Era il 24 maggio 2026, una giornata che Marco Leonardo Basoccu aveva immaginato diversa. Trentasei anni, commercialista di Casale Monferrato, si era preparato per il derby Torino-Juventus con la voglia di vivere una festa, non un incubo. E invece, pochi minuti prima del fischio d’inizio, un lacrimogeno esploso a pochi passi da lui ha colpito la sua testa. Una ferita grave, causata – a quanto pare – da un agente di polizia. Dopo giorni trascorsi in terapia intensiva all’ospedale Molinette di Torino, Marco ora lotta per tornare alla vita di sempre. La strada, però, è ancora lunga.
Il recupero di Basoccu procede a passo lento. In un’intervista a La Stampa ha raccontato il peso delle conseguenze: mal di testa costanti, una stanchezza che non lo abbandona mai, anche nelle attività più semplici. Solo pochi giorni fa è riuscito a guidare per alcune ore, portando i genitori vicino a Monza, ma quell’esperienza lo ha costretto a fermarsi per riposare.
I medici restano vigili: a settembre è previsto un altro intervento per ricostruire la calotta cranica. Basoccu non nasconde la sua gratitudine verso il personale delle Molinette, che definisce non solo competente ma anche umano.
Non è solo il corpo a soffrire. Il trauma ha lasciato un segno profondo anche nella sua mente. Sa che dovrà avere pazienza, che la riabilitazione sarà lunga e difficile, ma si impegna a ritrovare piano piano la normalità.
Marco non ricorda nulla di quello che è successo nel caos prima del derby. Le indagini e gli interrogatori non hanno portato a dettagli precisi, perché la sua memoria si è cancellata attorno all’episodio. Rimangono solo immagini sfocate, ricostruite grazie ai racconti di chi era con lui.
Nonostante questo vuoto, ha capito quanto è stato vicino al peggio. “Sono stato miracolato”, dice con onestà. E non nasconde il dispiacere per il dolore che ha portato ai suoi cari. Questa vicenda ha cambiato la sua vita e quella di chi gli sta vicino, sconvolgendo abitudini e progetti.
Ciò che più amareggia Basoccu è sapere che a colpirlo potrebbe essere stato un poliziotto. La Procura di Torino ipotizza che il lacrimogeno sia stato lanciato a livello d’uomo da un agente, causando una ferita grave e potenzialmente letale. Basoccu evita giudizi personali sull’indagato, ma chiede che si faccia chiarezza fino in fondo.
La delusione è forte: chi dovrebbe garantire la sicurezza, in quel momento ha provocato un danno così serio, soprattutto durante un evento sportivo così sentito. Allo stesso tempo, riconosce il lavoro accurato della Procura e del pubblico ministero Paolo Scafi, fondamentali per fare luce sui fatti.
Non manca una critica per il ritardo con cui il poliziotto si è presentato alle autorità: secondo Basoccu, questo ha complicato sia la percezione pubblica che la posizione processuale dell’agente.
Per ora, Marco Basoccu ha deciso di non tornare più sugli spalti. Quel 24 maggio avrebbe dovuto essere una giornata di gioia e condivisione, ma si è trasformata in un trauma. La sua passione per il calcio non è mai stata legata a violenze o tafferugli. Respinge con forza l’etichetta di “ultrà” e sottolinea di non essere mai stato coinvolto in episodi del genere.
Quel pomeriggio, prima dell’incidente, si stava semplicemente avvicinando all’ingresso dello stadio con gli amici del gruppo Viking, pronto a godersi la partita in tranquillità. È proprio il pensiero che una simile tragedia potesse colpire chiunque tra la folla a bloccarlo emotivamente e a spingerlo a riflettere a fondo.
L’episodio ha acceso un dibattito acceso sulle modalità di gestione dell’ordine pubblico durante gli eventi sportivi e sulle responsabilità delle forze dell’ordine, portando sotto i riflettori la sicurezza nelle grandi città.
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