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Stress da calore in aumento dal 1970: un miliardo di persone colpite, Europa meridionale tra le più a rischio

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Redazione

Il termometro ha superato i 45 gradi in diverse città del Sud Europa, un record che pochi avrebbero immaginato così presto nella stagione. Italia, Spagna e Grecia affrontano ondate di caldo che non si erano mai viste a queste latitudini, e le conseguenze si fanno sentire subito, in modo brutale. Nelle strade delle metropoli il calore si accumula, soffocante, mentre l’aria ferma e l’inquinamento trasformano l’aria in una trappola. Non è solo una questione di disagio: la salute pubblica è a rischio, e con essa l’economia delle campagne.

Gli incendi si moltiplicano, divorando ettari di foresta come un fuoco inarrestabile. Gli uomini dei vigili del fuoco combattono senza sosta, ma la natura brucia a un ritmo allarmante, soprattutto lungo le coste mediterranee. Nel frattempo, la terra si secca, le coltivazioni arrancano e l’acqua scarseggia. Gli agricoltori, stretti tra risorse limitate e produzioni in calo, vedono un futuro incerto e teso. In molte zone, la mancanza d’acqua ha già imposto tagli all’irrigazione, un duro colpo per raccolti che rischiano di non bastare più.

Caldo record e siccità: il Mediterraneo sotto assedio

Tra maggio e giugno 2024, le temperature hanno raggiunto livelli mai visti nel bacino del Mediterraneo. In Algeria e Marocco si sono superati spesso i 45 gradi; in Spagna, molte città hanno toccato valori sopra i 40 gradi, una situazione che non si vedeva da decenni. Anche in Italia il caldo ha fatto sentire il suo peso, con giornate consecutive oltre i 38 gradi al Sud e nelle isole maggiori. Grecia e Turchia non sono state da meno, con picchi che hanno superato anche i 42 gradi.

A peggiorare il quadro c’è la quasi totale assenza di pioggia, che fa aumentare il rischio di siccità. La mancanza di precipitazioni, unita ai venti caldi e secchi, prosciuga il terreno, rendendo le zone più vulnerabili a incendi e degrado.

Gli esperti spiegano che dietro questa situazione c’è un forte anticiclone africano che si è spinto verso nord, bloccando le correnti atlantiche. Questo “blocco” atmosferico ha rallentato la circolazione dei venti, facendo sì che il caldo restasse più a lungo e più intenso del solito.

Caldo e crisi: cosa rischiano le comunità del Sud Europa

Il caldo intenso e prolungato mette a dura prova comunità già fragili. Gli anziani e chi soffre di patologie croniche sono i più esposti, con un aumento dei casi di colpi di calore e disidratazione. Gli ospedali hanno registrato un incremento di pazienti con problemi legati al caldo.

In molte città è cresciuto vertiginosamente il consumo di energia per i condizionatori. Per evitare blackout, diverse amministrazioni hanno attivato piani di emergenza. In certi casi, le reti elettriche hanno ceduto, causando interruzioni temporanee.

L’agricoltura e il turismo non sono risparmiati. I raccolti di cereali, ortaggi e frutta calano sensibilmente a causa del caldo e della siccità, mettendo a rischio il reddito di molte famiglie e imprese agricole. Nel frattempo, alcune località turistiche sulla costa registrano un aumento di visitatori attratti dal clima caldo, ma questo fa salire la pressione su acqua e servizi.

Come si muovono le autorità per fronteggiare l’emergenza

Le istituzioni locali e nazionali hanno intensificato le misure per limitare i danni del caldo estremo. In Italia, ad esempio, sono stati potenziati i sistemi di monitoraggio e allerta per gli incendi, con l’uso di droni e satelliti per controllare le foreste. Sono anche partite campagne informative per consigliare ai cittadini come proteggersi dal caldo e riconoscere i segnali di pericolo.

Anche Spagna e Grecia hanno adottato misure per proteggere le riserve d’acqua, promuovendo un uso più attento e cercando di ridurre gli sprechi. Sono in corso progetti per migliorare l’efficienza dell’irrigazione e aumentare la capacità di accumulo dell’acqua, con l’obiettivo di rendere più resistente l’agricoltura.

In questo scenario di emergenza climatica, cresce la collaborazione tra i Paesi europei. Scambi di informazioni e risorse puntano a mettere a punto sistemi di previsione più precisi e a coordinare risposte rapide in caso di crisi ambientali, visto che eventi come questi stanno diventando sempre più frequenti nel Mediterraneo.

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