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Vigile romano condannato dalla Cassazione: “Dammi il tuo numero e ti tolgo la multa”

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Redazione

A Roma, dietro un normale posto di blocco, si è consumata una vicenda che lascia senza parole. Un vigile urbano avrebbe proposto, alle giovani donne fermate, uno scambio inquietante: niente multe in cambio di numeri di telefono e profili social. Sembra un episodio da film, eppure la Cassazione ha dovuto affrontare proprio questa realtà, analizzando con rigore accuse che mettono in discussione l’integrità di chi dovrebbe far rispettare la legge. La questione va ben oltre le semplici contravvenzioni, aprendo uno squarcio su pratiche che inquietano e fanno riflettere.

Un agente di Roma sotto accusa per abusi di potere

La vicenda coinvolge un istruttore della Polizia Locale capitolina, accusato di aver usato ripetutamente la sua posizione per ottenere vantaggi personali. Sono diversi gli episodi contestati. In uno di questi, durante un controllo, l’agente avrebbe messo in difficoltà un’automobilista proponendo, in modo chiaro ma non esplicito, di non farle la multa in cambio del suo numero di telefono e dei riferimenti sui social. Non un caso isolato: a una studentessa universitaria avrebbe chiesto di contattarlo al telefono per evitare la sanzione. Nei giorni successivi, la ragazza ha ricevuto messaggi a sfondo inappropriato, che confermano un comportamento reiterato e lontano da ogni norma istituzionale.

Il caso ha allarmato sia le vittime che la magistratura, chiamata a stabilire se quanto accaduto configurasse un reato. Dai fatti emerge un uso improprio del potere pubblico, che ha creato una situazione di pressione e disagio per persone in una posizione di svantaggio, oltre a un chiaro scambio di favori a fini personali.

La Cassazione: anche un numero di telefono può essere un “vantaggio illecito”

La difesa dell’agente sosteneva che ottenere un numero di telefono o un profilo social non potesse rappresentare un vantaggio rilevante sotto il profilo penale. Ma la Corte di Cassazione, con la sentenza depositata il 25 giugno 2026 , ha respinto questa tesi. Secondo i giudici, il concetto di “utilità” previsto dall’articolo 319-quater del Codice Penale è molto più ampio e non si limita ai soli benefici materiali immediati.

Per la Cassazione, l’utilità indebita può assumere forme diverse, materiali o morali, patrimoniali o no, purché sia apprezzabile oggettivamente. Nel caso in esame, il semplice fatto di ottenere contatti personali assume peso se collegato all’intento di instaurare un rapporto personale, come dimostrano i messaggi inappropriati e le richieste di appuntamenti dopo il controllo.

La Corte ha sottolineato che la condotta dell’agente rappresenta un’induzione indebita vera e propria: ha sfruttato il suo ruolo di autorità per mettere in soggezione le giovani. Offrire di evitare una multa in cambio di informazioni private è quindi un vantaggio illecito, con rilevanza penale.

Niente reato per omissione del verbale sulla sosta irregolare

Un altro nodo della vicenda riguardava la mancata redazione del verbale per infrazioni legate alla sosta irregolare. La difesa aveva sollevato dubbi su possibili omissioni d’atti d’ufficio. La Cassazione, però, ha annullato senza rinvio questa accusa. Ha chiarito che, secondo l’articolo 328 del Codice Penale, il reato di omissione presuppone atti urgenti e indilazionabili per motivi di sicurezza pubblica.

In questo caso, le violazioni riguardavano veicoli parcheggiati male, ma senza creare situazioni di pericolo immediato tali da richiedere un intervento urgente. Di conseguenza, non sussiste il reato per omissione del verbale.

Falso ideologico confermato per dati inesatti nel verbale

È rimasto invece confermato il profilo di reato per falso ideologico in atto pubblico. L’agente, infatti, avrebbe compilato un atto con dati falsi, indicando un luogo inesistente nel preavviso di accertamento invece di quello corretto.

Questa manipolazione di dati ufficiali è stata ritenuta un grave abuso, che si inserisce in un contesto di illegalità legata all’uso scorretto della posizione di pubblico ufficiale.

La sentenza della Cassazione segna un punto fermo nella necessità di vigilare sul controllo stradale, per evitare che il potere venga usato per scopi personali. La vicenda capitolina del 2026 ci ricorda quanto sia importante mantenere rigore e trasparenza in ogni attività istituzionale.

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