Otto giorni fa, nel silenzio del Parco Nazionale d’Abruzzo, due sorelle sparivano senza lasciare tracce. Sarah, dodici anni, e Alisya, sedici, si sono allontanate dalla casa famiglia «Off Hope» a Civitella Alfedena. Nessuno le ha più viste, ma gli investigatori non credono a una scomparsa casuale. Qualcosa di più calcolato emerge dagli oggetti spariti dalle loro stanze e dai bigliettini nascosti, piccoli indizi che suggeriscono una fuga pianificata. Nel frattempo, chi indaga cerca di mettere insieme i pezzi di quella notte, per capire esattamente cosa è successo.
Le camere di Sarah e Alisya appaiono inspiegabilmente vuote. Vestiti, prodotti per il trucco e altri effetti personali sono spariti. Non sembra una fuga improvvisata, ma una partenza meditata fino all’ultimo dettaglio. L’idea di portarsi via tutto fa pensare a un piano ben congegnato, non a una decisione presa di fretta o per paura.
La zona è difficile, con animali selvatici e senza una buona copertura telefonica. È difficile credere che due adolescenti si siano avventurate da sole in un posto simile. Per questo si pensa che qualcuno le abbia accompagnate, probabilmente una persona che conoscevano. Le telecamere comunali vicino alla casa famiglia hanno ripreso, nelle ore cruciali, i fari di un’auto: un dettaglio che potrebbe confermare la presenza di un mezzo ad attenderle.
Le ricerche, concentrate nei dintorni e sulle strade che collegano il paese ad altre località, proseguono senza sosta. La speranza che le ragazze siano vive cresce, grazie a queste piste.
Nelle camere delle due sorelle sono stati trovati bigliettini scritti in un linguaggio cifrato, sequestrati dai carabinieri. Secondo le fonti investigative, i fogli contengono simboli e parole che a prima vista non hanno senso, ma potrebbero nascondere messaggi importanti.
Gli inquirenti stanno cercando di decifrarli, convinti che indichino luoghi di incontro, orari o accordi presi prima della scomparsa. La presenza di questi biglietti conferma l’idea che la fuga non sia stata casuale, ma una vera e propria strategia.
Se si riuscirà a capire cosa significano quei messaggi, sarà un passo avanti decisivo per ricostruire i fatti e scoprire chi è coinvolto.
La situazione si complica anche sul fronte legale. La Procura di Sulmona ha aperto due fascicoli: uno per sottrazione di minori contro ignoti e un altro per abbandono di minore nei confronti della responsabile della casa famiglia «Off Hope». Tutto nasce dalla denuncia presentata sabato scorso da Stefano Di Giacinto, padre delle ragazze, che accusa la struttura di cattiva gestione.
Secondo il padre e il suo avvocato, Francesco Ricciardi, il ritardo nel segnalare la scomparsa e la scarsa attenzione hanno fatto perdere tempo prezioso nelle prime ore. La responsabile della casa famiglia, Maurizio Volpini, ha respinto ogni accusa, sottolineando la serietà del lavoro svolto e annunciando che si difenderà nelle sedi appropriate.
Questa vicenda ha acceso i riflettori non solo sulla casa famiglia, ma sull’intero sistema di tutela dei minori. Dai legali della famiglia emergono dubbi: nella struttura non c’erano telecamere di sorveglianza e la denuncia ai carabinieri è arrivata troppo tardi. Un fatto che ha scatenato un dibattito sulle responsabilità degli enti e sull’efficacia delle misure di protezione per i minori affidati.
Dietro la scomparsa delle due ragazze ci sono anche dinamiche familiari complesse. Sarah e Alisya erano state allontanate da entrambi i genitori sette anni fa, a causa di una separazione difficile. Solo pochi giorni prima della fuga, la potestà era stata affidata esclusivamente al padre, con una sentenza del tribunale di Cassino.
La madre, Valentina D’Acunto, vive lontano, a Minturno, e ha espresso un dolore profondo. Tra le lacrime ha parlato di una speranza incerta. Durante le visite autorizzate, le ragazze lasciavano molte lettere, spesso cariche di nostalgia e sentimenti forti. L’ultimo messaggio che la madre ha ricevuto diceva: «Sappi che ti ho voluto sempre bene, senza di te non ce la faccio più».
L’ultimo incontro fisico risale al 17 maggio, mentre una telefonata è stata registrata pochi giorni prima della fuga, il 2 giugno. Gli avvocati della madre lamentano la mancanza di comunicazioni tempestive dopo la scomparsa, un’altra falla in un sistema di tutela fragile.
Le indagini continuano, con la speranza di trovare un filo che porti a Sarah e Alisya. Ogni dettaglio raccolto è prezioso per sciogliere questo mistero.
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