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Truffa con AI in Alto Adige: donna finge morte della figlia per estorcere soldi usando foto false

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Redazione

“Non posso crederci, è tutto falso.” Così ha reagito un parente quando ha scoperto l’inganno. Tra Veneto e Alto Adige, una donna di 53 anni ha costruito un castello di menzogne, raccontando a una ex collega che sua figlia incinta era gravemente malata, poi morta in una clinica svizzera. La storia, già drammatica, si è complicata quando ha aggiunto che la neonata era sopravvissuta. Per convincere, ha usato foto di neonati trovate online e immagini di funerali alterate con l’intelligenza artificiale. Il trucco, però, non ha retto. Un familiare ha fiutato qualcosa di strano e ha allertato i carabinieri di Selva di Val Gardena, che hanno scoperto tutta la verità.

Una bugia costruita sul lavoro: la malattia e il ricovero in Svizzera

La donna ha sfruttato un rapporto di fiducia nato sul lavoro. Le due si erano conosciute in un hotel in Alto Adige, e proprio questo legame ha alimentato la truffa. La 53enne ha raccontato che la figlia, incinta, era finita in una clinica svizzera per complicazioni mediche. Ha dipinto una situazione disperata, mettendo in evidenza anche le difficoltà economiche per affrontare le spese mediche. Il racconto, seppur inventato, era curato nei dettagli per coinvolgere emotivamente l’ex collega, facendola entrare nel dolore della situazione. Col tempo la storia è peggiorata: dalla malattia si è passati alla morte della figlia, lasciando l’altra con un dolore che sembrava autentico. A questo si è aggiunta la notizia che la nipotina era miracolosamente sopravvissuta, un dettaglio pensato per suscitare ancora più compassione. Per rendere tutto più verosimile, la donna ha scaricato foto di neonati da Internet e, con tecniche di intelligenza artificiale, ha modificato immagini di funerali per simulare scene di lutto credibili.

Il sospetto che ha fatto scattare l’indagine

La catena delle bugie ha iniziato a sgretolarsi grazie al fiuto di un familiare della vittima, che ha cominciato a nutrire dubbi sulle continue richieste di soldi. Timoroso di essere ingannato, ha controllato le immagini ricevute. Dopo un’attenta verifica, ha capito che le foto della neonata e dei funerali non erano genuine. Alcune erano chiaramente ritoccate, altre presentavano elementi tipici di immagini generate digitalmente. Da qui è partita una denuncia formale e l’intervento dei carabinieri di Selva di Val Gardena. Grazie all’analisi dei movimenti bancari, i militari hanno rintracciato i bonifici diretti al conto corrente della donna, confermando la natura fraudolenta delle richieste. Davanti a queste prove, la 53enne è stata formalmente accusata di truffa.

Indagine e procedimento a Bolzano: il peso delle prove

Le autorità hanno avviato un’indagine approfondita dopo la denuncia e gli accertamenti condotti dai carabinieri di Selva di Val Gardena. La complessità del caso ha richiesto competenze specifiche, in particolare per analizzare le immagini alterate con l’intelligenza artificiale e gli aspetti finanziari. Sono emersi elementi inequivocabili: dalle false cartelle cliniche al tracciamento dei bonifici. La donna ha rinunciato a difendersi davanti a un quadro così pesante. L’inchiesta è coordinata dalla Procura della Repubblica di Bolzano, dove sono stati trasmessi tutti gli atti. La posizione della 53enne sarà valutata nelle prossime fasi, con l’accusa formale di truffa e falso. Nel frattempo, questa storia mette in luce un fenomeno inquietante: come le nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale in particolare, vengano usate per ingannare, manipolare immagini e costruire false narrazioni che colpiscono profondamente l’emotività.

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