciale. Le vie si sono trasformate in un fiume rosso…
Il primo video promozionale di X Factor 2026 è già online, e con esso arrivano…