Domenica 14 giugno, in Svizzera, si vota su una proposta che scuote il Paese come non accadeva da tempo. La domanda è semplice, ma carica di conseguenze: limitare la popolazione a un massimo di dieci milioni di residenti. L’idea arriva dalla destra populista della Udc, che parla di «fermo demografico» per salvaguardare il benessere nazionale. Di fronte a questa visione, un fronte eterogeneo di oppositori si schiera compatto. I sondaggi però raccontano di un Paese diviso quasi in due, con il no in leggero vantaggio attorno al 52%. Da un lato, chi teme per l’identità svizzera; dall’altro, chi vede nell’apertura la chiave per il futuro. Il risultato di questa sfida politica potrebbe cambiare la direzione della Confederazione.
Negli ultimi due decenni la Svizzera ha visto la sua popolazione salire in modo rapido e costante. Dal 2001, quando superava di poco i 7,2 milioni di abitanti, si è passati a 9,1 milioni nel 2024, un ritmo più veloce rispetto alla media europea, superato solo dalla Germania. Questo aumento ha cambiato profondamente la composizione sociale: oggi quasi un terzo della popolazione ha origini straniere, contro uno su cinque di vent’anni fa. Nelle città più grandi, come Zurigo, il multiculturalismo è ormai la norma, diventando una delle principali leve per lo sviluppo e l’innovazione.
Ma non tutti accolgono questo cambiamento con favore. Tra le valli e i centri più tradizionali cresce un senso di smarrimento e paura di perdere quello che molti considerano il vero spirito svizzero. Mentre i giovani e chi vive in città è più aperto a un’identità mista e multiculturale, le aree più rurali si sentono minacciate. Questo contrasto alimenta il dibattito politico e culturale che sfocia nel referendum.
La crescita demografica ha accompagnato un aumento del benessere. La Svizzera oggi vanta uno dei mercati del lavoro più remunerativi al mondo e un basso livello di disuguaglianza. Le sue frontiere aperte e una politica favorevole agli investimenti hanno trasformato il Paese in un polo attrattivo per capitali e professionisti qualificati. Ma non mancano i problemi. L’aumento della popolazione ha messo sotto pressione infrastrutture, case e servizi pubblici.
Tra le lamentele più frequenti c’è la crescita dei prezzi degli affitti, che rende difficile trovare una casa soprattutto a chi ha redditi bassi o medi. Il trasporto pubblico è spesso sovraffollato, specie nelle ore di punta, e ospedali e scuole faticano a tenere il passo con la domanda. Il fronte del «sì» al referendum punta proprio su questi disagi quotidiani, sostenendo che fermare la crescita è l’unico modo per salvare la qualità della vita.
Alcuni osservatori internazionali, come il Wall Street Journal, vedono nella Svizzera un caso unico tra i Paesi sviluppati: un paese che mette in discussione apertamente i vantaggi dell’immigrazione. La proposta della Udc punta a trasformare la Svizzera in una sorta di «Dubai alpina», cioè un centro aperto agli investimenti globali ma chiuso all’arrivo di nuovi residenti stranieri.
Se il referendum dovesse passare, le conseguenze si sentirebbero ben oltre la Svizzera. La legge prevede stop graduali: raggiunti i 9,5 milioni di abitanti, il governo sarebbe costretto a bloccare i ricongiungimenti familiari. Al superamento della soglia di dieci milioni, la Confederazione dovrebbe sospendere immediatamente l’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Unione Europea.
Significa mettere fine a tutti gli accordi economici bilaterali con Bruxelles e chiudere le frontiere ai cittadini europei, una scelta che molti paragonano alla Brexit del Regno Unito. Gli analisti avvertono che questo passaggio potrebbe portare a un salto nel buio per l’economia e la politica svizzera, con rischi notevoli per il commercio e la cooperazione internazionale.
Resta da vedere quanto il ricordo della Brexit influirà sul voto. Dieci anni dopo quel referendum, infatti, la maggioranza dei britannici si dice contraria a quella decisione. Questo dato potrebbe pesare sulle scelte degli svizzeri. La sfida politica che si avvicina sarà un vero banco di prova per la capacità della Svizzera di gestire le proprie tensioni interne in un mondo sempre più complesso.
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