# Uno Maggio Libero e Pensante 2026: a Taranto torna il festival che unisce musica, impegno civile e cultura
A Taranto, nel cuore del Parco Archeologico delle Mura Greche, il festival Uno Maggio Libero e Pensante torna a battere forte. Nel 2026, dopo dodici edizioni, il Parco Massimo Battista si prepara a ospitare nuovamente un evento che non è solo musica. È un crocevia di impegno civile e cultura, dove si parla di lavoro, salute, diritti. Temi che non sono astratti, ma vivi, palpabili, quotidiani per chi abita questa città.
Il festival nasce dal basso, dall’energia di un comitato di cittadini e lavoratori che hanno voluto creare uno spazio autentico. Oggi, con la direzione artistica di Antonio Diodato, Roy Paci, Valentina Petrini e Michele Riondino, si conferma come uno dei momenti più vibranti della scena culturale italiana. Non è solo un palco, ma un punto di incontro tra realtà locali e questioni globali che non possono più aspettare.
Sul palco di Taranto si alterneranno artisti con storie e stili molto diversi, tutti capaci di portare qualcosa di unico. La scaletta conferma la voglia del festival di abbracciare generi e generazioni: dai Subsonica, pilastri del rock italiano, a Gemitaiz, uno dei nomi più forti del rap contemporaneo. Non mancherà Brunori Sas, con il suo cantautorato riconoscibile, mentre Giorgio Poi e Margherita Vicario rappresentano la nuova ondata della musica d’autore.
Tra i protagonisti emergenti, Canta Fino a Dieci mette in luce l’importanza della condivisione nella scrittura e sul palco, mentre Rossana De Pace porta una voce fresca e intensa. Catu Diosis, arrivata da Kampala, si muove tra produzioni, DJ set e rap, portando un mix di sonorità africane e urban. Cigno affronta temi duri come capitalismo e guerra con la forza della sua musica.
A completare il quadro, Madkid si distingue con il suo stile eclettico nel panorama black italiano, affiancato dall’MC Moddi. Il collettivo SI!BOOM!VOILÁ miscela elettronica e noise, Don Ciccio è un veterano del reggae e hip hop, mentre Fido Guido porta il dialetto tarantino nel reggae/dancehall insieme a Mama Marjas, una delle voci più autorevoli del reggae italiano. I Rekkiabilly chiudono con un sound graffiante ed energico.
Questa varietà di artisti racconta la ricchezza e la complessità della musica italiana oggi, capace di riflettere i cambiamenti sociali con mille sfumature.
Uno Maggio Taranto non è solo musica. Gli spazi del festival accolgono anche voci importanti della società civile, che danno al festival un valore politico e culturale profondo. Tra gli ospiti di quest’anno spicca Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, una figura di riferimento sui temi internazionali.
Tomaso Montanari, storico dell’arte e rettore dell’Università per Stranieri di Siena, porta il suo punto di vista antifascista, noto per la chiarezza e la profondità del suo discorso. Per la prima volta a Taranto arriva Omar Barghouti, co-fondatore del movimento BDS , la campagna non violenta che punta a far rispettare il diritto internazionale da parte di Israele.
Le questioni locali trovano voce nel Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, custode storico del festival. Torna Maria Teresa Daprile, vedova di Claudio Salamida, operaio dell’Ilva morto sul lavoro, accompagnata dalla sua avvocatessa Ornella Tripaldi, impegnata nella battaglia per la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Sul palco anche Amnesty International, ReCommon, Rete No RWM Sardegna, Emergency e No TAV, che portano avanti temi di giustizia sociale, ambientale e diritti umani. Tra gli attivisti presenti, Sadra Valizadeh e Parisa Nazari, simboli della resistenza femminile in Iran e nel mondo.
L’apertura della tredicesima edizione di Uno Maggio Taranto porta con sé anche contenuti giornalistici e fotografici di grande impatto. Le immagini della cubana Eliana Aponte, inviata Reuters, e del fotoreporter italiano Paolo Tangari, appena tornato da Cuba, raccontano storie di attualità internazionale con uno sguardo diretto e intenso.
Non manca l’attenzione ai temi sanitari, legati allo sviluppo industriale di Taranto, affidata a Valerio Cecinati, responsabile dell’Oncoematologia Pediatrica dell’ospedale SS. Annunziata. La sua testimonianza mette in relazione inquinamento e salute, un nodo cruciale per la città.
Dal lato artistico e attivista, la campagna “Lince – Occhi sugli abusi”, promossa dall’attivista Lince e sostenuta dal manifesto di Zerocalcare, punta i riflettori su diritti violati e ingiustizie con una narrazione visiva incisiva.
La conduzione del festival è affidata a professionisti di talento: Andrea Rivera, noto per la sua satira tagliente; Martina Martorano, giornalista attenta e partecipe; Serena Tarabini, presenza fissa e impegnata; e la novità del 2026, Maria Cristina Fraddosio, giornalista che segue da vicino gli interventi politici.
Per la prima volta a Taranto, i filosofi Maura Gancitano e Andrea Colamedici, fondatori di Tlon, accompagnano la comunicazione social con una maratona di interviste dal backstage, offrendo uno sguardo dietro le quinte del festival.
Uno Maggio Taranto resta, anche nel 2026, una manifestazione tutta autofinanziata e organizzata dal basso. Il motore dell’evento sono i volontari del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, che ogni anno si impegnano senza risparmiarsi per mettere in piedi una piattaforma culturale e sociale di grande valore.
A sostenere il festival, oltre al contributo pubblico e alla partecipazione dal basso, ci sono sponsor importanti come CAB – Centro Assistenza Bollette, Banca Etica, Climatar e Dental Pro. Non mancano poi gli sponsor tecnici, che garantiscono logistica e servizi: tra questi Acqua Vera, Fiorino, Giai Vini e molti altri.
Quest’anno è prevista anche una raccolta fondi, sostenuta da cittadini da tutta Italia, che aiuta a mantenere l’indipendenza e la qualità dell’evento.
Prima del concerto serale, la tradizionale tavola rotonda offrirà un momento di confronto aperto su temi sociali, politici e ambientali, confermando Uno Maggio Taranto come un punto di riferimento imprescindibile nella vita culturale italiana.
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